P. O. V.’ s Liam
Una tragedia capita a tutti. Soprattutto se sei un ragazzo gay in piena fase ormonale. Io l' ho vissuta. E, a chiunque stia leggendo questa storia, se l' avete vissuta anche voi, allora potete capirmi.
Quello che la parola “ tragedia “ può significare per alcune persone è la morte di una persona cara, una rapina pesante e tante altre cose diciamo “ tragediose”.
Ma quello che IO reputo una tragedia è essere rifiutato da qualcuno a cui tieni tanto, ma veramente, veramente tanto.
E la cosa peggiore non è il rifiuto, ma il peso di quel maledetto ricordo che ti rimbomba nella testa, la costante sensazione di rimorso, di pentimento. La frase che si ripete come un disco rotto : Non avrei dovuto farlo.
E poi c’è anche il disagio che si crea tra te e quella persona dopo il rifiuto.
Insomma, una tragedia.
Quello che Adam mi disse dopo la mia disperata e alquanto brutta dichiarazione, fu architettata così bene da non offendere che lo fece veramente.
Perché niente è più “ tragedioso “ di quando alla fine di un lungo discorso per friendzonare c’è quel grande mi dispiace che solo i disperati vogliono , dove la compassione di quella persona ti colpisce come se fosse una bomba e tu una nave. E sì, alla fine la nave affonda.
<< Mi dispiace. >>
No. Fottiti.
Me ne andai in fretta e furia e caddi sul mio letto piangendo.
In quel momento nel mio corpo si stavano mescolando sia una forte rabbia, sia una sensazione di delusione.
E credo che la rabbia era la cosa più grande.
Perché ero arrabbiato? Perché era come se per lui andasse tutto bene, come se non fosse successo nulla. Chissà quante dichiarazioni aveva avuto prima. Stronzo.
Sono stato uno stupido a credere di aver un briciolo di possibilità con lui.
E come era stato un disagio il giorno successivo alla mia erezione per colpa sua, così lo sarebbe stato ancora di più dopo tutto questo.
Ah Dio mio.
P. O. V. ‘ s Adam
Ok. Ora era chiaro che ci sarebbe stato il disagio più disagiato del mondo dopo questo momento. Cristo quanto volevo non dare ascolto al mio cuore e mentirgli. Ma, cuore o no, non sarebbe stato giusto né per lui né per me, che amavo Ryan.
In quel momento però, pensa a quest' ultimo e desideravo uno psicologo che mi elencasse i motivi per cui amavo quello stronzo, perché io proprio non li sapevo.
Quando andai a scuola, il giorno successivo, verso la quarta ora, notai che tutti i giocatori football, cheerleader… insomma gente popolare a caso, mi guardavano.
Tutto normale ovviamente, ma a differenza delle altre volte, che mi lanciavano frecciatine all' infinito ( Alec Lightwood accompagna solo ), mi guardavano come se avessero pietà di me.
E questo era la cosa che più adoravo. La compassione. Sì, sono un pazzo che pensa solo a se stesso. Ma in realtà per me la compassione ha sempre una ricompensa.
Per esempio quando non si vuole andare a scuola e si finge un male a qualcosa ( la prima parte di corpo che viene in mente ) e quindi c’è la mamma che ti porta la colazione a letto, ti riempie di coccole e altre cose carucce.
Da piccolo ero un piccolo attore professionista.
Non divaghiamo
Stavo dicendo…
Sguardi, sguardi, sguardi ovunque. Non ero mai stato osservato così tanto. Di solito ero solo un ombra che camminava per gli altri.
Ma ovviamente in tutto questo c’era per forza una spiegazione.
Non potevano guardarmi per più di cinque minuti senza ridere di me.
<< Adam Williams si rechi in presidenza, per favore. >> col caz…
Ehm cosa? No aspetta fatemi capire: quel preside non ha fatto altro che dire cose inutili e ora chiama nel suo ufficio vintage me per chissà quale motivo?
Dio lo sai che ti voglio bene. Perché mi fai questo?
<< Adam. Che succede? >> mi chiese Hanna arrivando di fronte a me.
<< Succede che stamattina il gel era finito. E ora ho un nido di uccelli nei capelli. >>
Sì, ok, solo il sarcasmo aiutava in quel momento.
<< No intendo… Perché il preside ti ha chiamato in presidenza? >> lo so cosa intendevi. Detestavo quando le persone non capivano il sarcasmo.
<< Forse ha capito che il nostro club è illegale e vuole arrestarmi. >> ipotizzai io. Lei rise e poi mi diede una scappellotto.
<< Smettila. >> esclamò scherzando.
Era bello ridere con lei. Intorno a lei, era come se avesse un area di gioia e spensieratezza e quando la vedevi triste, non la riconoscevi, come quella volta che pianse in teatro.
<< Adam Williams si rechi in presidenza, per favore. >> ripeté il preside. Uffa.
Mi diressi svogliatamente verso l' ufficio del rompipalle, spinto da Hanna che era più terrorizzata di me.
Bussai prima di entrare, anche se mi sembrò abbastanza inutile dato che il preside sapeva che sarei arrivato.
<< Entri signorino. >> mi disse.
<< “ Entri signorino “ >> feci la sua imitazione esagerando la voce, poi entrai.
Quando mi ritrovai davanti la faccia più triste del secolo, mi venne voglia di mettermi una parrucca e un naso da clown.
Sentivo aria di brutte notizie. Di solito il preside aveva la faccia più ottimista del mondo, amava tutti e tutto, ma di certo non era bravo a parlare al microfono.
<< Adam, sono felice che tu sia venuto. >> disse il preside squadrandomi dalla testa in giù.
<< Mi sembra ovvio, dopo più di due richiami. >>
Il preside sorrise, ma poi sul suo volto ricomparve quello sguardo malinconico.
Mi chiesi 1) Perché mi aveva chiamato signorino per poi chiamarmi con il mio nome 2) Perché avesse quell' espressione così drammatica da sembrare lo sguardo di Kurt Hummel quando non viene ammesso alla NYADA.
<< Mi dispiace informarti che tuo fratello è ricoverato in ospedale. >>
Aspetta… Cosa?
Thomas in ospedale? Ricoverato? Ricordavo solo che lui ci andava per conquistare le infermiere più carine.
<< È una cosa seria? >> non so se fossi preoccupato o semplicemente basito.
Comunque sia stato, io non esitai ad andarmene e recarmi in quel posto strano in cui era finito mio fratello.
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||Il Club LGBT||#Wattys2018
RandomAdam Williams è un ragazzo gay che da sempre ha una cotta per Ryan, il ragazzo che gli ha fatto scoprire la sua omosessualità e in passato suo migliore amico. Alle superiori Ryan si presenta come uno stronzo e Adam viene costretto ad essere solo, i...