«Mi hanno detto che è un potere pericoloso» bisbigliò lui, quasi avesse paura che la fiamma che gli danzava sul palmo potesse sentirlo e offendersi.
«Già, mi sono informata. Ho sempre pensato che fosse qualcosa che era meglio tenere nascosto»
A
lzai anche io il palmo della mano e mi concentrai. L'ultima volta che avevo provato a fare una cosa del genere avevo circa cinque anni, il che voleva dire che erano dodici anni che non ci provavo.
Ma la fiamma si accese comunque, illuminando il mio viso e gli alberi intorno a noi.
Eravamo nel bosco, avevamo ritenuto che quello fosse il posto più adatto a parlare.
E poi Leo voleva ritrovare il drago che la Casa Nove aveva perso e io volevo assicurarmi che partisse per quella ricerca ben attrezzato.
Perderlo di nuovo per uno stupido dragone di metallo era assolutamente fuori discussione.
«E nessuno lo sa?»
«Sei la prima persona a cui lo mostro» risposi guardando il fuoco con aria cupa. Non mi fidavo di quel potere e il fatto che venisse dal mio corpo mi rendeva inquieta.
Ma avevo sempre giurato a me stessa che Leo sarebbe stato il primo a saperlo, che quello doveva essere il nostro segreto. Lui sarebbe probabilmente partito per un impresa il giorno seguente e dovevo assicurarmi che non fosse un illusione, prima di vederlo sparire un'altra volta.
Leo sembrò leggere i miei pensieri. Mi prese le mani e mi guardò negli occhi «Non ti abbandonerò mai più, te lo giuro. Questo è il mio destino, ma appena questa stupida missione sarà finita io sarò di nuovo a casa. Di nuovo da te»
Io sorrisi «Como una familia?»
«Como una familia»
Gli spostai un ricciolo scuro dietro l'orecchio e sorrisi.
«Mamma sarebbe fiera di te»
Vidi i suoi occhi scintillare di dolore e tristezza, ma anche di speranza. Sapevo come si sentiva, condividevamo lo stesso dolore dallo stesso numero di anni. Entrambi avevamo trovato qualcosa che nascondesse alle altre persone i nostri veri sentimenti, ma tra di noi non potevamo mentirci, ci conoscevamo troppo bene.
Guardai l'orologio che avevo al polso e vidi che era ormai tardi. In mezzo al bosco si perdeva facilmente la cognizione del tempo dato che il buio regnava anche durante il giorno.
«Ti lascio alla tua impresa Leo» disse alzandomi del terreno. Lui mi imitò a malincuore.
«Trova quel drago e fagli vedere di che pasta siamo noi Valdez»
Quelle parole lo fecero ridere, mi sembrava di essere mamma.
Mi voltai e feci per uscire dal bosco, ma lui mi trattenne per un polso.
Mi fece voltare e mi guardò negli occhi. Poi mi lasciò in bacio sulla fronte «Ti renderò fiera di me»
Io sorrisi e lui mi lasciò andare.
Mi voltai di nuovo e mi mossi verso l'esterno della foresta. Dopo pochi passi mi voltai e vidi la sua sagoma sparire dalla parte opposta.
«L'hai già fatto Leo, l'hai già fatto»
Il vento si portò via il mio sussurro e io me ne andai.
Fuori dal bosco, Mitchelle mi aspettava con aria preoccupata.
Mi ritrovai a pensare che era davvero carina come cosa e che avrei tanto voluto dargli un bacio per mostrargli la mia gratitudine.
Mi sorpresi, non avevo pensieri del genere da moltissimo tempo.
Che il ritorno di mio fratello mi avesse davvero cambiata levandomi tutto il dolore che mi impediva di vivere davvero?
«Lola! Ti stavo cercando» il ragazzo mi corse incontro e io gli sorrisi.
«Ero con Leo, scusami»
Lui sembrava sollevato.
«Andiamo?»
«Dove?»
Lui cominciò ad imbarazzarsi «Alle, emh, cabine. Volevo...solo essere sicuro che tu stessi bene»
Il mio sorriso si trasformò in una risata, una sincera e divertita come non ne facevo da anni. Lui mi guardava incantato, sorpreso di sentire quella risata tanto quanto me.
«Sei bellissima quando ridi»
Quelle parole spezzarono l'aria.
Smisi di ridere e abbassai lo sguardo, spostandomi i ricci dietro le orecchie. Riuscivo a percepire il suo imbarazzo.
«Andiamo?»
«Sì»
Le nostre cabine erano una di fronte all'altra -la Nove e la Dieci- così ci fermammo in mezzo allo spiazzo tra le varie case.
«Allora...buonanotte»
«Grazie Mitchelle»
Gli misi una mano sulla spalla e lo feci piegare verso di me, lasciandogli un bacio sulla guancia.
Poi mi voltai e me ne andai nella mia cabina come se nulla fosse.
Quando entrai nella Casa Nove appoggiai la schiena alla porta e chiusi gli occhi prendendo un grosso respiro. Mi resi conto che stavo sorridendo.
«È ancora là»
«Cosa?» mi voltai verso Nyssa che stava appostata alla finestra, la luce della luna che le rischiarava il viso.
«Il figlio di Afrodite, Mitchelle, è ancora là. Guarda verso la nostra cabina con una mano sulla guancia»
«E un sorriso da ebete» aggiunse Harley, sotto l'altra finestra.
Gli scompigliai i capelli «Tu zitto che sei piccolo e non puoi capire»
«Oh, nemmeno tu capisci cosa ti sta succedendo» si intromise Jake. Poi mi guardò con un sorriso «Ma è fantastico. Sembri un'altra persona, pensavo non ti avrei mai vista così di nuovo»
Mentre mi infilavo sotto le coperte pensavo a quelle parole.
Avevo ritrovato mio fratello. Ero davvero felice.
Forse la maledizione di Lola Valdez era stata spezzata.
Lanciai un'occhiata fuori dalla finestra. La porta della Casa Dieci si stava richiudendo.
Mitchelle.
Mi addormentai con il suo nome impresso nella mente, pensando a cosa aveva detto. Solo allora mi ero davvero resa conto di ciò che era successo.
"Sei bellissima quando ridi"
Non ero pronta ad un altro Luke.
Ma lui non era Luke, no?
Lui era Mitchelle.
E io volevo davvero crederci.
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||La Figlia Del Fuoco|| Completa ||
Fiksi Penggemar|Cosa cambierebbe se Leo Valdez avesse una sorella?| Lola Valdez, una ragazza forte e che porta un grande dolore dentro, con un passato doloroso, un presente complicato e un futuro ingrato. Una ragazza con un dono nascosto a tutti e uno spirito imba...
