capitolo 3

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La gente vuole viaggiare, vuole uscire dalla monotonia ed esplorare modi nuovi disprezzando il luogo da cui provengono, in alcun casi mi manca il luogo che chiamavo "casa" anche se non lo sentivo come tale, "L'amore ti porta a casa" dicevano, allora casa mia era in continuo movimento, in un auto, al fianco della persona che amo, anche se era data dalla mia immaginazione, ma dopotutto "Al cuor non si comanda"... giusto?

Il paesaggio esterno correva veloce avanti ai miei occhi senza darmi modo di cogliere i minuscoli particolari che rendevano quel luogo particolare, dopotutto, ogni luogo è uguale ad un altro no? No.

La mia malattia aveva anche lati positivi -apparte quello di aver conosciuto Tom- ero talmente abituata a restare chiusa in camera mia che con il tempo avevo imparato a cogliere i più piccoli particolari di ogni singola cosa: come le minuscole -quasi impercettibili- gocce di rugiada che si poggiavano la mattina presto sui fiori che avevo fuori dalla finestra o come le goccioline di acqua piovana scorrevano sui vetri delle finestre sbarrate, esattamente come stavano facendo sui vetro di quella macchina che Tom aveva rubato.

Decisi di staccare gli occhi dal panorama che cambiava ogni secondo e mi soffermai a guardare la persona che avevo al mio fianco, ma qualcosa andò storto.

Iniziò a girarmi la testa e la vista iniziava ad offuscarsi, avevo la gola secca e mi fischiavano le orecchie.

Merda...

"Tommy" dissi con voce flebile, quasi sul punto di piangere

Voltò lo sguardo verso di me e il sorriso si stava per far strada tra le sue labbra, morì sul nascere, accostò bruscamente a bordo strada ma lasciò il motore acceso, scavalcò il quadro dove si trovava il freno a mano e si ritrovò a cavalcioni sulle mie gambe, mi afferrò il viso tra le mani e vidi -per quanto la vista potesse permettere- i suoi occhi pieni di paura

"Piccola che succede?" disse con voce rotta

Non avevo la forza di parlare, lentamente mi stavano abbandonando ma cercavo in tutti i modi di tenere gli occhi aperti, Tom, in preda al panico, iniziò a far vagare i suoi occhi su tutto il mio corpo fin quando non si fermò alle braccia, me le afferrò e rimase a fissarle per qualche istante

"Piccola non mi abbandonare ok? Ti aiuto io ma non mi devi abbandonare" disse con voce rotta ma dura

Si mise a sedere al suo posto ed iniziò a correre sull'autostrada, cercavo in tutti i modi di rimanere sveglia cercando di schiarire ogni sua parola, lo sentivo parlare, era furioso e per poco non rompeva il volante della macchina.

La strada iniziò a farsi più tortuosa e il rumore della ghiaia che si frantumava sotto le ruote continuava a darmi fastidio alle orecchie, nonostante ciò Tom continuava a sfrecciare sulla strada tortuosa facendo saltare la macchina più di una volta

Non so di preciso dopo quanto tempo, ma ci fermammo avanti ad una fabbrica, suppongo che fosse abbandonata, scese di corsa dalla macchina e si affrettò ad aprire la mia portiera e prendermi in braccio a mo di sposa, di corsa entrammo e lo sentii parlare con qualcuno, voltai a fatica lo sguardo e vidi un uomo in camice bianco con delle siringhe in mano.

Di nuovo no vi prego...

I miei occhi si riempirono di lacrime ma cercai in tutti i modi di trattenerle, rivolsi la mia attenzione verso Tom che mi guardava preoccupato mentre mi poggiava su un lettino, era intento ad allontanarsi ma io gli afferrai la mano per tenerlo vicino

"Tommy ti prego non mi lasciare, non voglio..." lasciai la frase in sospeso avendo paura di continuarla

"Ehy ehy, calma, ci sono io con te, non permetterei mai a nessuno di farti del male e poi dovrò farla anche io quella" disse indicando la siringa

"Rimani comunque qui, ti prego..." dissi stringendogli ancora di più la mano e lui fece cenno di "si" con la testa

Chiusi gli occhi e feci un respiro profondo cerando di rilassarmi ma non ne ero capace in quel momento, sentii l'ago perforarmi la pelle e un liquido tiepido entrarmi nelle vene, in quel preciso istante non capii più niente, una scarica di adrenalina mi attraversò tutta la spina dorsale facendomi avvertire un'eccitazione mai provata prima, la mia mente era sgombra, senza quelle mille preoccupazioni che mi tormentavano giorno e notte facendomi provare costantemente i nervi a fior di pelle.

Pian piano fecero uscire l'ago dal mio braccio e finalmente potei sospirare sollevata, anche la presa di Tom si allentò ed io immediatamente mi misi a sedere, Tom continuava a guardarmi preoccupato ma io gli sorrisi per rassicurarlo e lui ricambiò.

"Come ti senti?" mi chiese l'uomo a me sconosciuto

"Mi sento benissimo, mi sento leggera, ho la mente sgombra, sto benissimo, ma che mi avete inettato?"

"Questo è un fluido sperimentale ma non ha nessun effetto collaterale, prima il tuo cervello cercava di contrastare ogni impulso che la parte malata mandava, invece con questo l'asseconda senza esitazione"

feci un risolino incontrollato ma nessuno me lo fece notare zittendomi, Tom mi fece alzare e si sedette al posto mio, in quel momento ero ancora più preoccupata non avrei mai sopportato che qualcuno gli potesse far del male, anche se sapevo che quel liquido era innocuo non ero serena.

L'uomo fece entrare l'ago nel suo braccio e mi venne un tonfo al cuore, iniziò a tramare leggermente ma sorrideva, come se per lui fosse piacevole, avevo i nervi a fior di pelle ma quel sorriso, non so come, mi tranquillizzava.

Dopo l'inezione Tom si alzò scattante e mi afferrò per il polso, uscimmo di corsa da quella fabbrica e ritornammo in macchina mi fece sedere sulle sue gambe ed iniziò a baciarmi con passione, le sue mani scorrevano su tutto il mio corpo fino a fermarsi sul sedere ed entrambi ci staccammo per riprendere fiato

"Se vuoi posso ancora farti divertire" dissi sorridendo maliziosa

"Ti amo così tanto..." disse quasi sussurrando fissandomi negli occhi, io sorrisi e scesi dalle sue gambe sedendomi al suo posto

"Beh adesso dove andiamo?" dissi guardando la strada

"Mi dovrai dare una mano con un piccolo servizio, ok?" disse poggiandomi una mano sulla coscia stringendola leggermente, un brivido mi passò per tutto il corpo nello stesso istante in cui mi toccò, non riuscivo a parlare perciò mi limitai ad annuire, Tom fece ripartire la macchina e il rombo del motore mi perforò i timpani, iniziò a correre sulla ghiaia lasciando che si alzasse un polverone alle nostre spalle.

Mad Love ||Tom Holland||Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora