Tachicardia - Cause

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PRIMA PARTE - CUORE

TACHICARDIA: Cause
Consumo eccessivo di caffè, alcol o sostanze stupefacenti.
Stress, ansia, un'emozione improvvisa.




La suoneria del cellulare di James irrompe nel buio silenzioso della camera da letto, troppo forte e troppo improvviso, strappando il sottile velo dell'incoscienza con un irruenza tale che il cuore di Natasha schizza in gola in un millesimo di secondo facendole spalancare gli occhi allarmata, spaventata più dalla drastica interruzione del russare di suo marito e del lieve allentarsi della presa di metallo intorno al suo polso martoriato che dallo scoppio di rumore inatteso, avvertendo un mugugno indistinto alle sue spalle che le comunica che anche James si è svegliato di colpo... ma la suoneria del telefonino si spegne da sola senza che uno dei due possa prendere in considerazione l'idea di rispondere, siglando un falso allarme che viene velocemente rimosso dalla testa di entrambi quando l'uomo la trascina nuovamente contro il proprio petto, liberando un respiro leggermente più profondo degli altri in un chiaro invito a tornare a dormire.

Natasha si lascia cullare dall'espansione lenta e regolare della cassa toracica di James che collide ritmicamente contro le sue costole, ruotando su un fianco raggiungendo una posizione un po' più comoda, stiracchiando le gambe ed allungando una mano per scostare i propri ricci indomabili dal viso di entrambi... e stava per cadere nuovamente vittima del dormiveglia quando il cellulare trilla di nuovo da un punto imprecisato della stanza, socchiudendo un occhio giusto in tempo per vedere James sollevarsi sui gomiti cercando lo schermo luminoso che sporge appena dalla tasca dei pantaloni abbandonati ai piedi del letto, per poi schiantarsi nuovamente incontro al materasso decidendo palesemente di ignorarlo, preferendo di gran lunga tornare a cercarla in punta di dita ed affondare il naso in mezzo ai suoi boccoli che profumano di vaniglia.

«Non rispondi?» biascica ancora assonnata, evitando l'ennesimo mugugno come replica infilando i piedi ghiacciati in mezzo alle sue gambe, ottenendo una carezza gelida con la protesi per ripicca, pareggiando i conti causandole un brivido lungo la schiena.

«No... ricordamelo, perché ci siamo trasferiti di nuovo qui?» si lamenta suo marito nonostante conosca perfettamente la risposta, indicando con un gesto distratto il soffitto dell'appartamento a Little Ukraine in un vago rafforzativo al concetto appena espresso.

«Perché fare costantemente la spola Parigi - New York non è più praticabile da quando ci hanno messi a fare i babysitter a mia sorella.» lo asseconda sbuffando appena, rigirandosi tra quel groviglio di gambe e braccia finendo per puntargli le mani intrecciate sopra lo sterno creandosi un appoggio per il mento, sfidandolo con lo sguardo a ribattere all'ovvietà con un'altra cretinata.

«Almeno a Parigi i problemi arrivavano ad un fuso orario più umano... abbiamo dormito a malapena due ore, sono ancora KO.» concede e confessa James nel giro di una frase, allungando le dita per scostarle una ciocca cremisi dal volto e portando subito dopo due dita sotto al suo mento sollevandole appena la testa, cercando le sue labbra per reclamare il bacio del buongiorno.

«Mi sembrava non avessi nulla di cui lamentarti stanotte.» lo stuzzica sorridendo contro la sua bocca, agganciandosi con l'indice alla fede appesa al suo collo trascinandoselo sopra, disturbando l'approfondimento di quella conversazione muta con il terzo trillo del cellulare ancora abbandonato sul pavimento, ignorandolo senza remore e continuando ad usare la lingua per uno scopo ben diverso da quello di dover articolare parole di senso compiuto.

«Dici che ce lo lasciano il tempo di fare colazione? Ho bisogno di minimo un litro di caffè in endovena prima di riuscire ad alzarmi da qui.» scherza Natasha riprendendo fiato, percorrendo il profilo delle labbra di James con il pollice tracciando un sigillo che idealmente voleva mettere tutte le effusioni in pausa giusto il tempo per interrogarsi se poteva considerarsi maleducazione non rispondere ad un eventuale quarto squillo a vuoto, nonostante non fosse troppo difficile intuire chi sia il mittente e la motivazione dietro a quella fastidiosa ed inopportuna mitragliata di telefonate.

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