Annabeth aveva sempre descritto i mesi passati con Percy come qualcosa di unico, di magnifico.
La chiamava la sua "ancora di salvezza", cosa ironica a dirla tutta.
Non ero mai riuscita a capire a fondo quelle parole, il pensiero che un ragazzo potesse renderti così felice e fiduciosa nel mondo era qualcosa di totalmente estraneo a me.
Con Luke non mi ero mai sentita così, in fin dei conti. Sì, ero felice, ma non così felice.
Ora riuscivo davvero a comprendere il significato delle parole della figlia di Atena. Capivo perché in quei mesi passati con il ragazzo aveva sempre il sorriso, era così positiva e ottimista verso tutto.
Con Mitchelle ero così felice che ogni tanto temevo che anche io lo potessi veder sparire, per essere spedito in qualche campo semi ostile privo di memoria.
Tutto ciò ovviamente non accadde.
Percy Jackson era Percy Jackson, e per quanto fantastico potesse essere ringraziavo gli dei di non avere un ragazzo così famoso e "strabiliante".
Nessuna divinità aveva mai provato ad uccidere ripetutamente Mitchelle ed ero abbastanza certa che Era non gli avrebbe mai prestato la minima attenzione.
E a me andava benissimo.
Dall'altra parte, credevo che fosse lui quello più preoccupato per queste cose.
Insomma, la ragazza caduta dal cielo, sopravvissuta ad un incendio, sparita dalla circolazione per un intero anno, con un potere strabiliante ma raro e pericoloso.
Di sicuro tra i due ero io quella che attirava più l'attenzione, facendo conto che ero spuntata dal nulla dopo otto anni di campo dicendo "Hey, so prendere fuoco!".
Ma anche se il mio arrivo al campo rimaneva una delle leggende preferite dai ragazzi, nessuna divinità aveva mai manifestato particolare interesse verso di me.
E se l'unico modo per avere gloria era suscitare la curiosità di dei che nel tempo libero si divertono a giocare con poveri semidei...be, ero contenta di non avere un briciolo di fama.
Nessun mostro avrebbe mai riconosciuto il mio volto fuori dal campo.
E a me andava benissimo.
Anche quando ci avvertirono che i romani, i semidei del Campo Giove, stavano marciando contro di noi, preparandosi ad uno scontro sanguinoso e assolutamente non equo io non persi il sorriso.
Insomma, avevo costruito un carro armato una volta, una guerra imminente era un'ottima scusa per dare sfogo alla mia mania per le armi da guerra.
Forse sarei riuscita a convincere Chirone a farmi ricostruire la mitragliatrice.
Quel giorno mi ero presa una pausa dalle armi e dalle trappole anti-romani e sedevo sul Pugno di Zeus insieme al mio ragazzo.
«Credi che i romani ci attaccheranno davvero?»
Io alzai le spalle. «Non ho mai conosciuto i romani, non saprei dirlo. Da quello che ha detto Percy a Chirone quei tizi sono davvero arrabbiati, però.»
Mitchelle si fece cupo e scrutò il cielo come aspettandosi che i romani arrivassero in quel momento all'orizzonte.
«Siamo entrambi in guerra, se Gea vince moriremo tutti, greci e romani, a lei non cambia nulla. Dovremmo lavorare insieme, non come nemici.»
Io sospirai e incurvai le spalle. «Non penso che i romani ci ascolterebbero se andassimo a dirgli queste cose. Penso che gli piaccia andare in guerra.»
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||La Figlia Del Fuoco|| Completa ||
Fanfiction|Cosa cambierebbe se Leo Valdez avesse una sorella?| Lola Valdez, una ragazza forte e che porta un grande dolore dentro, con un passato doloroso, un presente complicato e un futuro ingrato. Una ragazza con un dono nascosto a tutti e uno spirito imba...
