Erano passate più o meno tre ore da quando il corpo dell'acciaieria era stato rinvenuto e almeno due dall'incontro di James con Don Romano, cosa che aveva lasciato il giovane detective con un'ansia terrificante in corpo.
James Morgan, alle cinque di quel pomeriggio, si recò nel laboratorio di medicina legale del dipartimento di polizia di Arkham, dove trovò ad accoglierlo lo strano ometto che aveva visto quella mattina.
«Webber, giusto?», domandò James appena varcò la soglia di quella stanza luminosa e completamente piastrellata.
«Sissignore, signor detective: Gale Webber, per servirla».
«Non serve che tu mi dia del lei, Webber... non siamo così formali da queste parti. Piuttosto, hai già dato un'occhiata al corpo? Notato niente di particolare?».
«Beh,» disse Gale , «un paio di cosine ci sarebbero. Tanto per cominciare è stato impiccato due volte: ci sono segni di strangolamento e bruciature compatibili con la corda che avete trovato sulla scena, ma... ce ne sono due e uno è verdastro, mentre l'altro è violaceo; il che vuol dire che uno dei due è antecedente all'altro.
«La ferita sul palmo, invece, deve essergli stata inflitta tra le due impiccagioni... credo che l'assassino se ne sia ricordato dopo».
«Quindi non è un professionista, giusto?».
«Au contraire, detective: l'assassino sapeva benissimo il fatto suo! Il colpo che ha ucciso quest'uomo era uno solo e precisissimo. Direi che l'arma del delitto è un piede di porco o una barra d'acciaio dai bordi acuminati: lo spigolo ha reciso il midollo spinale e frantumato due vertebre, quindi l'uomo che cerchiamo è molto forte... oppure ha usato una macchina».
«Molto bene, Webber. Poi, hai esaminato la ferita sul palmo destro?».
«Sì, e come prevedibile non ci ho trovato niente... ma adesso arriva la parte interessante: sul lato della caviglia sinistra ho trovato un tatuaggio. All'inizio pensavo fosse legato ad una gang o qualcosa del genere, ma non ho trovato riscontri nel database... controlli le-... anzi, controlla tu stesso e dimmi se ci capisci qualcosa».
Il tatuaggio era molto elementare, semplice; poteva essere stato fatto in dieci o quindici minuti al massimo. Consisteva in cinque punti rossi equidistanti legati tra loro da altrettante linee nere più sottili a formare una stella; al centro della stella c'era un altro punto rosso più grande. James non aveva mai visto niente del genere, ma forse il suo partner sì. Fu così che, mettendo l'esperienza davanti al suo solo intuito, il detective decise che era ora di chiamare Hush e vedere se ne sapesse qualcosa in più.
Senza dire niente, pochi secondi dopo, lasciò la stanza.
«EVANS!», strillò James nella stanza principale del distretto, sperando di essere sentito dal diretto interessato. Ed ecco arrivare Hush Evans poco dopo, a passi lunghi e veloci chiedendo che diavolo stesse succedendo. James gli rispose dicendo di avere delle domande urgenti e perciò iniziò a chiedergli del tatuaggio descrivendolo minuziosamente, ma il collega disse che gli sembrava di non aver mai visto né di aver mai sentito nulla del genere. James non credeva fosse qualcosa di nuovo. Nel profondo sapeva di aver già sentito di quel tatuaggio ed ecco, poco dopo, l'illuminazione.
Chiamò miss Kirsten, la ragazza che lavorava come archivista nel dipartimento, e le chiese di portargli tutti i casi degli ultimi cinque anni che avessero a che fare con tatuaggi misteriosi. La ragazza annuì e corse a spulciare gli schedari.
"Sarà una lunga giornata", pensarono tutti i presenti alla centrale.
Ore dopo tutti i casi erano stati raccolti e James decise di iniziare a cercare, insieme ad Hush, qualche caso che fosse correlato a quel tatuaggio. Purtroppo, come aveva detto Evans, non sembravano esserci precedenti quando all'improvviso il vecchio detective ebbe un ricordo. Vago ma tangibile.
«La "Santa Maria"», disse sottovoce.
James gli chiese di ripetere, ma Evans sembrava diventato di pietra. Poi scosse la testa e disse: «È stato il mio primo caso da detective. La "Santa Maria" era un antico galeone spagnolo, affondato nella baia di Arkham durante la colonizzazione del continente del XVII secolo. Nessuno lo trovò mai ufficialmente, ma ci fu un periodo negli anni '90 in cui ci si andò molto vicini: un forziere mangiato dal mare e coperto di coralli venne ritrovato al molo, ed il suo contenuto era di 1500 dobloni d'oro zecchino. Mentre stava venendo portato al museo, però, il portavalori che lo trasportava sparì nel nulla e l'unica cosa che arrivò al museo fu un biglietto con una faccina sorridente che diceva "Grazie per i dobloni, siamo sicuri ci frutteranno un bel gruzzolo".
«Nella settimana seguente vennero ritrovati i cadaveri di cinque membri della banda che aveva fatto sparire il camion e rubato i dobloni. Tutti avevano alcune cose in comune: il palmo destro tagliato, un doblone d'oro avvolto da un biglietto con una faccina sorridente nella ferita e il tatuaggio di una stella sulla caviglia.
«La stampa diede un nome all'uomo dietro la faccina... lo chiamarono Smiley. Non fummo mai in grado di risalire a lui. Finché un giorno accadde l'impensabile.
«Eravamo tutti impegnati a cercare questo Smiley e sapevamo che era fin troppo furbo per lasciare tracce di ogni genere: indossava sempre i guanti e poi si liberava dei vestiti sporchi di sangue in modo che noi non potessimo rintracciarli. Fu proprio allora che ci stupì tutti, quando mandò un videomessaggio al dipartimento di polizia dicendo di andarlo a prendere alla stazione dei treni. A mezzanotte. Mandammo sul posto tre squadre di poliziotti armati fino ai denti, supporto aereo e una squadra S.W.A.T. pronta ad intervenire.
«Lui era là, in piedi sulla banchina, avvolto da una giacca nera lunga fino alle caviglie ed un cappello nero in testa. Aveva una maschera di ferro che gli copriva la bocca e le guance. Quando gli dicemmo: "ACPD, mani in alto dove possiamo vederle", lui se la tolse rivelando un orribile cicatrice che gli passava la faccia da un'orecchia all'altra passando per la bocca, facendo sembrare che sorridesse. Disse: "Adoro vedere l'espressione che fanno"; poi estrasse una penna dalla giacca, premette il pulsante in cima ad essa e... boom. L'intera stazione saltò in aria.
«Perdemmo 32 agenti quel giorno, ma del corpo di Smiley nessuna traccia; quindi penso si sia disintegrato nell'esplosione... di conseguenza: questo taglio che abbiamo trovato, unito al tatuaggio sull'ultimo cadavere... credo che abbiamo a che fare con un emulatore di quel pazzo criminale».
James era shockato. Quella storia era incredibile e sicuramente era legata al caso che stava seguendo in quel momento... ma allora perché non ce n'era traccia negli schedari? Il caso doveva essere stato insabbiato, ma il giovane detective non aveva idea del perché.
Se Smiley era morto si avrebbe spiegata la mancanza del doblone nel palmo della vittima, ma il tatuaggio faceva immaginare fosse stato comunque un membro della gang. James chiese al suo collega quanti membri della banda originale fossero ancora vivi e di dargli nomi ed indirizzi: sarebbero andati a parlargli il giorno dopo.
«Non c'è bisogno che ti dia l'indirizzo, Jimmy:» disse Evans ridacchiando, «sono tutti quanti a Blackbridge». James inorridì.
Blackbridge era la prigione di massima sicurezza di Arkham, resa tristemente famosa per l'elevato numero di omicidi, suicidi, pestaggi ed orrori di ogni sorta che si erano consumati tra quelle mura. Una volta un prigioniero, probabilmente impazzito per il lungo tempo passato in galera, si tolse un occhio con il cucchiaio da minestra che stava usando per mangiare, buttò il bulbo nella sua zuppa e poi se lo mangiò dicendo: "Manca il sale".
Quel penitenziario non aveva mai visto nessun uomo lasciare i suoi cancelli: in un modo o nell'altro erano tutti morti in carcere e questo era il motivo per cui Evans e Morgan non confidavano molto nel trovare nessuno degli ex-ladri ancora in vita.
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Arkham
Mistério / SuspenseJames Morgan è un detective ancora forte nel corpo ed incorruttibile nello spirito, in contrasto con una città che è tutto tranne che pura. Insieme al suo collega, Hush Evans, il giovane poliziotto dovrà combattere contro una società malata e corrot...
