Dopo questo breve excursus, che per fortuna per me poi non fu solo tale, riprendiamo da dove mi ero interrotta. Come dire, era una storia strana che forse non si meritava nemmeno l'appellativo di "storia" dato che appunto, riprendendo le sue stesse parole "a me non piacciono le date", noi non ci eravamo mai dati un vero e proprio inizio. Lui aveva detto che questa nostra nuova "cosa" avrebbe semplicemente accentuato la nostra amicizia, ma io non vedevo nulla di tutto ciò.
Il fatto è che lui mi manca tremendamente, so che da un momento all'altro lo perderò.
Passò un mesetto circa e la situazione era sempre più o meno la stessa: io follemente innamorata e lui che non si pronunciava. Era più misterioso del solito.
Ero convinta mi avesse presa per uno dei suoi tanti giochi, ma da un lato riflettevo e mi auto convincevo che non avrebbe mai potuto farlo, non lui, non il Tay che conoscevo io; forse quello che conoscevano gli altri, il ragazzo senza cuore, senza sentimenti, il ragazzo stronzo e menefreghista. Sí, forse quel Tay l'avrebbe fatto, anzi quasi sicuramente; ma non il mio, no.
Sono davvero sicura? ..Lo spero con tutto il cuore perché se non fosse così probabilmente non ce l'avrei nemmeno più, un cuore.
Mi voleva bene, forse non quanto gliene volevo io, ma mi voleva bene.
Scherzi?! Ha distrutto il sopracciglio ad uno che per sbaglio ti si era avvicinato in discoteca! Cazzo certo che ci tiene! Ci tiene, eccome.
Sorrido come una stupida al ricordo di questi brevi flashback.
Ho provato più volte più volte a parlargli della situazione ma era un po' tutto inutile, tempo perso con lui: mi diceva di tacere, avvicinava le dita alla mia bocca e un istante dopo mi ritrovavo le sue labbra sulle mie, la sua lingua ad incrociarsi con la mia. E quel piercing, quel suo dannato piercing sulla lingua!
S p e t t a c o l o :) Ok basta, giuro. Basta.
Perché forse solo dopo svariati di questi loop capii: quel ragazzo era più confuso e spaventato di me. La sua storia è, come dire, complicata? Il vero problema è che Tyler non ha mai realmente saputo il significato della parola "amore", non aveva ancora mai avuto l'occasione di sperimentarla, di provare questa nuova parola sulla sua pelle; così decise di non provarla, di non tentare, di lasciare tutto al fato. Non ci vedevamo da ormai più di una settimana, il sabato precedente infatti io non ero uscita con il nostro gruppo per via di una febbriciattola.
Non mi arrivò nemmeno un suo messaggio, una parolina del tipo "come stai?" oppure un semplice "vuoi che passi?".
Nulla, zero. Ma io proprio non capivo, ci provavo e non capivo come da un semplice bacio, da lui poi ripetuto; come da questa grande cosa fossimo arrivati qui: un punto di arrivo o meglio una fine. Non era mai iniziato nulla. Io non pensavo, io ero assente, avrei voluto poter avere la febbre per sempre. Rivolevo il mio migliore amico. Ma la verità è che non dovevo innamorarmi, non di lui. Lo rivolevo.
Quello di prima, quello di sempre, perché questo nuovo Tay io non lo conoscevo. Mi stava trattando come tutte le altre, quando un giorno mi disse "sei tutt'altra cosa".
Ma il reale problema è che neanche lui sapeva cosa stesse viaggiando per la sua testolina, qualcosa era cambiato o stava cambiando?
Perché si comportava così? Perché si stava allontanando? Perché scappava?
Un bel giorno, di lì a poco, presi coraggio e gli dissi che dovevamo parlare seriamente a quattrocchi. Passò a prendermi in moto, era sereno, sorridente, bellissimo. Mi salutò con uno stampo ma io mi ritrassi velocemente. Salimmo in moto, diede gas. Si era fermato ad un parcheggio, così disse "ti va se ci sediamo su quella panchina?" e la indicò. Io annuì.
Ero molto ansiosa e forse anche turbata da quell'imminente situazione. Alla fine che cosa avrei dovuto dirgli? Lui non mi aveva mai dato certezze, alla fine non mi ha mai illusa.
Ma no, non mi sono inventata tutto, quel poco che c'è stato, fu da parte di entrambi. Non posso raccontare bugie anche a me stessa.
Una cosa di Tay conoscevo alla
perfezione: i suoi occhi, e i suoi occhi non mi hanno mai mentito.
Sono sempre stati sinceri, quella sincerità mai vista, quella che non è mai cambiata, quella che con le altre non ha mai avuto.
I suoi occhi non brillavano mai a caso. Anche quel giorno brillavano, ma me ne accorsi troppo tardi.
Iniziammo a parlare, molte cose venivano travisate da entrambi i lati, non arrivammo a nessuna conclusione quando ad un tratto gli dissi con le guance rigate dalle lacrime di rivolere il mio migliore amico, che questa situazione mi stava distruggendo perché la persona di cui più mi fidavo mi aveva fatto innamorare per poi trattarmi in questa misera maniera. Lui non capiva, per lui andava tutto bene, per lui giocare a fare i fidanzatini andava bene, per lui non affrontare i sentimenti andava anche meglio. Ma il problema c'era, io lo vedevo, lui faceva solo finta di non metterlo a fuoco. Così dopo due lunghe ore, esasperato mi disse "cosa vuoi che ti dica? Io non so essere felice"
E bene, cosa rispondere ad uno che ti dice così?
Non dissi nulla, sinceramente pensavo di potergli bastare io, almeno per una volta. Bastargli come lui bastava a me.
Prese lui parola e disse che non aveva mai scordato quel primo bacio, che se lo sognava ogni notte da quando era accaduto perché quello è stato il suo primo vero bacio. Cancellò tutti i precedenti.
All'inizio sentiva tutto procedere bene, poi non sa per quale preciso motivo tutto è andato sfumando.
"Mi sto innamorando di te" disse gridando, "capisci che non posso farti questo"continuò.
Aveva paura delle conseguenze, delle cose a seguire, delle reazioni a catena che tutto ciò avrebbe provocato alle nostre vite, ma in primis nella sua. Era terrorizzato, e quell'amore che lui diceva di provare evidentemente non bastava ancora.
Terminò col dire "non posso portare giù anche te, l'unica cosa che fino ad adesso avevo protetto così bene".
Se ne andò così, dicendo che sarebbe stato meglio, che sarei stata meglio.
"Senza di me, senza i miei casini e le mie paranoie".
Non poteva rovinarmi? Sta scherzando?! È l'unica cosa che mi fa sentire viva. Lui, solo lui.
Dice che non vuole farmi soffrire, non se lo sarebbe mai perdonato ma allo stesso tempo non può impedire a se stesso di non far succedere qualcosa di brutto.
"Io sono così, riesco a mandare sempre tutto a puttane".
E così capii che non sarebbe mai cambiato, né per me, né per se stesso.
Ma io non capivo come lui, proprio lui potesse farmi ciò dopo tutto questo tempo insieme, dopo questi 11 anni insieme.
In lontananza, infine, recitò "quando amo, faccio del male e io non voglio farti del male; quelli come me sono un punto di non ritorno"
Vorrei capire come fa a pensare così male di sé. Come?
In lontananza divenne poi un puntino intento a scomparire, a salire su quella moto, un puntino che piano piano rimase soltanto tale. Piansi su quella panchina, piansi tanto. Ore.
Non lo capiva, non l'aveva mai capito. Voleva proteggermi da sé stesso, ma io volevo ammalarmi di lui.
Perché in quel dannato istante mi era crollato il mondo addosso una seconda volta, sempre a causa sua. Avevo perso, in un secondo, due persone, tramite una sola: un amore e un amico, il mio, il migliore.
Ma si sa, tra il dire e il fare c'è sempre di mezzo il mare.
Entrambi eravamo due naufraghi che stavano annegando, che dovevano solo tenersi per mano per sopravvivere.
Nessuno dei due però sapeva come fare. Odiavo tutto di me. Tutto.
Odiavo il fatto che però, non riuscivo ad odiarlo.
Perché non riesce a farsi odiare e nemmeno a non farsi amare. Sempre di più, lo amavo e lo volevo anche quando mi aveva esplicitamente detto di uscire dalla sua vita.
Con lui non ci vuole pazienza, ma il segno della croce; ed io imparerò a pregare.
STAI LEGGENDO
Lascia che ti aspetti
RomanceEra innamorata, ma non avrebbe dovuto, non di lui, non del suo migliore amico. Mentre si innamorava lui giocava con lei, perché lui era abituato così, le ragazze erano il suo "livello da sbloccare". Ma Martina era diversa, non era come le altre; non...
