Le Cose che ci Siamo Lasciati alle Spalle

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Quando in tutta la scuola si venne a sapere tutto su di noi e sul nostro club, Ryan non si fece più sentire. Non mi chiamava per fissare i giorni in cui ci saremmo visti per studiare, mi evitava o faceva finta di non vedermi in corridoio e continuava a fare lo stronzo con i miei amici. Insomma, eravamo tornati ai vecchi tempi nel giro di un solo giorno.
Perché con quel folle gesto mi ero rovinato ancora di più la reputazione e per Ryan sarebbe stata una tragedia più di prima starmi vicino anche solo un istante.
Ormai per me era irraggiungibile.
<< Oh andiamo, non dire così. Sono sicura che anche per poco è attratto da te. >> cercò di consolarmi Hanna.
<< No, no. Attratto un corno! Quel Ryan è davvero uno stronzo. Dovrebbe vergognarsi. E non sto parlando del fatto che indossa convers non originali… >> disse Justin addrizzandosi sulla sedia dell' aula del club.
<< Sul serio? >> chiedemmo in coro io e Hanna.
<< Siete ciechi per caso? >> ribatté lui.
All' improvviso qualcuno bussó ok porta, nonostante fosse aperta ( Hanna la voleva così sostenendo che tutti dovevano sentire le nostre “ fantastiche “riunioni ). E indovinate chi era? Proprio Ryan.
Accostato alla porta, chiese di parlare con me in privato. Ovviamente mi spaventai a morte. L' ultima volta che voleva parlarmi in privato era solo per farmi prendere in giro dai suoi amici.
Hanna e Justin mi guardarono stupiti, poi lei mi spinse forzatamente verso la porta.
Dio, quanto era forte.
Così mi ritrovai da solo con Ryan fuori dall' aula, in corridoio, dove non c' era nemmeno nessuno dato che erano tutti nei propri club.
<< Cosa vuoi? >> chiesi cercando di essere freddo il più possibile. So che mi veniva spontaneo, ma con Ryan dovevo esserlo ancora di più.
<< Allora… >> non vi sto a raccontare tutto quello che mi disse. In realtà neanche io me lo ricordo. Fu tutto un discorso lungo dove centravano popolarità e reputazione, cose che non mi interessavano.
In breve, voleva dirmi che non avremmo potuto più studiare insieme per mantenete il suo culo salvo dalla maledizione di essere non popolare.
<< Quindi mi stai dicendo che non vuoi più aiutarmi a studiare per mantenere il tuo culo salvo dalla maledizione di essere non popolare? >> ecco. Avevo pensato ad alta voce. Ryan rimase basito, poi si ricompose e fece un piccolo sorrisetto irritante.
<< Be sai io non vorrei mai essere il più sfigato della scuola, oltretutto gay. >> nell' aula l' atmosfera si stava riscaldando fin troppo. A quel dibattito Justin e Hanna fecero un “ oh “ sorpreso.
<< Quello “ sfigato gay “ di cui parla una volta era tuo amico. Il tuo migliore amico. >> mi pentii di averlo detto. Non dovevo tirare in ballo questioni del passato, soprattutto con Ryan. Si sarebbe ricordato anche… quella cosa.
<< È stato solo un periodo. >> tirò in breve lui.
<< Sì, un periodo durato dieci anni e anche di più. >> ok, questa discussione stava durando già abbastanza. Ma io ovviamente non riuscivo a fermarmi.
<< Smettila di tirare fuori quello che ci siamo lasciati alle spalle. >> “ quello che ci siamo lasciati alle spalle “ come se fosse una cosa brutta.
<< lo dici come se fosse una cosa orribile. >> ecco, avevo di nuovo pensato ad alta voce. Avvertivo gli sguardi di Justin e Hanna, che sembravano stessere assistendo a un film, li mancavano solo i popcorn.
<< Lo è stato. Mi pento di essere stato amico a un finocchio come te. >> esclamò allora Ryan. Nell' aula calò il silenzio. “ Finocchio” quella parola mi rimbombava nella testa. Finocchio. Lo avevo sentito dire da molti, anzi troppi. Ma da lui mai. Lui, Ryan, il mio caro amico Ryan, mi aveva chiamato in quel modo barbaro. Si era sempre comportato da stronzo, è vero, ma non era mai arrivato a tal punto da rinnegare i nostri tempi passati insieme chiamandomi così. Finocchio.
<< Fottiti, stronzo. >> dissi alla fine, scappando da quella situazione. Mi rinchiusi in bagno ( ovviamente quello dei disabili sennò mi avrebbero insultato ) e piansi.
Non riuscivo a togliermi il suono di quella parola dalla testa. L’ aveva detto con disprezzo. Gli facevo schifo, era questa la verità.
Ora mi pentivo io. Mi pentivo di essermi innamorato di lui. Ormai era chiaro. Ryan Collins era un essere senza cuore.

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