1. Buon compleanno

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Buon compleanno

Quando si svegliò, Jakob non capì subito dove fosse. La stanza era diversa. Forse perché non era la sua stanza? Eh, già, era la camera di Wolfrun e lei dormiva sdraiata accanto a lui. Si erano addormentati.
Guardò la finestra. Era quasi mattina, infatti il cielo era più chiaro e la stanza meno buia. Si alzò piano per tornare in camera sua.
Chissà cosa avrebbe detto suo padre, se lo avesse saputo. Stava per aprire la porta quando si voltò di nuovo verso il letto.
Wolfrun era rilassata nel sonno, gli occhi chiusi, il viso disteso, le labbra semiaperte. Non resistette. Non lo avrebbe mai saputo nessuno. Si avvicinò e la baciò sulle labbra. Lei si mosse e sorrise. Ma continuò a dormire.
Perse ancora qualche secondo a guardarla e poi uscì.


***


"Wolfrun!"
Una piccola furia di sei anni le saltò addosso, sul letto. Anneke, in camicia da notte, saltava sul materasso, cantandole una canzoncina inventata. Wolfrun si tirò su di colpo, ricordandosi della sera prima. Si guardò intorno, ma lui non c'era. Doveva essersene andato appena lei si era addormentata. Non se n'era resa conto. Guardò il comodino dove aveva appoggiato il suo regalo: c'era davvero. Non l'aveva sognato.
La bambina si accucciò sulle sue gambe e l'abbracciò stretta. Sorrise e ricambiò la stretta. Anneke, la sua piccola Anneke.
"Non hai la camicia da notte!" le fece notare la bambina.
Eh, no. Aveva il vestito del giorno prima e anche il golfino.
"Vai a lavarti. Così facciamo colazione" liquidò la sua domanda. La piccola annuì.
Quando furono pronte per la colazione, sentì Sebastian spaccare la legna nel piccolo giardino sul retro, quando attraversarono il soggiorno ed entrarono in cucina.
Eleni stava preparando il tavolo e sorrise alle ragazze, indicando a Anneke il suo posto.
Sentirono Clara piangere dalla cameretta. "Vado io" disse la ragazza, lasciando che Anneke si sedesse per la colazione. Eleni la ringraziò e le disse che sarebbe andata al mercato.
"Ci vado io, al mercato, dopo colazione" urlò Wolfrun dall'altra stanza.

Jakob entrò in casa in quel momento. La sua giornata già guastata da quello scambio di informazioni: al mercato c'era Georgos.
Vide Anneke versarsi il latte dalla bottiglia con difficoltà e l'aiutò, ma la piccola mise il broncio e brontolò: "Ci riesco. Sono grande!"
Jakob sospirò pensando che sarebbe presto diventata cocciuta come Wolfrun.
"La bottiglia è più grande di te. Ti ho solo aiutato..." La piccola gli mostrò la lingua.
"Anneke? Non devi dire niente?" Wolfrun era apparsa sulla soglia della cucina con in braccio Clara. Anneke sbuffò e disse malvolentieri: "Grazie, Jakob".
Anneke ubbidiva solo a Wolfrun. E Wolfrun ubbidiva solo ad Anneke. Un'idea gli attraversò la mente. Guardò verso la ragazza che tornò verso le camere per cambiare la piccola. Forse...
"Anneke, facciamo un gioco?" chiese alla bambina mentre si sedeva. Lei annuì intingendo il pane nel latte.
Più volte sentì addosso lo sguardo severo di Eleni, mentre facevano colazione, ma Jakob fece finta di niente.

Wolfrun tornò in cucina, con una Clara sorridente e pulita, e sentì indistintamente Anneke gridare: "Berlino!"
Si irrigidì. Cosa stava succedendo? Guardò Eleni, che ricambiò il suo sguardo corrucciato e poi si voltò a guardare Jakob. Ma lui non la guardò. Giocava con Anneke. O forse, la stava monopolizzando.
Mentre faceva sedere Clara sulla sedia alta, notò che la bambina seguiva il ragazzo con attenzione e nominava più volte la città tedesca.
"Anneke? Cosa..." La bimba si voltò sorridente verso di lei ed esclamò: "Voglio vedere Berlino! Voglio salire sul Pegaso!"
La ragazza lanciò un'occhiata, una brutta occhiata, a Jakob. Prese una fetta di pane dal tavolo e quasi ordinò alla bambina: "Vieni al mercato con me". Sebastian entrò in casa in quel momento, con tre ceppi di legna per la stufa della cucina.
"Vengo con voi". Jakob si alzò, autoinvitandosi per la passeggiata.
"No, tu non vieni" ordinò Wolfrun. Lo guardò e sperò che lui non le chiedesse nient'altro. Altrimenti non sapeva come avrebbe reagito.
Si avviò con Anneke fuori dalla porta senza salutare nessuno.

"Che è successo?" Sebastian guardò la moglie.
Eleni indicò Jakob con il capo, senza dire niente. L'uomo si voltò verso di lui. Ma Jakob non resse lo sguardo del padre.
"Che è successo?" richiese. Il ragazzo scosse le spalle, mentre metteva davanti a Clara una ciotola di latte. Tolse la crosta da una fetta di pane e la diede alla bambina che iniziò a fare colazione. Poi si alzò, le fece una carezza sulla testa e uscì di casa.

Sebastian si sedette alla sedia lasciata libera dal ragazzo e aiutò sua figlia a mangiare.
"Tu sai cos'è successo?" chiese a Eleni.
"Tuo figlio è un egoista". Di poche parole, Eleni. Sempre. E sempre giuste. L'uomo annuì. Aveva avuto il sospetto anche lui.
"Cos'ha fatto?"
Eleni si sedette con loro a mangiare e raccontò quello che era successo a tavola.

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