u n d i c i

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Impuro

Flug si svegliò accompagnato da un senso di malessere terribile: gola secca, naso tappato, ed emicrania; tanto era il dolore che provava, che non riuscì a ben capire dove si trovasse. Pensava infatti di essere nella sua stanza polverosa, accanto alla sua scrivania strapiena di progetti, sul suo letto disfatto ad una piazza... e invece, una volta voltatosi, vide accanto a sé il resto del materasso su cui era... troppo grande; dalle coperte troppo scure.
Lo scienziato si sollevò di scatto, ed iniziò ad osservare la strana stanza ignota in cui si trovava. D'un tratto poi, la porta d'ingresso s'aprì.

"Buonasera Flug, dormito bene?"
Era Black Hat, ed aveva in mano una tazza fumante.

Flug non si stupì tanto per il demone, quanto per la frase che questo aveva detto.
"ASPETTA... Che ore son-". Lo scienziato non fece in tempo a finire la frase, che tutto il caffè ingurgitato, iniziò a risalirgli dallo stomaco; subito il ragazzo si coprì la bocca con la mano, e Black Hat, con una prontezza inquietante, gli mise davanti un secchio preso da chissà dove, dandogli l'occasione di buttar fuori anche l'anima.
Il demone intanto, sedutosi sul ciglio del letto accanto al povero sventurato, iniziò a carezzargli la schiena; aspettò qualche minuto, poi disse, con un tono scuro, che doveva essere di rimprovero, ma suonava più consolatorio:"Non sono poi tanto esperto di umani, ma credo che... questo sia la conseguenza della tua insonnia".

Flug si sentì uno schifo; nonostante il suo corpo gli si stesse rivoltando contro, sentiva comunque il bisogno di alzarsi e di tornare a lavoro; si trattenne con tutte le sue forze, si pulì la bocca con un pezzetto del suo camice, e tentò di calmarsi, guardandosi attorno.

"Questa... è la tua stanza?"

Flug si aspettava qualche parola dal suo capo, ne aveva bisogno, doveva uscire da quel suo impulso di autodistruzione, doveva trovare un appiglio alla realtà... Black Hat però, fece solo un cenno in risposta con la testa, allontanò il secchio ricolmo di vomito con l'espressione più tranquilla di questo mondo, riprese in mano la tazza che si era portato dietro e disse, dandola direttamente in mano al dottore:"Bevi, non voglio farti illudere: fa schifo, ma giuro che ti farà bene".

Il liquido era nerissimo, ricordava quasi un caffè americano, senza zucchero o latte; Flug lo reggeva con ambo le mani, e lo guardava con tanta attenzione, da far sembrare la scena quasi adorabile. Alla fin fine, dubbioso come non mai, egli avvicinò la tazza alla bocca, ed assaggiò un sorso di quella brodaglia...
ORRORE.
Un gusto amarissimo, una consistenza quasi gelatinosa, putrida; lo scienziato non sputò tutto a terra per miracolo, ed in qualche modo riuscì a mandare tutto giù...
DOLORE.
La strana brodaglia bruciava da morire, e marcò tutto il suo percorso, fino allo stomaco.

"MA CHE DIAMINE È?!". Lo scienziato urlò senza pensarci due volte.

"Te l'ho appena detto" rispose l'altro alzandosi in piedi "qualcosa che ti farà stare meglio".

Flug alzò gli occhi al cielo, sospirando. Se quella brodaglia immonda davvero l'avrebbe fatto tornare in piedi, l'avrebbe bevuta fino all'ultima goccia. Per sua grande fortuna, più ne beveva, più il liquido risultava insipido ed indolore; lo scienziato riuscì a ripulire la tazza dopo pochissimo tempo.
"Allora..." c'era una cosa che voleva chiedere ad ogni costo. "Quando potrò tornare a lavorare?"

Negli occhi di Black Hat, balenò un lampo di... delusione, aveva sperato con tutto sé stesso che il suo scienziato avesse imparato la lezione una volta per tutte. Avrebbe tanto voluto farlo ragionare in qualche modo, usare la stessa forza con cui l'aveva rimproverato per motivi futili, in quel momento tanto delicato. Qualsiasi risposta avrebbe dato il demone, sarebbe stata decisiva. No... non doveva spaventarlo, né tantomeno sgridarlo come si fa con i marmocchi.

Claimed [Paperhat translation]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora