7. Il segreto di Christa

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Jakob seguiva Louis velocemente.
Stavano andando verso il ritrovo vicino ai campi, dove si incontravano tutti. Si lavorava nei campi, si aggiustavano le cose, i ragazzini venivano tenuti d'occhio e ognuno aiutava in quello che poteva. Il francese era nervoso dalla sera prima. Jakob non aveva capito cos'era successo. Ma sapeva che era successo qualcosa. Con Nora? Sospirò.
Quando arrivarono al ritrovo molti ragazzini più piccoli erano seduti all'ombra di un grande albero, mentre Nora, Christa e Timo controllavano i campi.
Nina era seduta da sola sotto un altro albero a leggere un libro. Quando si avvicinò a lei, vide che il titolo del libro era 'Peter Pan'. Sorrise.
Lei alzò lo sguardo e gli sorrise senza dire niente: Nina non parlava quasi mai.

A Nina piaceva Jakob. Tanto. Lui era buono. Ed era bello. Non bello quanto Bernd. Ma buono quanto lui, sì. Gli sorrise e tornò a leggere Peter Pan.
Le piaceva anche Peter. Era un bambino coraggioso e sapeva volare. Anche a lei sarebbe piaciuto saper volare. Ed essere coraggiosa. Ma non lo era.
Nina si immaginava Peter tutto blu. Un bel blu turchese. Il colore più bello di tutti. Jakob si avvicinò a lei e si accucciò vicino all'albero. Anche Jakob era blu. Un blu chiaro, luminoso e quasi trasparente. Brillante e lucidissimo.
"Stai bene, Nina?" le chiese. Lei tirò su la testa e annuì. "Sono contento. Sono felice quando stai bene" disse e sorrise ancora.
"Tu stai bene?" sussurrò Nina a Jakob. Lui si stupì e la guardò stranito. Effettivamente non rivolgeva mai la parola a nessuno, lei. Ma Jakob era speciale. Di lui si fidava. E quella domanda la facevano tutti. Era una domanda che andava bene. Gli sorrise, aspettando la risposta.
Lui annuì e disse: "Ma sì, dai". Nina inclinò la testa per guardarlo, curiosa: o si stava bene o no.

Jakob si sentì a disagio. Era difficile interagire con Nina ma, di solito, bastava andare sul sicuro, fare domande brevi e che esigevano risposte brevi.
Lei lo aveva stupito. Ma sorrise. Gli venne fuori quella frase un po' così e lei si era confusa. Ok, poteva riprovarci.
"Sì, scusa: sto bene" rispose e il suo sguardo volò, senza sua intenzione verso Wolfrun, qualche albero più in là. Era seduta per terra con dei bambini. Bambini? Bambini con Wolfrun?

Nina guardò nella stessa direzione di Jakob e vide Wolfrun. Si ricordava di Wolfrun. L'aveva vista tempo prima. Prima che lei partisse con il dirigibile e Jakob. Era una ragazza strana. Ma anche lei era blu. Blu scuro scuro. Era quasi nero, ma Nina vedeva benissimo il blu. Come il cielo nelle notti di agosto. Perché Jakob la guardava? Tornò a guardare lui, che guardava ancora la ragazza. I suoi occhi erano blu. Nina sapeva perfettamente che Jakob non avesse gli occhi blu. Ma diventavano blu quando guardava Wolfrun. Era una bella cosa.
Tornò a leggere. Peter ora avrebbe volato sulla barca dei pirati.

Nina era tornata a leggere e non lo stava più calcolando. Sorrise: andava bene così. Se Nina era tranquilla, lo era anche lui.

***

Wolfrun tirava la collana di conchiglie che aveva al collo. Le dava fastidio sull'osso della clavicola. Continuava a pungerla, nonostante la facesse girare.
Dopo la chiacchierata al tavolo della colazione, Anneke le aveva chiesto di indossarla. A lei non piaceva molto, quella collana. Ma Anneke l'aveva fatta per lei e lei non aveva il coraggio di dirglielo. Due o tre dei bambini più piccoli, sette, otto o forse nove anni, la guardavano: la sua collana piaceva molto.
Poi una bambina, forse Ulrike, le chiese se potesse vederla. Lei la sfilò e gliela diede.
"Cosa sono questi?" chiese indicando le conchiglie.
"Sono conchiglie" rispose Wolfrun, un po' stupita. La bambina la guardò corrugando la fronte. "Si trovano sulla spiaggia, di solito. Prima contenevano le vongole, poi quando le vongole muoiono, le conchiglie si staccano e vengono portate dalle onde fino alla spiaggia".
La bambina la guardava curiosa, ma senza capire appieno. Le conchiglie... forse loro non sapevano cosa fossero. Guardò Anneke e le sussurrò: "Possiamo dare le conchiglie a questi bambini? A Lemnos poi ne facciamo ancora...", e lei annuì. Ok.
Prese la collana dalle mani della bambina e anche il braccialetto di conchiglie, tirò fuori il coltello e spezzò lo spago che teneva insieme i gusci e li fece cadere davanti a sé. I bambini si avvicinarono e fecero cerchio intorno a lei. Arrivò anche il piccolo Abel che si sedette fra lei e Anneke e guardò le conchiglie.
"Potrei cercare dello spago e potremmo farne braccialetti" disse una voce. Alzò lo sguardo: Sabine. Era quella che stava sempre con i bambini. Wolfrun annuì, sembrava una cosa carina. La ragazza andò via e tornò dopo pochissimo con un grosso rotolo di spago.
Ai tempi del virus avrebbero ucciso per dello spago, ora... avrebbero fatto braccialetti. Che strana la vita. Spezzò lo spago in più parti con il coltello e Sabine diede un pezzo di spago a ogni bambino e spiegò come infilare una conchiglia per ogni braccialetto.

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