Fui probabilmente l'unica a non stupirmi quando Leo la mattina dopo atterrò nel prato in groppa ad un'enorme dragone alato.
Ecco, forse le ali furono l'unica parte a stupirmi, ma per il resto avevo enorme fiducia in mio fratello.
"Ti renderò fiera" mi aveva detto. E l'aveva fatto davvero.
Mentre planava sopra la folla che urlava mezza impaurita e mezza estasiata e io indicai il drago metallico e tirai fuori tutta la mia voce.
«Quello è mio fratello!»
Leo scese ed atterrò sull'erba come se fosse appena sceso dal letto, guardandoli tutti come se fosse un'abitudine di tutti i giorni cavalcare un'enorme lucertola sputafuoco.
Io gli corsi incontro e lo abbracciai.
«Sono fiera di te, hermanito» gli sussurrai sorridendo.
Quanto scossi l'abbraccio vidi i suoi occhi luccicare.
Capivo cosa si provava a trovare una famiglia -la tua vera famiglia- e scoprire come ci si sente ad essere apprezzati, a ricevere delle attenzioni per qualcosa a cui abbiamo lavorato molto.
In poco tempo la situazione di fece confusa e incasinata, dato che Piper, Leo e il biondino figlio di Zeus dovevano partire. Avevano poco tempo, gli dei avevano una veda passione per le scadenze, sopratutto se era praticamente impossibile rispettarle.
Nella fretta e nella confusione riuscii ad abbracciare mio fratello un'altra volta.
«Stai attento, ti prego»
Lui mi sorrise.
Avrei potuto guardare quel sorriso per tutta la vita.
Diede un colpetto al muso del drago e gli parlò come se fosse un vecchio amico «Hey Festus, saluta la zia Lola»
Il drago mi investì in pieno con il muso caldo, cigolando allegramente.
«Bello, bello» risi grattandogli dietro l'orecchio metallico e aggrappandomi al collo di latta per non cadere.
Poi rivolsi di nuovo l'attenzione a mio fratello. Cercai per qualche istante nelle tasche e poi tirai fuori un orologio da polso a cui avevo lavorato tutta la notte. Sul quadrante c'era l'immagine di una macchina da corsa in fiamme.
«Tienilo» dissi mettendolo nel palmo di mio fratello e chiudendo le sue dita sotto le mie «Ti ricorderà di me e se avrai bisogno di comunicare» alzai il mio polso mostrandogli un orologio identico.
Schiacciai un pulsantino al lato più volte, formando un messaggio in morse. Il suo orologio tremava a ritmo, riproducendo il messaggio:
Ti voglio bene.
«Forte!» esclamò lui. Poi trafficò con l'orologio e sentii il mio cinturino vibrare:
Ti voglio bene anche io.
Sorridi e gli accarezzai il viso.
«Buona fortuna Leo e ricordati: qualunque cosa succeda noi siamo Valdez»
Era una frase di nostra madre. Lui sorrise e ci abbracciammo l'ultima volta.
Una volta partiti un'infinità tristezza mi travolse, così mi portai fuori dalla folla, fino all'Arena, e sguainai la mia vecchia e fedele spada.
Combattere mi distraeva, facendomi concentrare su cose meno dolorose e utili per la mia preparazione.
«Sorridi e combatti? Ora capisco perché i giganti si stanno risvegliando»
Mi voltai e vidi Will appoggiato ad un manichino. Sorrisi di rimando e continuai il mio combattimento unilaterale.
«Ho ritrovato mio fratello, pensavo non sarei mai più stata felice»
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||La Figlia Del Fuoco|| Completa ||
Fiksi Penggemar|Cosa cambierebbe se Leo Valdez avesse una sorella?| Lola Valdez, una ragazza forte e che porta un grande dolore dentro, con un passato doloroso, un presente complicato e un futuro ingrato. Una ragazza con un dono nascosto a tutti e uno spirito imba...
