Desiderio

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[Attenzione, il seguente capitolo contiene contenuti semi espliciti]

Il profumo di lavanda diffusosi in tutta la cucina arrivò a sfiorare la porta della camera di Luka, dentro la quale Marinette, avvolta nelle coperte, stava facendo un sogno ricorrente.

"«Ascolta» le disse Adrien afferrandole con le dita sporche di sangue il polso «non è colpa tua, non pensarlo neanche per un istante»
Ladybug singhiozzava: «Guarirai, maestro Fu troverà un rimedio» gli disse mentre il lucky charm emanava una luce biancastra intensa.
«Non c'è più niente che si possa fare» cercò di sorriderle «lasciami andare»
«Non posso, non ora che le maschere sono calate, non sopravvivrei» gli disse chinando la fronte contro la sua e facendo colare le lacrime sul viso dell'eroe.

Lo yoyo incantato fremeva.

«Sei un'eroina dalla forza e dal coraggio ineguagliabili, una ragazza dalla gentilezza inusuale, mi hai aiutato molte volte sia in vesti civili che da supereroe, ti ho amata in tutte le tue sfaccettature e continuerò a farlo ovunque il destino mi porterà» le disse asciugandole con un dito le lacrime, ma queste scendevano senza sosta «tu devi vivere per diffondere il messaggio di speranza alle future generazioni, devi vivere perdonando mio padre come ho già fatto io, non cercare vendetta te ne prego, devi vivere per me e devi vivere perché...»

La giovane non si accorse che il ragazzo per un attimo aveva spostato lo sguardo in un punto ben preciso.
Adrien strinse la presa sull'avambraccio di lei e sollevò leggermente il collo per raggiungerle l'orecchio.
Sibilò una frase, la baciò per l'ultima volta e accolse la morte con un'espressione appagata.
L'urlo di Ladybug si levò alto al cielo".

Marinette si risvegliò tremante e grondante di sudore.
Il cuore le batteva all'impazzata e ci mise un minuto a riprendere realmente consapevolezza.
Si costrinse ad alzarsi.
Non l'avesse mai fatto.
La testa le girò e dovette aggrapparsi alla scrivania per evitare di cadere a terra come un sacco di patate.
Se non lo avesse saputo avrebbe dedotto che le fosse capitato per essersi sollevata troppo velocemente, ma no, era un altro attacco di panico.
Le orecchie iniziarono a fischiare.
Non era a casa, quindi l'unica cosa che le venne in mente di fare fu avvicinarsi alla porta, aprirla e urlare il nome di Luka, prima di perdere completamente i sensi.
Luka era ai fornelli quando avvertì il grido di Marinette e, noncurante dell'acqua che stava bollendo e avrebbe potuto versarsi fuori, si precipitò su per la rampa, scorgendo il braccio della ragazza su di uno scalino.
In men che non si dica la soccorse.
Ella acquisì coscienza dopo qualche minuto.
Distesa sul letto non ricordava l'accaduto, ma notò di avere nella lingua un oggetto molliccio e zuccherato: una caramella.

«Ti diverti a farmi prendere dei colpi, vero?»

Il ragazzo era seduto accanto a lei su uno sgabello.

«Che è successo?» disse lei stordita.
«Ti ho trovata nelle scale»

Improvvisamente le affiorò il ricordo.

«Mi dispiace» gli disse con un filo di voce.

Luka le porse un bicchiere con dell'altro zucchero: «Non preoccuparti, su, bevi, in questo modo la pressione salirà e ti sentirai meglio»
«Ti ringrazio» gli rispose, e bevve tutto d'un fiato il miscuglio.
«Capisci ciò che intendevo qualche ora fa?»

Marinette annuì.
Luka le abbozzò un sorriso, ma alla ragazza parve di vedere i suoi occhi lucidi.

«Hai una pazienza infinita, ti ammiro» ammise lei poggiando il mento sulle ginocchia.
«Non direi» le rispose, spingendo lo sgabello avanti «so bene che sei soggetta a cali di pressione»

Dietro il veloDove le storie prendono vita. Scoprilo ora