12. Il ticchettio della pioggia

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"Si può sapere dove cazzo sei sparita?"

La voce di mia sorella mi rimbomba nelle orecchie. Dovrei sgridarla per aver detto una parolaccia, ma taccio. Allungo la mano nella tasca della giacca posata di fianco a me e tiro fuori il telefono. Ho diciotto chiamate perse da Cristina. Cavolo! Non me ne sono accorta.

"Scusa, Cristina, non ho sentito il telefono..." inizio a scusarmi, ma lei mi interrompe subito: "Sei fortunata che sono venuta io in camera tua e non la mamma, altrimenti sai che casino sarebbe scoppiato?" Mia sorella sospira e io capisco che un po' si è preoccupata davvero. "Cosa le hai detto?" mi informo, prima di chiedere qualsiasi altra cosa.

Cristina si scandalizza e grida: "Ma niente! Ti ho parato il culo, Nicole! Anzi, dovresti ringraziarmi" Ok, ha perfettamente ragione. "Oh, certo. Grazie, io..." il mio tono si abbassa un po' e cerco quasi di nascondermi mentre le parlo. Lancio un'occhiata a Leo, ma lui si finge interessato al cartoncino del menù e non mi guarda. Chissà se lo sta facendo perché sa che mi sentirei in imbarazzo se mi guardasse...

"Ascolta, non so cosa potrebbe succedere se la mamma decidesse di entrare in camera tua, perciò vedi di tornare subito a casa, ok? Io non ti copro più" Va bene, va bene. Chiudo la telefonata promettendole di tornare presto e restituisco il telefono a Leo. "Ora devo proprio andare" Mi alzo dal tavolo e afferro la giacca.

Lui si alza con me. "Ti accompagno" Non dico di no, perché effettivamente, se mi accompagnasse lui, arriverei a casa in poco tempo e non posso permettermi di perdere questo lusso, così annuisco. "Grazie".

Quando usciamo dal pub, ci rendiamo conto che ha iniziato a piovere e siamo tutti e due senza ombrello. Decidiamo di fare una corsa fino alla macchina e saliamo in macchina eccitati e zuppi d'acqua. Lui mette in moto mentre io ancora ridacchio un po' istericamente e guardo fuori dal finestrino, mentre l'auto lascia il parcheggio.

"Dove abiti?" mi chiede, voltandosi verso di me. Glielo spiego e lui gira in una via sulla destra. In meno di dieci minuti siamo sotto casa mia. Sta ancora piovendo e mando un messaggio a mia sorella per dirle che sono sotto la finestra e le chiedo di aprirmela. Mentre aspetto la sua risposta Leo mi chiede se è tutto confermato per domani. "Certo" dico, cercando di tirarmi su il cappuccio della felpa visto che fuori piove ancora.

Il cellulare che ho appoggiato sul cruscotto vibra, segno che Cristina mi ha risposto e tutti e due ci allunghiamo a prenderlo. Quando quasi ci scontriamo, lo afferro velocemente e Leo si scusa. Cavolo com'è gentile, altro che i ragazzi in classe da me! Alzo gli occhi su di lui e sono così contenta che ci sia tutto questo buio, perché sento le guance scaldarsi. Sto arrossendo. No, no, no. Cavolo, no.

Leo non se ne accorge, perché mi guarda intensamente e per un attimo, visto che siamo ancora così vicini, penso voglia baciarmi. Siamo a un soffio l'uno dall'altra e non è che me lo immagino per niente, visto che lui si avvicina ancora. Quando è così vicino da non poter far nient'altro, io sono completamente imbambolata.

Niente e nessuno potrebbe distrarmi da questo ragazzo, penso mentre il ticchettio della pioggia sul vetro mi coccola come la colonna sonora di un film romantico. Sto per chiudere gli occhi mentre il mio cuore si dibatte furiosamente come se volesse scappare dal mio petto, quando il mio telefono vibra ancora e cavolo, sembra più rumoroso di un terremoto. Apro gli occhi e vedo Leo farsi indietro. No, no! Cavolo!

"Mmm" mormoro, cercando di togliermi dall'imbarazzo guardando il telefono e odiando profondamente Cristina. "A domani?" mi chiede lui, visibilmente a disagio. Annuisco senza dire niente e lo saluto prima di scappare dall'auto, perché è proprio quello che faccio, scappare, tanto che non sento neanche la sua risposta.

Flashback (in revisione)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora