Una serata "Amichevole"

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P. O. V. ‘s Liam
Quella mattina , ricevetti una chiamata da Tanya. Io e lei, ritrovati il giorno dell' incidente di Thomas, in ospedale, decidemmo di tenerci in contatto.
Lei mi disse anche che mi avrebbe telefonato per invitarmi a una sera tra amici. Non credevo che questo sarebbe successo così presto e soprattutto quella sera.
<< Dai ci divertiamo! >>
<< E dove andiamo? >>
<< Non so. >>
<< Non lo sai? >>
<< Liam, fidati di me. Sarà una serata speciale! >>
Così accettai, anche se non ero sicuro che camminare in giro per la città senza sapere dove andare mi avrebbe aiutato a scordare l' accaduto. Il lato positivo è che non ero costretto a passare la serata a casa con Adam. E poi, uscire di nuovo con Tanya mi eccitava.
Adam non era ancora tornato da scuola, quando lei mi venne a prendere, quindi decisi di lasciargli un bigliettino formale per avvisarlo della mia assenza. L'idea che quel pezzo di carta l' avrebbe letto lui mi spaventava. Dopo averlo scritto controllai una decina di volte che non ci fossero errori di ortografia, poi lo lasciai sul tavolo.
<< Sei splendido!>> mi disse la mia amica nel momento in cui mi vide. Il solito di Tanya. Mi mettevo un jeans e una maglietta semplice e a lei si illuminavano gli occhi.
Uscimmo. L' aria che si respirava era deliziosa. Da quando ero arrivato in quella città non avevo mai avuto l' occasione di visitarla per bene. Non sapevo quali erano i bar più frequentati né i quartieri più popolari.
<< Tanya? >> lei si voltó verso di me. Stavamo camminando attraverso una strada che si ergeva vicino a un piccolo parco.
<< Dove stiamo andando? >> avrei voluto starmene zitto, e per una volta lasciarmi andare al caso, al destino, come diceva lei tanto tempo fa, così mi aspettai una risposta vaga che non sarei riuscito a capire. Ma lei  sorrise e disse:
<< In un locale molto prestigioso! >> mi prese per mano e camminammo per un bel po’, prima di arrivare al centro della città. Non avrei mai pensato che una città piccola come quella potesse mai avere dei bar “ prestigiosi “ ma ovviamente lei era Tanya e quando entrai nel bar gay sulla strada davanti a diversi palazzi blu, rimasi basito.
Non ero mai entrato dentro uno di quei posti e in tutta la mia vita non avrei mai pensato di vederne uno.
C' erano ragazzi dovunque si guardasse. Alcuni seduti a chiacchierare, altri invece cercavano di flirtare con i barristi, e altri ancora non si facevano scrupoli a ballare mezzi nudi a ritmo di una musica piuttosto orribile.
<< Tanya… >> lei strinse forte la mia mano.
<< Liam, ti presento il locale più prestigioso di tutta la città. >>

<< Perché siamo qui? >> chiesi impaziente afferrando un altro bicchiere di acqua naturale che avevo chiesto, guadagnandomi l' occhiata sorpresa del barista.
<< Sono quattro volte che chiedi la stessa cosa. >> rispose Tanya anche lei prendendo un bicchiere, pieno di vodka però.
Mi sentii subito un perfetto idiota. Mi aveva invitato ad uscire, non ci incontravamo da tanto e quello era sicuramente un disturbo per lei.
<< Scusami, solo che… >> cominciai a dire, ma Tanya schiantò violentemente il suo dito sulle mie labbra impedendomi di dire un'altra parola.
<< La senti? La musica? È bellissima. >> non mi accorsi che la musica era improvvisamente cambiata. Ora il ritmo era concentrato sulla cover di una vecchia canzone pop.
Mi guardai intorno. Tutti iniziarono ad alzarsi dai loro tavoli, i ragazzi che un attimo prima stavano flirtando, ora portavano le loro conquiste sulla pista.
<< Vieni con me. >> Tanya abbandonò la mia bocca e mi trascinò nella folla.
Era tanta gente. Troppa gente. Entrare tra di loro e ballare come ad un matrimonio era impossibile, infatti tutti si strusciavano su tutti. Mi chiesi se Tanya si sentisse a disagio tra tutti quei ragazzi. O forse ero io quello imbarazzato?
<< Dai! Sciogliti un po’! >> gridò lei. La musica era diventata altissima e pochi minuti dopo mi ritrovai nel bel mezzo della folla e completamente all' oscuro di dove fosse Tanya.
Mi pentii di essere spaventato e aprii gli occhi. Basta. Basta essere così. Ero circondato da ragazzi terribilmente carini e sexy, diamine! Forse anche più belli di Adam.
Cominciai a muovere il mio corpo al ritmo della musica. Era difficile, con tutte quelle persone, ma non mi importava.
In quel momento scordai tutto. Adam, Tanya, lo studio… Non mi interessava.
Subito dopo ci fu un contatto caldo sulla mia schiena. Qualcuno mi prese per i fianchi e accompagnò il mio corpo a ballare. Arrossii violentemente, mentre la figura cominciò a baciarmi il collo.
Cosa cazzo sta succedendo?! Pensai. Ero troppo preso dalla musica per staccarmi o fare qualunque altra cosa che non era pomiciare con uno sconosciuto in un luogo pubblico. Ma guardandomi per la centesima volta intorno capii che alcuni stavano facendo peggio, molto peggio.
E poi, non avrei potuto allontanarmi dato che ero soppresso da persone dovunque mi girassi.
Lo sconosciuto-stupratore-sexy-o-quello-che-era continuò a baciarmi il collo per un paio di minuti, poi non ce la feci più e gli chiesi gridando chi fosse.
<< Che ti importa? >> mi rispose lui sussurrandomi nell' orecchio per poi baciarlo. In tutta quella situazione, i miei pantaloni erano diventati stretti e lo Sconosciuto sembrò accorgersene perché mi fece voltare verso di lui, aderendo i nostri corpi più di prima. Io ero ormai diventato un peperone. Alzai la testa verso di lui ed effettivamente, sì, era davvero sexy.
Una massa di capelli ricci dorati gli copriva la testa per poi scendere sulla sua fronte e ricoprire quasi quegli occhi blu intensi.
Per un attimo il mio corpo smise di muoversi, incantato dal vedere quella bellezza vicinissimo ad esso.
<< Che c’è? Non balli più? >> mi gridò allora lui, così io abbassai la testa e ricominciai a scuotermi a ritmo di musica.
Le mani di lui erano arrivate a un punto cruciale, oltre i miei fianchi. Sussultai quando sentii una forte presa stringermi il sedere e fu in quel momento che tornai alla realtà.
Fu in quel momento che mi tornò in mente Adam, la sua faccia, il suo corpo, la sua gentilezza. E quel pensiero si espanse per tutta la mia testa( come al solito ) facendomi immediatamente staccare da lui.
Cercai in tutti i modi di liberarmi da quelle mani e attraversare la folla in modo da arrivare alla porta di uscita di quel maledetto locale. Quando ci riuscii, lui sembrò non accorgersene, come se non fosse successo niente, intento ad attaccarsi come un parassita a un altro ragazzo.
Non cercai Tanya, non ne avevo voglia. In quel momento volevo solo uscire da quel bordello. Così andai all' aria aperta, dove la musica assordante si affievoliva e si poteva muoversi senza essere schiacciato.
<< Stanco di quel baccano? >> una voce dietro di me mi fece sussultare. Un ragazzo dai capelli scuri e con addosso una giacca di pelle troppo pesante per quel periodo, mi guardava attentamente, intento a fumarsi una sigaretta.
Io aspettai un minuto prima di rispondere, ero ancora confuso per quello che era successo.
<< Si. >> dissi alla fine.
Lui si avvicinò a me gettando la sua sigaretta in un angolo della strada. Per un momento pensai di indietreggiare ma poi rimasi fermo dov' ero, anche se quel ragazzo non prometteva nulla di buono. Non so se era la sua faccia tenebrosa oppure la sua esagerata giacca di pelle.
<< E tu? >>  non so nemmeno perché lo chiesi, forse il motivo era che avevo bisogno di parlare con qualcuno, ma perché proprio lui? Avrei potuto cercare Tanya.
E invece no, stavo avendo un contatto con l' ennesimo sconosciuto. Dio mio lo so che vuoi donarmi amici, ma preferisco la compagnia di Jon Snow.
<< Il barista mi dava fastidio. >> rispose lui. Il suo atteggiamento era terribilmente freddo ma anche attraente.
<< Perché? >> chiesi. No perché sto parlando ancora con te questa è la vera domanda. Mi pentii.
<< Voleva che gli facessi un pompino. >>
Detta quella frase, pensai subito a una scusa valida per allontanarmi da lui.
<< Cosa c’è? >>
<< Niente. >> alla mia risposta, cominciò ad avvicinarsi sempre di più. I suoi occhi neri mi guardarono dalla testa in giù, come per cercare qualcosa.
<< Dì un po’. Tu che ci fai qui? Non sembri un tipo da bar gay. >> infatti non lo ero. Volevo andarmene di lì. E anche se a casa sarebbe stato un disagio con Adam, non mi importava. Volevo andarmene e basta.
<< Non lo sono. Ora devo andar… >> non riuscii a finire la frase che lui mi offrì subito una sigaretta dal suo pacco.
<< Ti va una? >> non avevo mai fumato in vita mia e in realtà non ci avevo mai pensato. Da piccolo vedevo mia madre fumare, quindi ero cresciuto in mezzo a pacchetti di sigarette ma mai ho osato provarne una.
<< Non fumo. >>
Lui allora rise.
<< Lo Immaginavo. >> era strano vederlo ridere. Anche se lo conoscevo da neanche cinque minuti, mi era sembrato un tipo troppo tenebroso per farsi una risata.
<< Come ti chiami? >> mi chiese poi allontanandosi da me e tornando alla posizione di prima.
<< Liam. >>
<< Mark. >> disse accendendo un'altra sigaretta. L' odore del fumo mi investì completamente. Fu in quel momento che la porta del locale si spalancò, facendone uscire una Tanya ubriaca che sprizzava energia da tutti i pori.
<< LIAM! NON PUOI IMMAGINARE COSA HO FATTO STAS… >> così inciampò su un sasso e io cercai di sorreggerla. Forse non era proprio energica.
Il ragazzo mi continuava a guardare intensamente mentre appoggiava le labbra alla sigaretta per poi lasciarla andare cacciando fumo a raffica.
<< Tanya, andiamo a casa. >> le dissi dolcemente io e lei annuì ancora appoggiata a me. Era davvero stanca. Vederla in quello stato mi ricordava mia madre.
Quando stavo per incominciare i miei flashback abbastanza tragici, il ragazzo mi fermò il polso prima che potessi andarmene, infilando nella tasca del mio pantalone un pezzetto di carta stropicciato.
Fatto questo, mi fece l' occhiolino e tornò a fumare.
Accompagnai Tanya a casa sua, poi tornai nella mia dimora, ovvero la dimora del disagio più totale. Dopo un po’ di strada guardai l' orologio e mi accorsi che era tardissimo, il che era impossibile trovare Adam in piedi. Alla fine, forse l' incontro con quel ragazzo era servito.
Aprii la porta di casa lentamente, cercando di non farmi sentire, non avrei mai pensato di assistere a uno spettacolo del genere. Due ragazzi, avvinghiati l' uno all' altro sul divano del salone, si stavano baciando.
<< Scusatemi! >> esclamai prima di accorgermi che uno dei due ragazzi in questione era Adam.
Il mio cuore ormai era distrutto. Basta. Basta. Basta.
Mi chiusi in camera e cominciai a spogliarmi e a mettermi il pigiama frettolosamente, intento a passare la notte insonne, quando il biglietto di Mark scivolò dalla tasca dei miei pantaloni appena li rovesciai.
Quando lo lessi, rimasi basito. Era il suo numero.




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