4. Il reparto

29 8 11
                                        


No, non può essere morta. Non deve esserlo. Non avrebbe senso.

Sono ancora ferma a guardare l'edificio quando Sabina mi tocca il braccio e mi ripiglio. Mi fa cenno con la testa di avvicinarci. Io non ne sono troppo convinta. Un po' perché mi ricorda il nonno e un po' perché mi incute timore. Ma la mia amica è molto più razionale di me. Per fortuna.

"Lì fanno le autopsie, non è dove espongono le salme. Non può entrarci chiunque" Oh. Non ci avevo pensato. Mentre ci avviciniamo, senza pensare al fatto che lì dentro i morti sono nudi e tagliuzzati invece che puliti e preparati per il lungo sonno, la porta dove è sparito Stefano si riapre di colpo e lui esce, incazzatissimo, parlando al telefono.

Riusciamo appena a spostarci dietro una siepe per nasconderci, ma lui sembra così preoccupato e arrabbiato che non si sarebbe accorto di noi neanche se gli fossimo passate attraverso. Lo seguiamo a distanza mentre urla nel telefonino: "Avevi detto che eri al lavoro! Avevi detto che..." Poi si guarda intorno e abbassa la voce. Non riusciamo più a sentire quello che dice, così ci avviciniamo ancora.

"Ho bisogno di parlarti. Quando ci vediamo? Cosa faccio se lei dovesse..." Un'ambulanza sfreccia lungo la strada che costeggia il cortile dell'ospedale a sirene spiegate e non riusciamo più a sentire cosa dice. Ma lui continua a camminare e noi lo seguiamo.

Quando arriva davanti alla porta di una costruzione, si ferma e finisce la telefonata prima di entrare. Guardo Sabina. "Che reparto è quello?" Lei alza le spalle. Ne sa poco quanto me, di ospedali. "Ci sarà un cartello da qualche parte, no?"

Ci avviciniamo alla porta dove è entrato Stefano e ci guardiamo intorno. Niente. "Sarà scritto dentro" Sabina apre la porta ed entra. Spalanco gli occhi. Ma cosa fa? Ma... così? Si potrà entrare così?

Entriamo. Beh, Sabina entra, io le corro dietro per non rimanere da sola. Appena dentro, ci troviamo davanti una grossa porta, le scale e gli ascensori che portano al primo piano, alla nostra sinistra. Mi avvicino alla porta per leggere quello che c'è scritto, visto che l'edificio è un po' vecchio e la porta è coperta da un telo, probabilmente per ristrutturare il muro. Non faccio neanche in tempo a leggere perché sentiamo la voce di Stefano venire dal piano. Sta imprecando. Ci giriamo tutte e due verso le scale e scattiamo in avanti senza neanche pensarci.

Sabina arriva al primo piano prima di me. Sento Stefano rivolgerle la parola e mi blocco contro il muro. Non voglio farmi vedere da lui. Potrebbe riconoscermi e insospettirsi. O io potrei diventare più paranoica. Più di come sono già.

"Rianimazione? No, io cercavo il reparto maternità. Mia zia ha appena avuto un bambino" Sento Sabina rispondere a Stefano. È così brava lei a inventare scuse, gliel'ho sempre invidiata quella capacità, soprattutto a scuola. Soprattutto durante l'ora di Scienze.

Scendo di un gradino restando con le spalle contro il muro. Non so neanche perché visto che non serve a niente. Se Stefano si affacciasse sulla tromba delle scale, mi vedrebbe comunque. Spero che Sabina lo tenga lontano dal pianerottolo. Sento Stefano risponderle che non può aiutarla e una porta che si apre e si chiude. Poco dopo la mia amica si affaccia sulle scale.

"Rianimazione. Che tipo di reparto è?" Alzo le spalle. Che ne so io? Lei si rivolta verso la porta e dice: "Potremmo andare a vedere"

Invece a me non sembra una buona idea. Sempre perché sono coraggiosa. Sto per dirlo a Sabina quando lei intuisce e mi guarda alzando un sopracciglio. "DEVI andare a vedere" Sbuffo. "C'è lui là dentro. Non voglio andarci" Eccomi qui. La bambina codarda. Gli occhi di Sabina mi guardano. Quando eravamo in prima media quegli stessi occhi mi hanno convinto a rubare i dolci che la prof di matematica teneva nel cassetto della cattedra. All'epoca non sapevo a cosa stessi andando incontro. Ora sì.

Flashback (in revisione)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora