Tachicardia: Cura

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PRIMA PARTE - CUORE

TACHICARDIA: Cura
Nessuna cura, ma in casi gravi è richiesta una terapia farmacologica o chirurgica.





«Fermo! Steve fermati un minuto!» strepita James a corto di fiato, puntellandosi alle ginocchia inalando ossigeno a grosse boccate.

«Ti stai seriamente sentendo male?» chiede suo fratello guardingo raggiungendolo di corsa, soppesandolo dall'alto in basso con espressione pacifica, come se fosse reduce da una tranquilla passeggiata e non da una maratona a sessanta chilometri all'ora costanti.

«Io invecchio peggio di te, Mr Perfezione.» replica James piccato fulminandolo con lo sguardo, arrancando lontano dal marciapiede e lasciandosi cadere di peso sul prato di Central Park, contando i secondi tra un respiro e l'altro tentando di normalizzare il battito cardiaco che era stato messo sotto uno sforzo eccessivo. «Dio, mi sembra di avere il cuore in gola... era da una vita che non succedeva.»

«Quante sigarette hai fumato questa settimana?» lo interroga Steve con tono saccente e prevenuto lasciandosi cadere al suo fianco, premendogli una mano sul torace per accertarsi che il suo cuore non schizzi realmente fuori dal petto.

«Non provare a dare la colpa al fumo.» lo minaccia James accartocciando respiri sempre più regolari sulla lingua, nonostante fosse fin troppo consapevole che l'aver consumato un intero pacchetto di Marlboro in meno di due giorni non aiutava per niente la situazione catastrofica in cui versavano i suoi polmoni. «Ti nego il permesso di farlo.»

«Permesso o meno, scommetto che se non fosse per la tua variante del siero saresti già tre metri sotto terra... potresti tranquillamente asfaltare una strada con tutto il catrame che hai in corpo.» brontola Steve con aria esasperata, staccandogli la mano di dosso dichiarandolo fuori pericolo. «Nat non aveva iniziato a buttartele via?»

«Mh-m. Mi nasconde anche i fiammiferi, ma ciò non mi impedisce di ricomprarli.» replica con una finta punta di orgoglio nella voce, ridendo di gusto quando Steve alza gli occhi al cielo in risposta.

«Come vanno le cose tra di voi?» chiede suo fratello con qualche secondo di scarto ed una vaga reticenza nel porre la domanda, studiando a distanza la sua reazione prima di continuare con la conversazione o meno, considerato l'argomento chiamato in causa.

«Vanno che preferirei parlare del catrame nei miei polmoni.» sbuffa lapidario chiudendo gli occhi, concentrandosi unicamente sulla sensazione del sole che filtrava tra le fronde degli alberi scaldandogli la pelle.

Era passata a malapena una settimana da quando Natasha aveva sganciato la bomba a mano che aveva ridotto la loro camera da letto in un acquario dove ristagnavano lacrime vecchie di sei decenni, concedendosi entrambi una debolezza che li aveva esauriti fino ad addormentarli sfiniti dal pianto, mettendo giù i piedi dal letto la mattina dopo pretendendo che non fosse successo nulla di eclatante dando una parvenza di normalità all'intera situazione... scelta che non aveva fatto altro che sottolineare una mancanza di fondo, gravitandosi attorno alla ricerca di un tasto reset da cui ripartire seriamente, non trovando altro se non situazioni banali che si sforzavano di riempire un vuoto che di fatto c'era ma in realtà non era così ingombrante. James non voleva sembrare indelicato nell'affrontare per primo il discorso per toglierselo d'impiccio, ma non voleva nemmeno dare la parvenza che la situazione non gli importasse abbastanza cercando una distrazione volando nuovamente a Madripoor, limitandosi a spiare la moglie mentre volteggiava in punta di piedi in salotto, controllando che mangiasse e dormisse in quantità adeguate... ma dopo giorni interi di quella logorante tiritera gli sembrava di impazzire, alimentando una rabbia repressa vana e fine a sé stessa, chiudendosi in un mutismo che Natasha non osava rompere perché entrambi consapevoli delle azioni e delle scelte attuate dall'altro, le quali non potevano rappresentare in alcun modo una vera e propria fonte di biasimo.

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