10. Anche Wolfrun ha un segreto

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Era quasi sera e Jakob iniziava a preoccuparsi.
Wolfrun non era mai stata via così a lungo da sola. Va bene che era a Berlino e la conosceva bene, ma lui non riusciva a togliersi quel pensiero di preoccupazione. E l'ultima volta che aveva avuto quella sensazione, lei era svenuta. Mmm. Louis, che era al suo fianco, dovette capire quanto fosse preoccupato perché non lo prese in giro. Gliene fu grato.
Prima di venire via dai campi aveva chiesto anche agli altri se qualcuno l'avesse vista, ma nessuno gli aveva dato buone notizie. Anneke, per fortuna, non si era ancora accorta della sua assenza.
Quando Louis disse che sarebbe andato a chiedere in giro e sparì, fermò una ragazzina che passava di lì e le chiese se avesse visto Wolfrun. Lei gli rispose che l'aveva vista. Oh. Si fece più attento e le domandò dove l'avesse vista.
"Era a Tegel..." disse ancora lei. Jakob la ringraziò e fece per mettersi a correre, quando lei alzò un po' la voce per raggiungerlo e gli disse: "Ma è stato un po' di tempo fa. È già andata via".
Oh. Dannazione. "E dove?"
Lei alzò le spalle. Ok. La ringraziò lo stesso e lei se ne andò.
"Chi è che è andata via?" chiese qualcuno alle sue spalle. Si girò verso Nora e Christa che si erano avvicinate.
Sospirò e rispose: "Wolfrun. Non è ancora tornata..."
"Non c'era a pranzo" constatò Christa.
"No" disse Jakob e scosse la testa. "Se n'è andata prima. Penso fosse un po'... nervosa". Non voleva raccontare del Maggiore.

Oh. Christa si preoccupò. Wolfrun se n'era andata per quello che si erano dette? Sperò di sbagliarsi.
"L'hai cercata?" chiese a Jakob, ma lui scosse le spalle.
"Potrebbe essere ovunque. Ho solo chiesto in giro. Quella ragazza diceva che l'aveva vista a Tegel, ma poi se n'è andata via" rispose, indicando la ragazzina. Mmm. Christa cercò di pensare con coerenza. Magari era successo qualcosa a Tegel.
Stava ancora pensando quando Nora disse: "Manca anche Britta". Lei e Jakob si girarono verso la ragazza.
"Oh. Dici che sono insieme?" chiese Jakob. Lei scosse le spalle.
"Non saprei. Dici che..." Nora non finì la frase che William, il militare che le piaceva, si avvicinò chiamandola a gran voce.

Oh, bene. Finalmente il Maggiore si rifaceva vedere. Jakob sospirò.
"Maggiore..." lo chiamò, ma lui lo interruppe.
"Ho bisogno di parlarvi. A tutti e tre" dichiarò, con voce bassa. Oh. Fece loro cenno ed entrarono nella cucina dove avevano preparato il pranzo.
"Allora, la ragazza..." iniziò, guardando Jakob.
"Wolfrun" lo corresse lui. Il Maggiore annuì.
"Quanto ci si può fidare di lei?" chiese ancora. Jakob sbuffò. Era stato via tutto il giorno e tornava adesso a far domande come se si fossero interrotti dieci minuti prima?

Nora alzò un sopracciglio.
"Che vuoi sapere, William?" gli chiese.
"Quello che ho chiesto. Ho bisogno di sapere se può avermi raccontato delle balle. Voi vi fidate di lei?" rispose lui e guardò Christa e Nora. Loro non la conoscevano. Guardò Jakob che sembrava un po' scocciato.
"Io ho già risposto a questa domanda. Io mi fido" disse, con tono duro e alzando i palmi delle mani. Christa alzò una spalla.
"Non saprei. Noi la conoscevamo prima. E prima non è che fosse..." spiegò.
"Era pazza" concluse per lei William. Nora sospirò. Era pazza, ma aveva saputo fare le scelte giuste. Beh, alcune volte.

Jakob si agitò. "Non era pazza neanche prima" proclamò.
Le ragazze lo guardarono con un misto di compassione e tenerezza. Come si fa con i bambini quando viene loro detto che Babbo Natale non esiste. Sbuffò. Che andassero al diavolo. Si innervosì e si guardò intorno: due delle ragazze di Tegel stavano passando davanti alla cucina e Jakob le chiamò dentro.
Gli altri lo guardarono straniti. Effettivamente si chiese anche lui perché lo avesse fatto, ma poi guardò una delle ragazze, e le chiese come si chiamasse: Paula. Era moretta, doveva essere di poco più piccola di lui, mentre l'altra era rossa e un po' più giovane.
"Com'era Wolfrun quando eravate a Tegel? Era una persona di cui ci si poteva fidare... Guerre a parte?" chiese. Gli altri lo guardarono un po' stupiti. Jakob lo capiva. Ma qualcuno che aveva conosciuto bene Wolfrun doveva esserci. Almeno lo sperò.
"Era pazza" rispose quella a fianco a lei. Dannazione. La osservò velocemente e tornò a guardare quella più vicino a lui.
"Caspar diceva che non era pazza e che ci si poteva fidare di lei" dichiarò seriamente Paula.
Jakob sentì una mazzata allo stomaco. Caspar? Caspar poteva essere per Wolfrun... Ok. Non era il momento. Caspar poteva andare bene: lui era amico di Wolfrun.
"Beh, tu avevi un debole per Caspar..."disse la prima ragazza voltandosi verso Paula, che disse: "Però aveva ragione: era Claudia quella pazza, non Wolfrun". L'altra sbuffò.
"Ok, è vero. Era più pazza Claudia. Però quando è morta Chloe, Wolfrun era veramente fuori di testa" disse, un po' sprezzante.
Beh, anche Jakob un po' si era sentito scombussolato quando era morto Sven. Un po' forse quello era comprensibile. Lanciò un'occhiata a Christa e Nora per vedere la loro reazione.
"Beh, lo saresti stata anche tu se avessi trovato il corpo di Chloe in quello stato!" esclamò Paula.
"Ma se l'ha uccisa lei!" gridò l'altra.
"COSA?" Jakob sentì Christa e Nora gridare insieme a lui. Si voltò di nuovo verso le ragazze.
"Non dire idiozie, stupida. Non è stata lei" disse Paula.
"Non dirmi che sono stupida. Stupida!" Le ragazze si misero le mani addosso e lui e il Maggiore intervennero per dividerle.

Christa fece un passo avanti e chiese alla mora: "Chloe non è stata uccisa dal virus?"
La ragazza scosse il capo, negando. Oh, santo cielo!
"Durante una Festa della Morte?" Christa sentì Nora chiedere. Lei scosse ancora il capo.
"È stata Wolfrun, a ucciderla. Quando è uscita dalla saletta, era sporca di sangue" disse ancora la rossa. L'altra la guardò così male che la piccoletta abbassò gli occhi. Ma cos'era successo?
"Com'è andata?" chiese quindi in tono basso Christa, verso la ragazza più alta.
"Caspar mi aveva detto di non dirlo a nessuno..." La moretta ora era a disagio. Christa si voltò verso Jakob che aveva spalancato la bocca.
"È stato tanto tempo fa. Forse adesso non c'è più bisogno di mantenere il segreto" disse Nora, con dolcezza. Lei era brava a convincere le persone, ma la ragazza era ancora titubante.
"Per noi sarebbe importante saperlo... E poi non uscirà da questa stanza, vero ragazzi?" disse allora Christa cercando conferma intorno. Il Maggiore e Jakob annuirono con il capo. La ragazza sospirò e guardò di nuovo la rossa, prima di girarsi verso di loro e spiegare: "Chloe ha avuto paura. Quando siete venuti a riprendervi Theo e Sven è morto nel parcheggio..." si fermò un attimo e poi riprese: "È stato strano. Chloe non è più stata la stessa. Ha iniziato a dire cose senza senso e non ha più organizzato Feste della Morte. Si è rintanata nella saletta e non è quasi più uscita. Andavano da lei solo Wolfrun e Caspar. E il giorno che è morta..." fece un'altra pausa. "Alcuni di noi hanno visto Wolfrun uscire dalla saletta sporca di sangue. Lei ci ha guardato ma non ci ha detto niente".
La rossa sbuffò rumorosamente e disse: "Beh, non ci rivolgeva mai la parola, se non era necessario".
La ragazza più grande continuò, ignorandola: "Quando è uscito Caspar, ci ha informato che Chloe era morta per colpa del virus. Ma non ci ha mai guardato, mentre lo diceva..." Li guardò tutti negli occhi. "Dopo tre giorni Caspar ha raccontato a quattro di noi, quelli di cui si fidava di più..." Si voltò verso la rossa e la incenerì con lo sguardo. "Che Chloe si era uccisa. Hanno trovato il coltello. Si è... tagliata le vene".

Jakob emise un verso strozzato. Le ragazze lo guadarono. No. Scosse la testa alla loro muta domanda, lui non lo sapeva.
"Noi... pensavamo che fosse stato il virus..." disse Nora. Paula la guardò negli occhi.
"Wolfrun non ha voluto che si sapesse. Non voleva che tutti sapessero del gesto di Chloe. Così ha detto in giro che era stato il virus. Probabilmente non mancava tanto" il suo tono si abbassò un po'. "Ha anche bruciato il biglietto che ha lasciato..."
"Ha lasciato un biglietto?" chiese Nora con dolcezza, accarezzando la schiena alla ragazza e lei annuì alzando una spalla.
"Ma io so solo quello che mi ha detto Caspar..."
Poi Jakob ripensò alle sue parole e chiese: "Avrà perso tanto sangue, come avete fatto a non vederlo quando avete fatto la pira?"
"Lei ha pulito tutto. Ha lavato il corpo di Chloe e..." continuò.
"Per quello era sporca di sangue!" intervenne la piccola rossa, come scossa da un'idea improvvisa.
Già. Poteva essere quello, pensò Jakob. La ragazza annuì ancora e continuò: "Poi è andata nel fiume a lavarsi. Caspar l'ha seguita e..."
"L'ha spiata?" La voce di Christa era sorpresa, ma non troppo.
"Lei... prima di entrare nell'acqua..." continuò, ignorando la bionda.
Jakob la interruppe: "Ha ballato? Prima di entrare nell'acqua?"
Tutti lo guardarono straniti dalla sua domanda, ma lui continuò a guardare Paula. Lei scosse la testa confusa.
"Non lo so. Avrebbe dovuto? Caspar mi ha raccontato che ha urlato e pianto. Urlava che era stata abbandonata e ce l'aveva con Chloe. E anche un'altra persona. Ma non mi ricordo, adesso... diceva un nome, un nome..."
Dorothea. Doveva essere Dorothea. Jakob si passò una mano fra i capelli. Perché lui non lo sapeva? Perché lei non glielo aveva mai detto?

"Beh, diciamo che se è diventata pazza, qualche motivo plausibile l'aveva" disse Nora e guardò William.
"Sarà stata pazza, ma ci si poteva fidare anche allora. Tenere un segreto così grande non è da tutti" disse William esprimendo il suo stesso pensiero.
"Deve aver pensato di aver perso il controllo. Si deve essere spaventata. Per quello voleva conquistare Berlino. Ne aveva bisogno, come se così avesse ripreso in mano la situazione..." Christa parlava da sola, un po' pensierosa. Nora non capì molto bene quello che intendesse, ma William guardò anche lei e sospirò.
"Ok. Ho capito grazie, potete andare" disse alle ragazzine con un cenno del capo il Maggiore.
Paula annuì e trascinò fuori dalla cucina l'amica.

"Puoi spiegarci cos'è successo ieri sera? Perché Wolfrun è venuta da te?" chiese Jakob al militare.
Ora era instabile. Aveva bisogno di sapere e aveva bisogno di trovare Wolfrun. Doveva assicurarsi che stesse bene. Come se lei potesse essere scombussolata come lui. Come se, il fatto di aver scoperto una cosa del genere, la rendesse in pericolo. Nora si girò verso il Maggiore e gli chiese: "Wolfrun è venuta da te?"
Lui annuì e a Jakob venne l'impressione che diventasse rosso sulle guance. In imbarazzo? Un militare? Guardò Nora e le vide l'espressione severa che le aveva visto quando aveva spiegato ai bambini come non si giocava con il cibo. Mah... C'era qualcosa fra Nora e il Maggiore? Davvero? Oh, problemi loro, in quel momento doveva pensare a Wolfrun.
"Quindi?" sentì Nora insistere.
"Sì, ieri sera è venuta all'accampamento a dirmi che aveva visto uno dei miei uomini parlare con il ragazzo del Reichstag" ammise.
"Chi?" chiese Jakob.
"Penso che intenda Roberto" disse Christa. Oh. Roberto. Giusto. Roberto del Reichstag. Il Maggiore annuì.
"Ha detto di essersi avvicinata per ascoltare meglio, ma non è riuscita vedere il tipo con la nostra divisa. Però..."
"Però?" incalzò Nora.
"Però ha ascoltato quello che si stavano dicendo. Ha detto che volevano attaccare gli adulti, a Berlino est" disse ancora.
"Cosa?" Christa aveva quasi gridato.
"E per far cosa?" Il militare sembrava soppesare le parole di Jakob.
"Per creare scompiglio. Per farci litigare fra di noi. Noi con i sovietici. E voi con gli adulti di Berlino Est" spiegò ancora.
"Ma per quale motivo?" domandò Nora. Ora lui sembrava in imbarazzo. Di nuovo.

"Lei non lo sapeva" ammise. Nora, che aveva imparato a conoscere William, corrugò la fronte.
"Ma tu lo sai, giusto?" Lui sospirò e annuì.
"Penso di sì" sussurrò. Tutti aspettarono che continuasse. Ma lui non lo fece. "Quindi?" Nora aveva messo le mani sui fianchi e si sentiva nervosa.
"A fine agosto torniamo a casa. Ho sentito dire a parecchi dei miei che avrebbero preferito rimanere ancora. Qui... non c'è nessuna situazione di emergenza e la paga è buona. Se... scoppiasse del trambusto con i sovietici... il rimpatrio slitterebbe di sicuro..."
A Nora caddero le braccia lungo i fianchi. Tornare a casa? William? William sarebbe tornato a casa? Oh mamma mia. No. No.
"C... come?" balbettò "Andate a... casa? In America?" Lui la guardò con la coda dell'occhio e annuì con il capo.

Christa vide Nora sbiancare. No, Nora no. Non era il momento adatto. Le mise una mano su un braccio e le sorrise, sperando che per il momento potesse bastare. Poi si voltò di nuovo verso William.
"Dobbiamo trovare Roberto" disse.
"Dobbiamo trovare Wolfrun!" Jakob alzò la voce. Lei lo guardò inclinando un po' la testa. Lui era spaventato. Era preoccupato per Wolfrun? Davvero? In quella maniera? Sorrise. Non doveva aiutare proprio nessuno, aveva ragione, la mora. Jakob si passò nervosamente una mano fra i capelli e si agitò un po'. Ok.
"Andiamo a cercarla, allora. E tu, cerchi Roberto" disse a William. Lui annuì.
Christa si voltò verso Nora che non aveva più detto una parola. Le andò vicino.

Mentre il Maggiore annuiva Jakob sentì la voce di Britta che li chiamava. Uscirono dalla cucina tutti e quattro e videro la ragazza arrivare di corsa. Si fermò trafelata e si piegò sulle ginocchia.
Jakob sentì Christa che le chiedeva, mentre si avvicinava a lei: "Britta che succede? Stai bene?" Lei annuì, troppo affannata per parlare.
"È successo..." iniziò, poco dopo. Nora le si avvicinò, parlandole dolcemente: "Calmati. Adesso siediti e respira". Ma Britta scosse la testa, provando ancora a parlare.
"Il bosco..." Ma si fermò ancora. "C'è stato..." Britta sembrava senza fiato. Si allungò verso uno sgabello lì vicino e ci si fece cadere pesantemente.
"Wolfrun..." Cosa? Lei sapeva dov'era Wolfrun? Jakob si avvicinò e la scosse per le spalle.
"Sai dov'è Wolfrun?" le chiese e lei annuì mentre lui la scuoteva.

Nora si avvicinò a Jakob prima che la testa di Britta dondolasse troppo sul collo e le si staccasse. Lo spostò con una mano e le disse: "Respira". Quando riuscì a calmarla le chiese ancora: "Dov'è Wolfrun?"
"Nel bosco dei lupi" rispose la bionda.
"Dove?" Nora sentì Jakob alzare la voce. Quando capì che stava per andare là anche lui, gli bloccò un braccio.
"Aspetta" gli disse. Lui la guardò stranito, ma rimase fermo.
"Eri con lei? L'hai vista?" chiese Christa alla bionda.
"Sì. Beh, non ero con lei. Io ero andata lì per..." Britta si interruppe e guardò di sottecchi Jakob.

Cosa aveva da guardare Britta? "Cosa c'è?" le chiese.
"Hai detto che Louis era lì a caccia" disse lei, in tono accusatorio. Lui aveva detto così? Ma stava bene?
"Io l'ho detto? Ma sei sicura?" le domandò ancora. Lei annuì. "Scusa. Non mi ricordo. E poi Louis era qui poco fa" disse.
Britta arricciò nervosa le labbra.
"Beh, comunque sono andata nel bosco e ho visto Roberto" raccontò.
"Chi?" chiesero le due ragazze insieme.
Il Maggiore si avvicinò. Anche lui cercava Roberto.
"Roberto. Il ragazzo che..." iniziò Britta un po' confusa.
"Sì, sì vai avanti" la spronò Jakob. Quanto ci voleva a parlare?
"Lui ha cercato di... sì... non voleva lasciarmi andare via, mi ha preso per un braccio, mi ha stretto... io mi sono spaventata..." disse un po' imbarazzata.

"CHI È STATO?" gridò una voce accanto a loro: Louis era arrivato in quel momento e aveva sentito solo l'ultima frase di Britta. Non l'aveva vista per tutto il pomeriggio. E ora lei diceva di essere stata nel bosco... nel bosco con un altro. Che l'aveva spaventata. Sentì un formicolio alle mani salirgli lungo le braccia e prendergli le spalle. Quando Britta voltò il viso verso di lui, aveva lo sguardo spaventato. Da lui.
"Roberto. Sta parlando di Roberto" disse Christa.
Non si girò neanche verso di lei. Continuò a guardare la ragazza bionda seduta. Che ricambiava il suo sguardo.

Ok. Su, basta. Jakob sbuffò infastidito.
"Allora?" chiese, con tono sostenuto. Britta si voltò verso di lui e si scosse.
"Giusto. Lui non mi lasciava andare e Wolfrun ha scagliato una freccia vicino alla sua testa, così si è distratto e io sono scappata. Quando mi sono voltata l'ultima volta, lei aveva ricaricato l'arco e lo puntava su Roberto" spiegò.
"E tu sei scappata?" le chiese Jakob e lei annuì.
"Mi ha detto lei di andarmene. Ho pensato di venire a chiamarvi per chiedere aiuto..." disse a bassa voce, come se si rendesse conto solo in quel momento di aver lasciato sola Wolfrun.
Jakob aveva sentito abbastanza. "Ok, vado da lei" disse.
"Andiamo tutti" disse William. Quando Christa annuì Britta le disse: "Tu no, Christa". Jakob si voltò verso di loro.

Perché Britta non voleva che Christa andasse con loro? Jakob non lo capiva, ma capiva poco in quel momento. Con Wolfrun nei guai, faceva fatica a pensare ad altro.
"Certo che vengo con voi" disse Christa.
"No, no" rispose Britta che agitava la testa convinta. "Roberto è pericoloso e non è il caso che tu..." si interruppe e guardò verso i ragazzi.
"Andate voi. Io e Christa andiamo dai bambini. Ok?" Nora guardò Christa con uno sguardo severo da maestra cattiva. Se lo avesse detto a lui, Jakob avrebbe faticato a insistere per andare nel bosco...

Christa capì che non poteva farci niente. Annuì e non disse altro. Poi Nora si voltò verso William.
"Forse tu dovresti tornare al Reichstag. Comunicare con i tuoi superiori o quello che fai di solito. E guardarti bene le spalle."
Nora era offesa. E ferita. Qualcosa diceva a Christa che lei non sapesse del rimpatrio dei militari.
Si voltò verso gli altri tre e, con una scusa, li portò un po' più lontano per permettere a William e Nora di chiarirsi. Poi capì che anche Britta e Louis avrebbero dovuto parlare. Sbuffò e guardò Jakob. Lui guardava verso la strada: voleva andare da Wolfrun.
"Dobbiamo dirlo a Timo. Vieni con me?" gli chiese. Lui scosse il capo.
"Noi andiamo adesso" spiegò lui.
"Loro dovrebbero prima parlarsi" disse, indicando Louis e Britta che si studiavano in silenzio pochi passi più in là.
"Lo faranno mentre camminiamo. È un bel pezzo" disse ancora Jakob, spazientito.
Oh. Ok. Voleva andare da Wolfrun. Giusto, giusto.
"Posso allora dirti solo una cosa?" gli chiese. Lui la guardò corrugando la fronte.
Annuì e poi disse: "Puoi fare presto però?"
Oh. Voleva dirgli che era incinta. Le sembrava giusto dirglielo lei. Ma lui sembrava così... distratto. Forse non era il momento.

Jakob guardò di nuovo Christa. Si stava innervosendo. Avevano un bel po' di cammino fino al bosco dei lupi e lui voleva subito mettersi in marcia. Voleva trovare Wolfrun e assicurarsi che stesse bene. Diavolo, lei neanche voleva venire a Berlino!
"Allora?" Christa si riprese come da un sogno a occhi aperti e sorrise.
"No, vabbè, non è niente di importante. Io volevo solo farti sapere... sì..." iniziò, un po' confusa. Oh, ma cosa aveva?
"Christa, scusami, non vorrei sembrarti maleducato, ma..." disse Jakob.
"Sì, sì hai ragione. Volevo solo dirti che io e Timo diventiamo genitori e..." spiegò la bionda, ma lui non seguì più il discorso di Christa e spalancò la bocca.
"Sei... incinta?" chiese, stupefatto. Ma... davvero? Lei sorrise ancora e annuì. Si portò una mano al ventre e la seguì con lo sguardo.
"Già. Non volevo che lo sapessi da altri" disse alzando una spalla. Oh. Ok.
"Oh, sono felice per voi" quasi balbettò. Cosa si diceva in quelle occasioni?
"Davvero?" gli domandò e i suoi occhi si fecero indagatori. "Certo. Perché non dovrebbe essere così?" Avrebbe dovuto abbracciarla? Cosa doveva fare? Si sentiva un po' impacciato. Lei sorrise ancora e annuì. Era sua amica. Si avvicinò e l'abbracciò.
"Davvero. Sono contento per voi. Ma non vi invidio per niente. Clara si è svegliata tutte le notti il primo anno di vita. L'avrei buttata in mare" dichiarò sorridendo. Lei rise e si staccò da lui.
"Vai a prenderla" gli disse e lo spinse appena. Capì che parlava di Wolfrun.
"Certo" rispose lui.
"Dovresti anche trovare la maniera per tenertela più stretta..." Jakob sospirò.
"Non sai quanto ci ho provato" disse più a se stesso che a lei.
"Dovrai impegnarti di più. Non devi lasciartela scappare. Ora andate" ordinò e si girò verso gli altri spronò a partire anche loro.

***

Wolfrun aprì gli occhi e anche la poca luce del tramonto le diede fastidio.
"Ti sei svegliata. Bene" disse l'unica ragazza dei fratelli lupo, che la guardava mentre attizzava il fuoco.
Cercò di parlare, ma le doleva ancora il capo e cercò di mettersi seduta. Quando realizzò tutto quello che aveva intorno, riuscì a parlare.
"Ho perso i sensi" disse. Non era una domanda. Lo aveva capito.
"Già" rispose e annuì la ragazza.
"Per... molto tempo?" chiese. Che ore erano? Il sole non si vedeva più, ma c'era luce.
"Un po'. Ma mi preoccuperei più di quello che della botta in testa" disse, indicando la sua gamba.
All'altezza del suo polpaccio, i suoi jeans erano stati tagliati con un coltello non troppo affilato, notò, guardando l'orlo sfilacciato e un pezzo di stoffa era legato intorno alla gamba. Quando provò a muovere il piede sentì una fitta dolorosa e non lo agitò più.
"Che mi è successo?" chiese, mentre controllava ancora il movimento della gamba.
"Il ragazzo scuro, gli altri gli hanno dato un nome ma non lo ricordo, quando ti sei girata ti ha trafitto la gamba con la freccia. Ti ha anche colpito alla testa con un masso. Ma era piccolo. Sei stata fortunata. Ti sto facendo un decotto di erbe, così che tu possa sentire meno dolore" spiegò la piccola selvaggia. Wolfrun annuì senza dire niente.
Fortunata? Aveva una gamba con quello che sembrava un principio di infezione e un trauma cranico. Già, fortunatissima, pensò ironica.
Forse si stava facendo prendere. Prima di andare a Lemnos e conoscere Lukas non sapeva neanche cosa fosse un trauma cranico. E quando viveva a Tegel avrebbe davvero pensato di essere stata fortunata.
Cercò di pensare alla Wolfrun di tre anni prima. Cosa avrebbe fatto? Non che ne andasse fiera, di quella Wolfrun. Ma non badò a quel pensiero. Era la Wolfrun di cui aveva bisogno in quel momento.
Cercò di alzarsi in piedi. Appoggiare il piede le faceva male, così appoggiò solo un po' la punta e si appoggiò con la mano aperta al tronco di un albero.
"No, non alzarti. Dovresti..." disse la ragazza che si era alzata con lei.
"Non preoccuparti. Sto bene" le rispose Wolfrun. Si guardò intorno, ma fece fatica a orientarsi. "Sai indicarmi la direzione per tornare dagli altri? A Berlino centro?" chiese la ragazza che la guardava ancora con la bocca aperta.
Stava per rifare la domanda quando arrivarono altri ragazzi.
"Ti sei svegliata, per fortuna" disse una voce preoccupata alle sue spalle. Si girò verso la voce e li vide: uno dei fratelli della ragazza e Gotz, di Tegel. Il ragazzo lupo più grande doveva avere la sua età o se non l'aveva mancava poco e intanto era più alto di lei.
"Sei arrabbiata?" chiese Gotz, parlando ancora mentre la guardava senza cattiveria e senza paura. La sua era una domanda tranquilla.
"Dovrei?" domandò la ragazza.
Lui alzò la spalla. "Ti abbiamo distratto e Roberto ti ha colpito. Non è stato bello da vedere. Non penso sia stato bello neanche da subire" ammise.
Già. Però Wolfrun non si sentiva arrabbiata. Davvero. Si sorprese della cosa. Un tempo se la sarebbe presa con chiunque per qualsiasi motivo. Scosse la testa.
Lui annuì serio e andò a sistemare la legna vicino al fuoco.
Aveva scambiato poche parole con loro subito dopo aver ripescato Anneke dall'acqua. Beh, dopo che loro avevano ripescato lei e Anneke dall'acqua. Le avevano raccontato di come Roberto e Claudia avessero 'reclutato' Tegel e di quello che Claudia aveva fatto a Caspar. Per quello sapeva di Claudia quando aveva parlato con Roberto ai campi.
Ma ora aveva bisogno di più informazioni. Più informazioni su Roberto. Così che il Maggiore Clarke non dovesse più dubitare delle sue parole. Si risedette un attimo vicino al fuoco a riposare la gamba e poi, dopo una mezz'oretta e il famoso decotto della ragazza, si alzò dicendo che tornava a Berlino centro. Loro la guardarono straniti.
"Non puoi andare via in queste condizioni" disse il ragazzo lupo. Lei scosse le spalle. "Devo tornare da Anneke. Non la vedo da stamattina" rispose. Non poteva non tornare da lei.

"Anneke sta bene" disse Jakob ad alta voce. Aveva parlato nel momento in cui erano arrivati, lui, Louis, Britta e i gemelli dei ragazzi lupo, vicino al fuoco. Wolfrun stava bene. Per fortuna. Zoppicava, ma stava bene.
Quando poi la ragazza si voltò verso di lui, sorrise ed esclamò: "Jakob!", saltandogli al collo, lui fu felicissimo.
No. Jakob se l'era solo immaginato. Lei non lo fece. Non sorrise e non sembrava neanche felice di vederli.
Quello che disse fu: "Principessa, ce ne hai messo di tempo a cercare aiuto. Quell'idiota avrebbe potuto farmi fuori e accendere la pira, in tutto questo tempo!"
Oh. Wolfrun stava bene sì. Jakob sorrise.

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