"Nicole!"
Mi blocco come se mi avessero sorpreso a rubare. Beh, effettivamente sembra una cosa sbagliata quanto rubare. Mi giro giusto in tempo per vedere un'infermiera che conosco avvicinarsi a me.
È Lisa, abita in fondo alla mia strada ed è una donna simpatica e gentile. Ha il camice bianco e il nome sul suo cartellino è leggermente diverso da come lo conosco io, ma anche una mia compagna di classe accorcia il suo nome composto, così non me ne sorprendo più di tanto.
"Cosa fai qui? Conosci qualcuno ricoverato?" Lisa ha una voce melodiosa e mi piace come mi parla, ha badato a me e a mia sorella quando eravamo più piccole e mi ha sempre ricordato una maestra d'asilo dolce e premurosa. Le sorrido involontariamente.
Poi il mio sorriso svanisce quando mi rendo conto che non conosco la tipa nella stanza. Non conosco nessuno. Nessuno a parte Lisa. E Stefano. A proposito, dov'è Stefano? Mi giro verso la porta della stanza delle infermiere. Lo vedo attraverso la porta socchiusa: sta discutendo con qualcuno, ma a bassa voce, così non capisco cosa si dicono.
All'improvviso un tremolio al petto mi annuncia un flashback. Sento di spalancare gli occhi e mi avvicino a una delle poltrone contro il muro. Cado seduta prima di rendermi conto di aver lasciato il corridoio...
Sono contro al muro. Stefano mi ha spinto. La sua mano è ancora sul mio petto. Il suo viso si avvicina al mio. "Avresti dovuto dirmelo prima. Non mi piace, questa cosa" Sta sussurrando e capisco subito perché lo fa: siamo in un luogo pubblico. Mi guardo intorno anche se subconsciamente so già dove siamo: è il parco vicino a casa mia. Io abito due strade più in là. Torno a guardare Stefano che mi tiene ancora la mano premuta sul petto e mi spinge contro il muro. Sembra il continuo dell'altro flashback. Improvvisamente, so che è così. E so cosa gli ho detto per meritarmi lo spintone. Una cosa grave? Assolutamente no! Durante la pausa pranzo sono andata a mangiare un panino con un collega al bar sotto l'ufficio. Ma quando gliel'ho detto, lui ha avuto questa reazione esagerata e mi ha spinto. Ora so che è solo la prima di tante altre. Di altre peggiori di questa.
Inaspettatamente la scena cambia e siamo a casa mia. Riconosco il mobile del salotto e sopra il divano c'è il quadro che ho preso in vacanza con mio fratello Leo, due anni fa. Non so come faccio a sapere queste cose, le so e basta, come tutto il resto. "Ti arrabbi sempre per delle cose stupide!" mi sento dire a Stefano. Ancora una volta sento il colpo arrivare. So già che sarà più forte della spinta contro il muro ma meno doloroso dello schiaffo in camera da letto. Ma mi colpisce comunque. "Sei tu, il problema, non io. Sei tu quella che fa tutte quelle cose... stupide. Non dovresti farle, sei una gran..." Il suo viso è sconvolto e sento di aver paura di ricevere un altro schiaffo misto alla consapevolezza che non succederà. Lui sbuffa e fa un passo indietro. Raccoglie la giacca dalla spalliera del divano e si gira verso la porta, poi ci ripensa e si rivolge di nuovo verso di me: "Sei tu. Se non lo avessi fatto, io non avrei dovuto dartelo. Pensaci, la prossima volta" E così dicendo apre la porta e se ne va.
Resto impalata a guardare la porta chiusa per un tempo indefinito, rimuginando sulle sue parole. Non è vero. Non ho fatto niente di male. No. No. O forse... Forse sì? NO!!! Una voce forte dentro di me rimbomba e mi fa sbattere da tutte le parti. Urla urla e si dimena, mentre il ricordo va avanti. Mi avvicino allo specchio in corridoio. Controllo il mio viso.
Una donna che conosco da una vita mi guarda. Mi guarda dallo specchio. Ma io in verità non la conosco. Non l'ho mai vista prima. Ma lei si conosce e con la consapevolezza di sapere perfettamente il viso che la accompagna da tutta la vita si avvicina allo specchio per controllare il rossore sulla guancia.
Non riesco a guardarle quella parte arrossata e mi concentro sul resto. È lei, la ragazza che è in ospedale. I capelli rossi, mossi e corposi, degni di una pubblicità dello shampoo, le circondano il volto e i suoi occhi, due occhi bellissimi, verdi e luminosi, come ogni ragazza ha desiderato avere, almeno una volta nella vita, mi guardano e si studiano la guancia, che viene sfiorata dalle sue dita. Le mie dita. Sul polso destro ha una lettera tatuata. Una C, una lettera fatta di piccole linee curve armoniose che abbraccia quell'ossicino sporgente. È bello, sembra uno di quei tatuaggi esotici con l'henné che la ragazza del negozietto sotto casa fa per pochi euro. Guardo ancora lo specchio ma l'immagine velocemente si appanna e sbiadisce.
"Nicole, stai bene?" Lisa adesso mi guarda preoccupata. Merda, merda. Ora mi prenderà per matta anche lei, come i primi giorni. Mi asciugo una lacrima. Sono riuscita a non piangere a dirotto, come se riuscissi pian piano ad abituarmi a tutte le emozioni che sento.
Lisa mi guarda ancora, con la faccia confusa e subito sentiamo, tutte e due, la voce di Stefano che si lamenta. Ci voltiamo verso di lui e io dico sottovoce: "Lui non mi piace" Lei alza un sopracciglio e poi annuisce senza dire niente. Improvvisamente coraggiosa, le prendo una mano e dico sottovoce "Vorrei vedere lei. Posso entrare nella sua stanza? È importante" Con il capo indico la porta della stanza che poco prima stavo profanando.
"La conosci?" sto per scuotere la testa, ma riesco a fermarmi. "Non la conosco... bene" Mi correggo mentre parlo. In fin dei conti non è una bugia. Non proprio. "È in coma, vero?" sono riuscita ad arrivare a quella consapevolezza solo guardando attraverso la porta socchiusa? O so qualcosa di più? Lei annuisce, ma appena appena, come se non potesse parlare.
"Posso vederla lo stesso? Per vedere come sta?" lei si volta verso Stefano, che viene accompagnato verso qualcun altro. Avrà voluto vedere un dottore? Sarà preoccupato per lei? O la sua è solo scena? È preoccupato che possano scoprire quello che le faceva?
Lisa però è una persona intelligente e non fa tante domande, annuisce e mi dice che devo indossare le protezioni, per poter entrare nella stanza. La seguo e mi lascio vestire. I calzari sulle scarpe, la cuffia sui capelli, la mascherina, per non parlare del camice protettivo. Dubito che anche mia madre riuscirebbe a riconoscermi qui sotto, combinata così.
Seguo ancora docilmente Lisa che mi riaccompagna verso la stanza della mia amica C. Non so come altro chiamarla. So che la C è l'iniziale del suo nome ma mi innervosisco perché non conosco il resto. Come è possibile che io sappia una cosa così importante, ma allo stesso tempo così inutile? Quale sarà il suo nome? Chiara? Cristina? Carola? Vorrei chiedere a Lisa come si chiama la ragazza, oppure cercare di imbrogliarla per farmelo dire di sfruso, ma, come dicevo, sono troppo poco coraggiosa per una cosa del genere.
L'infermiera apre la porta per lasciarmi entrare e mi sorride quando vede la mia esitazione. Poi qualcuno la chiama e lei esce dalla stanza senza chiudere la porta.
Mi avvicino al letto. C ha una mascherina sul volto e i tubi che avevo visto attraverso la porta socchiusa si collegano a un macchinario che sibila il famoso bip disturbatore. Faccio un altro passo e riesco a toccare il copriletto in fondo al letto. Guardo le braccia, stese e immobili al lato del suo corpo. Lo sguardo mi cade sulla mano destra. Il tatuaggio con la C è lì. È lei. Come se avessi dovuto avere una conferma, dopo tutto quello che ho visto, che ho sentito, che so.
Con un altro passo mi avvicino e senza pensarci faccio una cosa assurda: allungo una mano e tocco la sua. Niente. Non succede niente. Scuoto la testa sconsolata. Perché pensavo che sarebbe successo qualcosa di grandioso? Una scossa, una vibrazione, un cataclisma, un fulmine, qualsiasi cosa. E invece non è successo niente. Sospiro. Ma allora perché sono qui? Cosa devo fare?
"Ciao, cara" Mi giro di scatto verso la porta, che è rimasta aperta. Una signora, una signora anziana a giudicare dalle rughe profonde che vedo sulla fronte e intorno agli occhi, mi sta sorridendo. So che mi sorride perché le sue guance si tendono e prendono una forma che mi sembra di conoscere, sotto la mascherina.
"B... B... Buonasera" Riesco a dire. Stefano entra nella stanza subito dopo, insieme a un'altra persona. Un ragazzo. Un ragazzo con gli stessi occhi verdi della mia amica C. Tutti e due mi guardano e osservano la mia mano sulla mano della ragazza stesa a letto. Colpevole, la ritiro velocemente.
"E tu chi sei?" il tono di Stefano è duro e fa quasi paura. Non si è ancora calmato. Probabilmente si è arrabbiato per qualche sciocchezza e non è riuscito a sfogarsi con nessuno, così è ancora nervoso. Stupita da questo pensiero sto per parlare quando la signora accanto a me dice: "È la fidanzata di Leo"
Mi giro di scatto verso di lei. Cosa ha detto?
***Eccoci qui con un altro capitolo!! Vi è piaciuto? Se sì, lasciatemi un commento e una stellina. Grazie a tutti
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Flashback (in revisione)
ParanormalLa storia partecipa al concorso "Pagine Magiche 2019" ideato da @Pagine_al_vento. L'inizio del prologo è comune per tutti e mi è stata data da Pagine_al_vento, da metà prologo in poi, la storia è mia. Nicole ha iniziato ad avere dei Flashback di cu...
