Capitolo 7

49 2 0
                                    

Era ormai passata una settimana. Io e Tess avevamo legato di più ed ho potuto constatare che è una persona fantastica. È sempre pronta ad aiutarti, è dolce e gentile e poi è bellissima.
Jake sperava ancora che Tess potesse uscire mai con lui. Ma non penso che sia fattibile.
Tess mi ha detto espressamente: "non voglio sentire nessuno" quando le chiesi se magari Jake avesse un'opportunità. Peccato, è un ragazzo dolcissimo, anche se l'apparenza inganna...

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

«Sei un mostro! Come fai mangiare la pizza all'ananas?! È disgustosa!» replicai con una faccia alquanto schifata,rivolta verso mio fratello, mentre sentivo le risate dei suoi amici.

Io, Tess, Jake e i suoi amici stavamo discutendo in mensa su come Jake possa fare una cosa come questa...

«Ali, guarda che è buonissima!» continuò.
«Senti, tu lo sai che sono italiana, e un italiano queste cose non le può proprio sentire. Guarda, solo ad ascoltarti mi stava uscendo il sangue dalle orecchie...» replicai con ancora più disgusto. Andiamo! Come si può mettere l'ananas sulla pizza? È da animali!
Tutti si misero a ridere, compreso Jake.
«Ok scusa non lo faccio più...» rispose mentre rideva.
«Ecco bravo.»
Concludemmo così la storia della pizza con l'ananas.
«Tu adesso che lezione hai?» mi chiese Tess, lortandosi su gli occhiali.
«Ehm...matematica. Che palle. Non la sopporto la prof. È pesante. Troppo.» replicai sbuffando.
«Tu che ora hai?»
«latino...» rispose sbuffando.
«Ok allora ci vediamo dopo.»
«Sisi, ti devo chiedere una cosa quando ci vediamo...»
«Ok tranquilla non scappo.» risposi mettendomi a ridere dopo un po' per la faccia che aveva come per dire "che deficente".

Entrai in classe e purtroppo gli ultimi banchi erano occupati. C'era un posto libero vicino a un ragazzo, con il cappuccio sulla testa e gli occhi rivolti verso la finestra. Forse avrei fatto anche amicizia con lui.
Mi dirigei verso quel banco, e con fare amichevole gli chiesi:
«È occupato?»
Si girò, solo per farmi un cenno negativo con la testa per poi tornare a guardare fuori. Beh insomma, un tipo di molte parole...
C'era qualcosa di strano in quel ragazzo, che mi incuriosiva parecchio...
Dopo cinque minuti che passai a prepararmi per matematica sentì qualcuno parlare.
«Non ti ho mai visto da queste parti.»disse il ragazzo di fianco a me, con aria indifferente. Più lo osservavo e più mi incuriosiva,è un ragazzo molto carino, perché non ha amici?
«Si infatti sono nuova, mi sono trasferita da più o meno due settimane...» dissi mostrandogli un piccolo sorriso. Lo ritirati subito però, quando vidi i suoi occhi farsi di un rosso acceso e la sua vena sul collo pulsare, come se si stesse trattenendo, ma da cosa? Si mise la maglietta fin sopra il naso, forse puzzavo? Gli stavo dando fastidio? Annusai la mia maglietta e no, non puzzavo, stamattina mi ero anche riempita di profumo. Oppure gli dava fastidio il mio profumo, dato che una piccolo venticello mi spostò i capelli, segno che la scia del mio profumo arrivò fino alle sue narici.
Si, forse sarà stato solo allergico a qualcosa nel mio profumo, ma perché i suoi occhi hanno cambiato colore così in fretta? Dopo vari minuti si rigirò, come se nulla fosse accaduto.
«E di dove sei?» chiese ritornando indifferente, perché ora gli interessava?
«Italia.» risposi con fierezza. Già, ero fiera di essere nata e cresciuta lì, io adoro Roma, è la mia città e la rimarrà per sempre.
«Giusto, si capiva dall'accento.» replicò. Dopodiché si rigirò verso la finestra fino a quando non entrò la professoressa.

Era da mezz'ora che stavo cercando di capirne qualcosa di questi problemi, ma niente. Mi sentii tirare per un braccio. Era lui.
«Ti serve una mano?» mi chiese con un piccolo accenno di sorriso.
«Perché, tu ne capisci qualcosa?» chiesi confusa. Non aveva la faccia da secchione, ma era un bel ragazzo, moro e occhi verdi.
«Beh, modestamente...» disse con un sorriso sghembo. Solo in quel momento notai che i suoi occhi avevano cambiato di nuovo colore, erano ritornati tendenti al nero, ora sono di un colore ambrato. Com'è possibile? Ovviamente non riuscì a mettere a freno la mia lingua.
«Perché il colore dei tuoi occhi cambia in continuazione?» chiesi esitante, sapendo che mi avrebbe risposto male oppure non mi avrebbe risposto direttamente. Ma mi sorpresi quando parlò con calma. «Mi esce naturale quando provo emozioni che non riesco a contenere.» furono le uniche parole che gli uscirono dalla bocca.
Decidei comunque di accettare la sua offerta di aiutarmi a risolvere il problema.
Incominciò a spiegarmi i vari procedimenti per trovare i termini incogniti e per risolvere varie equazioni e devo dire che incominciavo a capire molte cose.
Dopo un'ora suonò la campanella, era l'ultima ora, finalmente tornavo a casa. Il ragazzo di prima se ne stava per andare, ma prima di uscire si girò verso di me.
«Comunque mi chiamo Ethan, ciao italiana.» disse e scomparse immezzo a mandrie di ragazzi che tra un po' facevano a botte per uscire da quell'inferno. Quandi riuscì ad uscire anche io, incontrai Tess.

«Ehi, cosa mi dovevi dire?» chiesi avvicinandomi a lei.
«Ti volevo chiedere se oggi volevi venire a casa mia a pranzo.»
Non ero ancora andata a casa sua, ma ero curiosa di sapere di più di questa stramba ragazza che preferisce starsene per le sue.
«Certo, aspettami un attimo fuori che avverto Jake.» le dissi.
Mi diressi verso i corridoi, e lo vidi mentre parlava con Jacob, appoggiato sulla rete del cortile.
«Jake, ti volevo dire che Tess mi ha invitata a pranzo a casa sua, dillo a Kate e papà.» poi mi girai dalla parte del suo irritante amico.
«Jacob.» lo salutai con un cenno del capo.
«Bellezza» disse imitato le mie mosse con un sorrisetto sghembo. Gli feci una smorfia e mi girai, ma lo sentì parlare con Jake.
«Comunque è proprio stronza.» lo sentì parlare, con il suo solito tono da deficente.
«Stai zitto coglione.» rispose Jake tranquillamente mentre sentì Jacob ridere, come se per loro insultarsi fosse normale.

~~~

«E questa è la mia camera. Ti piace?» mi chiese, facendo una giravolta su se stessa.
«Molto bella, complimenti.» risposi divertita.

Eravamo arrivate da poco a casa di Tess e appena arrivate incominciò a farmi fare il giro della casa.

«Ok...» incominciò a parlare sbuffando «...ora mi sono stufata andiamo a mangiare.» disse sfacciatamente. Risi per la sua franchezza.
Ci diriggemmo in cucina, dove trovammo un ragazzo di spalle, sui fornelli, intento a cucinare qualcosa.
«Zayne che cucini?» gli chiese Tess sbirciando tra le pentole.
«Carbonara, ne volete un po'?» ci chiese a entrambe.
«Zayne, lo sai che tra noi oggi c'è un'italiana?» affermò Tess rivolgendosi a me, cambiando completamente discorso.
«Beh, allora mi potrebbe dare dei consigli su come fare la pasta...» rispose lui rivolgendosi a me. Poi si avvicinò. «Piacere, Zayne, il fratello di questa squilibrata mentale.»risi porgendogli la mano, che strinse.
«Ehi, guarda che io sono qui, proprio davanti a te!» obbiettò Tess, con la faccia da cucciolo offeso.
«Dai scherzavo, lo sai che ti voglio bene.» disse abbracciando. In quel momento pensai a mia sorella, e a quando l'avrei rivista. Ma a risvegliarmi dai miei pensieri fu Zayne. «Allora...» capì che non gli avevo detto ancora come mi chiamavo.
«Alice» risposi. «Alice, ho una domanda da farti visto che non ho mai cucinato una carbonara...» disse toccandosi il mento.
«Sono tutta orecchie.» risposi sorridendo. «Dopo l'uovo, cosa va aggiunto?» chiese curioso.
Nella mia vita non sono mai stata sicura, ma se mi si chiedeva di cucina, né sapevo di tutti i colori. Incominciai a dirgli gli ingredienti.
«Allora, innanzitutto, prendi una ciotola a parte e ci metti 3 o 2 uova sbattute, poi aggiungici del parmigiano grattugiato e sbatti di nuovo, poi devi friggere in una padella del guanciale, ma se non ce l'hai aggiungi della pancetta.» mentre dicevo questo, stava già ai fornelli, intento di seguire ogni mio consiglio.
«Tess, dovresti portare spesso la tua amica qui, sai quante ricette italiane potrebbe darci...» disse d'un tratto Zayne. «Posso venire quando volete, ma vi chiedo solo una cosa, non fatemi vedere che mangiate la pasta con il keckup, perché davvero non lo sopporterei...» risposi disgustata. Sentì loro due ridere.
Incominciammo a mangiare, ridendo e scherzando e devo dire che Zayne se la cava ai fornelli.
Dopo aver finito, io e Tess decidemmo di andare a studiare per la verifica di chimica che ci sarebbe stata domani.

«Ali...» mi chiamò Tess sussurrando.
«Dimmi.»
«Non mi va più di studiare, facciamo qualcosa?» chiese. In effetti erano tre ore che studiavano e proprio non ne potevo più.
«Film e pop corn?» le domandai.
«Ci sto!» affermò convinta.

Decidemmo di guardarci un film romantico, anche se a me non piaceva molto.
Mentre stavamo guardando il film, mi arrivò un messaggio:

Da Papà:
"Ali, ritorna prima di cena mi raccomando, Kate ha voluto cucinare qualcosa di speciale sta sera, spero solo che non ci avveleni..."

A papà:
Ahahah, tranquilla papà sarò a casa verso le sette, chiedo a Jake di venirmi a prendere.

«Tess, vado a chiamare Jake per dirgli di venirmi a riprendere.»
«Ok tranquilla.» rispose continuando imperterrita a guardare il film.
Chiamai Jake, e disse che tra dieci minuti dovevo stare fuori al cancello.
Salutai Tess e Zayne, che stava ascoltando la musica e uscì fuori, quando Jake arrivò, salì in macchina salutandolo.
Arrivammo a casa.
Salutai Kate e papà con un bacio sulla guancia e incominciamo a parlare del più e del meno.

Piano piano mi accorgevo che forse le cose non sono andate molto nel verso sbagliato, mi sono fatta un'amica, vado abbastanza d'accordo con la mia nuova famiglia e ho migliorato i rapporti con mio padre. Adesso che ci penso forse è stato anche meglio che le cose sono andate così...


𝗟𝗼𝘃𝗲 𝗺𝗲 𝗮𝘀 𝗜 𝗵𝗮𝘁𝗲 𝘆𝗼𝘂. Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora