«Loro la chiamano maledizione. Ovviamente non ci credo io»
Travis e Connor mi guardavano attentamente mentre io costruivo una macchinina, sopra pensiero.
«Ei, quelle possiamo venderle?» chiese uno dei due indicandola.
Io annuii «Non al campo però, qui non si vendono giochi»
Loro annuirono.
Costruivo automobili giocattolo dalla mattina alla sera, avrebbero potuto aprirci un business.
Sapevo che non mi stavano ascoltando molto: finché non mi facevo condizionare dalla maledizione e gli procuravo merce loro erano a posto.
Percy era sparito e Annabeth era straziata, così tentavo sempre di farla stare meglio.
Buffo, la ragazza con l'animo lacerato che aiuta una ragazza con una piccola crepa.
Ma a me andava bene, avevo imparato che il sarcasmo era un ottima arma e nelle scuole che avevo deciso di frequentare mi era molto utile.
E se il sarcasmo sfociava nel prendere a pugni uno dei miei compagni avevo il piano B: scappare.
In un anno ero scappata da sette scuole diverse, stavo cercando di farmi un record personale.
Mi divertivo a contare tutte le persone che avevo fatto ammattire con la mia lingua implacabile e i miei sguardi fieri, di sfida.
Ma comunque non avevo nessuno, e la cosa faceva davvero tanto male.
I miei fratelli erano distrutti dalla "Maledizione della Casa Nove", cosa a cui io non credevo assolutamente.
Ma la sera, quando si sedevano sul letto e io mi piazzavo nel centro della stanza tirando fuori il mio arsenale di battutine e discorsi assurdi, loro sembravano più tranquilli.
La casa di Efesto aveva visto giorni migliori, ma non potevo perdere anche loro.
Ormai non avevo più nulla per cui lottare, avevo perso me stessa, ma potevo ancora aiutare gli altri.
Non sapevo più come mi sentivo, l'importante era come si sentivano gli altri.
Avevo rinunciato alla felicità, era un mito ridicolo a cui non credevo più da molto tempo.
Finché un giorno Annabeth non corse nell'arena, completamente trafelata, cercandomi senza sosta.
«Ei ei, raffredda i motori Chase» la bloccai. Come la guardai negli occhi capii che era qualcosa di serio.
«Ho fatto un sogno» disse e dal suo tono capii l'argomento: Percy.
Mi raccontò di Era che le diceva dove andare e cosa cercare: un ragazzo con una scarpa sola al Grand Canyon.
«Emh, non per remare contro Abuela Divina, ma non è giusto un po' folle?» chiesi appoggiandomi alla spada come se fosse un bastone.
Lei sospirò «Sì, ma se questo ragazzo può aiutarmi a trovare Percy...»
«Mhh-mmh» annuii con aria poco convinta, come se stessi guardando qualcuno mezzo folle «e tu vuoi affidarti ad un tipo monopiede per ritrovare l'amore della tua vita. Certo che qui Afrodite in pasta oltre alle mani ci ha messo pure la testa, anzi, le scarpe»
Lei mi guardò esausta ma comunque con espressione assassina e io alzai una mano dalla spada «Okay, torno seria»
«Grazie»
Ci pensai su un attimo.
«Dovresti andarci per via aerea, è la più rapida»
Lei annuì «Will ha detto che mi presterà la sua biga»
«Quel figlio del sole mi piace sempre di più» ridacchiai, ma lei non sembrava in vena di risate.
Ripresi la spada e feci per attaccare il manichino, ma a metà di un fendente mi bloccai e mi voltai verso di lei, puntandole contro la spada con noncuranza.
«Oh e portati dietro Butch. È il migliore» dissi e lei annuì.
Tornai ad attaccare il manichino.
Promemoria, chiedere a Mitchelle di rasarmi i capelli, crescono come liane.
«Oh e Lola»
Mi voltai verso Annabeth che stava già per uscire dall'arena.
«Grazie di tutto, davvero»
Io le sorrisi «Soy siempre aquí, amiga»
Restai di nuovo sola e mi concentrai sul manichino.
Un ragazzo con una scarpa sola, questa sì che mi era nuova.
Abuelita stava un po' dando i numeri, ma dopo millenni di lavoro glielo si poteva perdonare.
Anche se penso che mio padre non sarebbe stato molto d'accordo.
Mi fermai e guardai verso il cielo.
«Oh abuela, abuela, perché te la prendi tanto con quella povera chica?»
Il cielo tuonò.
«Perdona me Zeus, ma quando tengo razón, tengo razón»
Non ero sicura che gli dei parlassero spagnolo, ma con qualcuno dovevo pure parlarlo e visto che i miei amici non ne capivano niente mi sfogavo con gli dei.
Dal bordo dell'arena qualcuno mi chiamò.
«Forza tortilla, vieni a mangiare» gridò Will Solace.
Io gettai a terra la spada e gli sorrisi «Stai davvero usando parole spagnole a casaccio?» chiesi ridendo mentre mi avvicinavo.
«Certo, io posso todo» scossi la testa ridendo e gli diedi una leggera spinta.
«Forza ragazzo del sole, che dopo a basket ti spezzo le ossa»
E così mi incamminai verso la mia cena con il mio migliore amico.
Dopo Luke, Will ha capito che avevo bisogno di un aggiustata e devo dire che lui se l'è cavata.
Mi aveva guarita quando sono caduta dal cielo, avevo grande fiducia in lui.
Forse non ero sola come volevo credere.
Eppure sentivo sempre la mancanza di un certo tipo di affetto, un tipo di amore che Will non poteva darmi.
In realtà nessuno poteva darmi l'affetto che cercavo.
Mi manchi, hermanito.
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||La Figlia Del Fuoco|| Completa ||
Fanfiction|Cosa cambierebbe se Leo Valdez avesse una sorella?| Lola Valdez, una ragazza forte e che porta un grande dolore dentro, con un passato doloroso, un presente complicato e un futuro ingrato. Una ragazza con un dono nascosto a tutti e uno spirito imba...
