"Dove stai andando?" mi richiede Stefano quando non rispondo la prima volta. Non mi sento bene. Ho paura di parlargli e ho paura di quello che mi dirà. O di quello che mi farà. Mi guardo il braccio. Ho un livido grosso come un mandarino. 'So' che me l'ha fatto lui. E ho paura. Non come quando mi ha spinto contro al muro. Questa volta ho paura davvero.
Apro la bocca per rispondergli, ma lui si è già alzato e sta girando intorno al letto per raggiungermi. Io sono in piedi con ancora il lenzuolo intorno al corpo e non mi muovo. Lo vedo arrivare e cerco di spiegargli: "Sto andando in bagno. Davvero. Non vado da nessuna parte".
Lui per un attimo si ferma e mi scruta. Io ho sempre più paura. I suoi occhi sono di ghiaccio. Non mi stupisco. Non è la prima volta che gli vedo quello sguardo. Lo so. E so anche che mi fa paura, che quando mi guarda così non si mette bene.
Si avvicina ancora e io indietreggio. Quando sbatto contro il muro, lui ghigna. Ghigna in un modo orribile, come un mostro. Io sento il sangue defluirmi dal viso e vedo lui avvicinarsi lentamente. Appoggio la testa al muro per guardarlo e lui si avvicina ancora.
"Torna a letto" Ma io, per la prima volta, sento un moto di rabbia scuotermi. "No. Vado in bagno" Non lo vedo arrivare ma, ancora, so che sarebbe successo. Un violento schiaffone mi smuove la faccia, la testa, il collo e io cado per terra. Lo guardo dal basso e sto per alzarmi...
"Nicole, Nicole. Ti prego, svegliati" Guardo Sabina, che mi osserva con gli occhi spalancati e luccicanti. Devo averla spaventata. "Che succede?" quando finalmente parlo lei mi salta addosso e mi abbraccia. "Oddio, che brutto! Nico, stavi tremando tutta e stai piangendo" Mi prende la mano, me la porta sul viso e io mi accorgo che effettivamente le mie guance sono bagnate. Di nuovo. Ogni volta che rivivo questi flashback piango come una fontana. Mi ero scordata di dirglielo. Poverina, si deve essere spaventata davvero.
Sono comunque ancora frastornata. È stato molto più... intenso delle altre volte. Di più in tutti i sensi. Più terrificante, più pauroso, più forte... effettivamente mi sento ancora tremare. Riesco a malapena ad aprire la bocca "Mi ha picchiato. L'ha picchiata" Mi correggo subito dopo.
Sabina si porta una mano alla bocca. "Davvero? Lui... Lui..." Annuisco "Mi ha dato uno schiaffo così forte che sono caduta" Vedo l'indignazione negli occhi della mia amica. "Dobbiamo trovarla. Dobbiamo scoprire se sta bene" Annuisco ancora perché è la stessa cosa che ho pensato io.
"Ma come facciamo a trovarla?" Lei batte le mani. "Semplice. Troviamo Stefano" Sì come se fosse facile. "E poi?" Ma Sabina è già uscita dal bagno. Lei è molto più attiva di me. Io sono codarda, paurosa e vigliacca, penso duemila volte prima di fare qualcosa (e quattromila dopo averla fatta) quanto Sabina è audace, impulsiva e temeraria. Forse è per questo che andiamo così d'accordo. Gli opposti si attraggono.
Lei mi sorride girandosi mentre cammina "Poi ci inventeremo qualcosa. Prima lo troviamo e poi ci pensiamo" Ecco, appunto, come dicevo. Impulsiva e istintiva. Io ci ho messo due settimane a raccontarle questa cosa strana che mi succede e lei, probabilmente avrebbe già risolto tutto in due giorni. Sospiro e la seguo in classe.
***
Nel pomeriggio andiamo dalla zia di Sabina. Lei è gentilissima, ma resto da sola con lei per troppo poco tempo per dire se è più brava di Grimini. Ma la seduta non mi pesa. Riesco a confidarle dei flashback abbastanza velocemente, sarà perché mi ispira fiducia o perché sorride senza farmi troppe domande, alla fine le riesco a raccontare praticamente tutto. Di Stefano, della tipa che viene picchiata e che sembro io, nei flashback, ma non lo sono.
L'unica cosa che non le dico è di aver incontrato Stefano di persona. Questo per ora ho deciso di tenerlo per me. In compenso le ho detto che Grimini mi ha consigliato di fare una terapia di ipnosi.
"Ma tu non sembri d'accordo" dice, guardandomi dritto "No. Mi sembra stupido. Non sono ricordi miei" Lei annuisce, ma in maniera strana. Oddio ecco, è uguale a Grimini, penso. Ho solo perso tempo venendo qui. "E invece chi lo sa? Potrebbe essere utile. Io non lo escluderei. Però potremmo provare prima qualcos'altro, se non sei convinta. Che dici?" ora sorride come prima.
Mi piace detto così. Potrei farlo, ma solo se voglio. Forse aveva detto così anche Grimini, ma sicuramente me l'ha detto diversamente, non sembrava una cosa a cui potessi dire di no. O forse ora mi sembra tutto così diverso perché l'ho detto a Sabina e perché ho scoperto che Stefano esiste davvero. Sospiro. Esiste davvero.
***
Il tempo non passa più. Sarà un'ora che siamo sedute qui su questa panchina verde davanti all'entrata dell'ospedale. Sabina chiacchiera come se dovesse perdere l'uso della parola da un momento all'altro e io invece sono nervosissima. Cosa devo fare se lui non si presenta? E cosa dovrei fare, invece, nel caso si presentasse? Saltargli al collo e chiedergli della ragazza che ha picchiato? Sicuramente tenterebbe di farmi rinchiudere in psichiatria. Cavolo, magari è il primario di psichiatria e così riuscirebbe anche a torturarmi per non farmi raccontare niente... Mentre penso questa cavolata, blocco Sabina intanto che racconta di Marco, il bello della 5F, per chiederle una cosa che mi è venuta in mente in questo momento. "E se lui fosse un dottore?"
Sabina mi guarda stranita "E che differenza fa? Se anche fosse un medico?" mi ripete la domanda. Alzo le spalle. Bo. I dottori mi inquietano. Come Grimini. "Stai tranquilla, te l'ho detto, devi andare da mia zia. Lei non è orribile come Grimini".
Sorrido perché effettivamente Elisa, la zia di Sabina, è stata veramente gentile e mi è piaciuta tantissimo. Sono sicura che Grimini non mi mancherà per niente. Guardare i tetti fuori dalla sua finestra probabilmente mi mancherà più di lui.
Stiamo giocando a tris sul telefono di Sabina, quando improvvisamente Stefano ci passa davanti. Se non avessi alzato lo sguardo non l'avrei neanche visto e saremmo rimaste qui per sempre. "È qui" sussurro a Sabina come durante l'ora di Scienze. Lei capisce al volo e si alza infilando il telefono in tasca.
Sabina mi fa cenno di alzarmi e la seguo velocemente mentre attraversa il cancello. Il cortile dell'ospedale è pieno di gente e lui cammina rapido e con sicurezza. Lo indico a Sabina, così può aiutarmi a non perderlo di vista. "Quello con la giacca verde?" mi chiede sottovoce. Ormai sembra che non riusciamo più a parlare normalmente quando la conversazione riguarda questo tizio.
Lo seguiamo per un po', giusto per capire dove sta andando. Io continuo a sperare che non lavori qui. Non mi va proprio di dover aspettare otto ore che stacchi il turno per scoprire qualcosa. Se invece fosse venuto a trovare qualcuno, farebbe presto. Magari fra mezz'oretta è di nuovo fuori e noi possiamo seguirlo fino a... Ehi! Cosa facciamo dopo? Dobbiamo seguirlo a casa?
"Ehi, Saby, cosa dobbiamo fare? Lo seguiamo a casa quando esce di qua?" Lei alza le spalle. "Intanto vediamo dove va. Poi ci pensiamo. Magari sì, lo seguiamo fino a casa" Sono quasi scandalizzata. Non pensavo che arrivasse a dirlo. "Vuoi davvero seguirlo? E se ci becca? E dopo che abbiamo scoperto dove abita?" Lei scuote le spalle e subito dopo indica qualcosa dietro di me. Mi volto. Stefano ha appena girato dietro al centro delle analisi. Se non ci sbrighiamo lo perdiamo.
Quando giriamo anche noi dietro la costruzione, per poco non mi si ferma il cuore. Lui non c'è. Non c'è più. Come il giorno prima. L'abbiamo perso. Non so perché, ma inizio ad agitarmi. Ieri non è stato così. Forse perché non sapevo tutto quello che so oggi, ma ieri non mi sembrava così tragico, averlo perso, mentre oggi... È una catastrofe. Ho quasi paura di scoppiare di nuovo in lacrime.
Poi vedo la sua giacca in lontananza. Ha allungato il passo. Prendo il braccio di Sabina e la strattono. Neanche mi rendo conto di correre e di trascinarla con me. È solo che non voglio perderlo ancora. Adesso è una questione importante. Una questione di vita o di...
Mi blocco quando lo vedo entrare nell'edificio sulla destra. So cosa c'è lì dentro. Ci sono passata davanti l'anno scorso quando è mancato il nonno.
È la camera mortuaria. Non riesco neanche a muovermi. Mi giro verso la mia amica e anche lei ha gli occhi spalancati.
"Saby... Non sarà mica... Morta?"
***Ecco un altro capitolo!!! E ora? Buona lettura a tutti e buon weekend!!! 😊
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Flashback (in revisione)
ParanormalLa storia partecipa al concorso "Pagine Magiche 2019" ideato da @Pagine_al_vento. L'inizio del prologo è comune per tutti e mi è stata data da Pagine_al_vento, da metà prologo in poi, la storia è mia. Nicole ha iniziato ad avere dei Flashback di cu...
