Rimpianto

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Marinette sedeva sul bordo del cigolante e disfatto letto di Luka, assorta nei propri pensieri e preoccupazioni, mentre il ragazzo si trovava in cucina, intento a preparare una tisana e qualcosa di dolce per rimetterla in sesto.

"Sono un disastro, gli sto rendendo la vita un inferno" pensò lei.

Scrutò attentamente la stanza dell'amico. Emanava un inconsueto miscuglio di calore e freddezza.
Se ci si fosse soffermati nell'ascolto l'orecchio avrebbe potuto percepire non solo della musica in lontananza, ma anche dei suoni sgraditi, come lo strombazzare delle macchine e il chiacchiericcio generale del quartiere.
La prima volta che Marinette mise i piedi nell'appartamento non seppe spiegarsi il motivo per cui Luka avesse scelto la zona più trafficata della città nella quale abitare. Sentiva che non era il luogo adatto ad un'anima tranquilla come la sua, ma egli le aveva detto che era un modo per non sentirsi mai solo e che gli avrebbe giovato nell'acquisire l'indipendenza. Dopotutto bisogna affrontare di petto le situazioni che si ritengono sconvenienti, e vivere in un ambiente totalmente differente dai propri canoni ne era un eccellente esempio.
Il coraggio di un uomo si misura attraverso la fermezza e volontà di scavalcare i propri limiti.
Allora lei doveva essere una codarda.
Le paure si impossessavano del suo corpo e della sua mente, le toglievano il respiro, come se fosse in balìa di una tremenda mareggiata, impossibilitata dall'uscirne indenne.
I giorni in cui affrontava a testa alta e spavalda le avversità sembravano lontani, quasi appartenenti ad una vita precedente. Forse non era stata per nulla capace da eroina e l'aver eliminato fisicamente e metaforicamente la maschera era servito a risvegliarsi.
Durante il primo combattimento era stato Chat Noir a credere in lei, nell'ultimo i ruoli si invertirono.
Il rimorso la tormentava da quella decisione, insieme alle ultime parole del biondo, pesanti e martellanti alle tempie. Non si era permessa di decifrarle, eccessivamente complicato e spaventoso. Decise che le avrebbe scacciate finché non avrebbe trovato risposta, quindi le mise sotto chiave nei cassettini della memoria, cosciente del fatto che, presto o tardi, sarebbero ricomparse a chiedere ciò che gli spettava di diritto.
La ragazza affondò il viso nelle delicate e tiepide mani.
Sobbalzò alla percezione di alcune dita sulla sua spalla sinistra.
Era Luka, il quale manteneva in perfetto equilibrio sul palmo destro un vassoio contenente una tazza e dei biscotti al cioccolato che poggiò sul tavolino a lato.
Marinette allungò un braccio in direzione del manico laterale della tazza.

«Ti ringrazio» gli disse.

Luka alzò leggermente il riscaldamento.

«Perché non resti a dormire qui?» le chiese.
«Non ce n'è bisogno, hai già fatto il possibile, non voglio causare ulteriori problemi» gli rispose soffiando all'interno della tazza.
Il giovane rimase a braccia conserte davanti a lei: «Esattamente che tipo di problemi mi causeresti?»

Marinette lo fissò. Odiava e adorava gli occhi di Luka, parevano scrutare il suo labirinto interiore costituito da insicurezze, confusione, imbarazzo e affetto. Avvertiva di essere nuda e fragile, una sensazione per niente gradevole, ma contemporaneamente non poteva farne a meno, la incantavano e intrappolavano.
Che fosse uno stregone in incognito?
No di certo.
Avrebbe altri compiti da svolgere anziché badare ad una bambina nel corpo di una venticinquenne.

«Di qualsiasi genere» terminò lei, distogliendo lo sguardo e sorseggiando il liquido.

Luka stette zitto qualche secondo, costringendo la corvina a sollevare gli occhi verso i suoi.

«Mentire non ti servirà»
«Non stavo mentendo!» esclamò lei arrossendo «solo che...»
«Solo che?» continuò lui.

"Diamine, viso d'angelo e occhi da diavolo tentatore" pensò lei.

Dietro il veloDove le storie prendono vita. Scoprilo ora