«No, è un drago»
«Lola devi smetterla si vedere draghi ovunque»
Lo guardai male mentre Annabeth rideva.
«Tu cosa sghignazzi, che vedi solo libri»
«Non è vero, lei vede solo colonne greche, frontoni e qualunque cosa c'entri con l'architettura» mi corresse Luke e io ruotai gli occhi.
«Sai quanto cambia»
Eravamo stesi nei campi di fragole a guardare le nuvole e, anche se non lo avrei mai ammesso, effettivamente vedevo solo draghi in quelle forme senza bordi definiti.
Doveva essere una passione di famiglia, Leo disegnava sempre una grande nave con una testa di drago come polena quando era piccolo.
«Lola?»
«Sì?»
«Ti manca mai?»
Non risposi subito.
Non c'era bisogno che le chiedessi chi, noi tre ci capivamo molto più di quanto pensassero gli altri.
Avevamo perso tutti e tre qualcuno di molto caro: loro due un amica e io la mia famiglia.
«Sempre.» risposi prendendo un profondo respiro «Lo vedo ovunque. Nelle nuvole, negli attrezzi, nelle piccole macchinine che mi ostino a costruire...»
Feci un sorriso spontaneo.
Nonostante non avessero più uno scopo, io continuavo a costruire piccole automobili giocattolo e mi immaginavo il faccino sorridente di Leo se le avesse viste.
Una piccola parte le regalavo ai bambini più piccoli lì al campo, che erano sempre entusiasti di avere giochi nuovi. Ma la maggior parte le tenevo su una mensola sopra il mio letto, che potevo chiudere e aprire nel caso non avessi voglia di vederle tutte lì.
Persino il mio letto l'avevo rimodernizzato, in modo che avesse la forma di un auto. Lo so, sembrava il letto di un bambino piccolo, ma era l'unico modo che avevo per non dimenticarmi di Leo.
«E poi mia madre...» continuai distogliendo l'attenzione dalle macchinine e dalla fama che mi stavo facendo al campo come migliore costruttrice di giocattoli tra tutti i semidei «lei invece la vedo ogni volta che mi guardo allo specchio»
Era una sofferenza alla quale non volevo abituarmi, anche se lentamente lo stavo facendo.
Ogni volta che mi guardavo allo specchio vedevo un misto tra Leo e mamma. L'immagine aveva i loro occhi, i capelli di Esperanza Valdez, ma tagliati in una maniera molto più alla Leo, se non fosse per la parte rasata, l'unica cosa in puro stile Lola.
Poi quell'immagine aveva lo stesso sorriso furbo e da combina guai di Leo, le stesse fossette di Esperanza, le mani sempre sporche di nero come le loro, le occhiaie di chi lavora fino a notte fonda.
Il mio riflesso era un sosia un po' cambiato di Esperanza da piccola, o la versione femminile di Leo, solo più grande.
Da una parte non volevo vedere loro ogni volta che mi specchiavo. Per questo mi ero rasata, o portavo al collo quella piastrina che mi ero incisa io stessa.
Ma dall'altra era come tenere nel portafoglio una foto per non dimenticarli mai.
In quel momento, pensando quelle cose, tirai fuori dalla tasca l'unica foto che mi era rimasta della mia infanzia, foto che mi ero ritrovata in tasca quando ero caduta dal cielo.
«È tuo fratello?» mi chiese Luke guardando la foto.
«Sì» annuii.
Nella foto un Leo di 2/3 anni rideva giocando con la schiuma dentro la vasca da bagno, mentre una piccola me sui cinque anni gli insaponava i capelli con aria seria ma divertita allo stesso tempo.
«La scattò mia madre. Io avevo cinque anni circa, mentre mio fratello era sui tre.» spiegai ricordando la risata di Leo e i suoi versetti infantili mentre giocava con la macchinina in mezzo alla schiuma.
Ma quella foto era di più per me.
Quella era stata l'ultima volta in cui avevo scatenato se pur in maniera ridotta, il mio potere del fuoco.
Erano forse più di sei anni che non accendevo nemmeno un fiammellina sulla punta del mignolo.
E dopo la ragione che aveva provocato la morte di mamma -e forse anche di Leo- non avevo intenzione di riprovarci.
Mai più.
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||La Figlia Del Fuoco|| Completa ||
Fanfiction|Cosa cambierebbe se Leo Valdez avesse una sorella?| Lola Valdez, una ragazza forte e che porta un grande dolore dentro, con un passato doloroso, un presente complicato e un futuro ingrato. Una ragazza con un dono nascosto a tutti e uno spirito imba...
