EREN P.O.V.
Prima di raggiungere la finestra di Levi mi trasformai in un corvo e mi appollaiai sul ramo dell'albero di fronte ai vetri, non vedendolo però a letto.
"Che cosa...?" pensai. "Perché non è a letto? Non dovrebbe riposare?" un po' sentii il mio petto alleggerirsi. Forse non stava così male come pensavo...
Ma allora...
Ciò significava o che era troppo forte, oppure che era davvero palese che non aveva mai amato la sua sposa (non sapevo quale delle due preferivo).
Feci per volare via, quando la porta si aprì e lo vidi entrare in camera.
La sua camminata era debole, non era a schiena dritta e autorevole come al solito.
Non volevo vederlo in quel modo... E se in quel momento avessi avuto le labbra, mi sarei morso quello inferiore.
Si tolse la giacca e capii che si stava spogliando, quindi perché non rimanere un altro po'?
La posò sulla sedia in modo impeccabile e cominciò a sbottonarsi la camicia, cosa che mi fece arruffare le piume e inclinare la testa.
Ma poco prima di togliersela si fermò e si girò verso la finestra, precisamente verso di me, e prese a fissarmi.
Porco ***...
Appena fece un passo, volai sul ramo più lontano e lui aprì la finestra, guardandomi con uno sguardo carico di calore.
Aveva capito che ero io? Come...? E se anche fosse...perché guardarmi in quel modo?
Con mia sorpresa allungò un braccio, esponendo indice e medio verso di me.
"Vieni" mormorò con un tono che mi fece sciogliere sul momento, e che non mi permise di oppormi.
Volai sulla sua mano e lui mi accarezzò il petto, portandomi in stanza.
"Fatti vedere, moccioso" mi intimò sempre con dolcezza e io volai sul letto, dove mostrai le mie sembianze, seduto su di esso a gambe accavallate.
"Sei ancora vivo..." mormorai. "Perché?"
"Non ti libererai di me così facilmente..."
Mi alzai per avvicinarmi a lui (o meglio, al suo petto scoperto) e lo guardai negli occhi, pensando a quanto tempo era passato da quando ero riuscito a guardarlo così da vicino.
"Perché non muori?" avevo un'improvvisa voglia di sfidarlo, di fargli buttare quella maschera del cazzo, perché ero sicuro di non essergli indifferente.
Comunque, accadde qualcosa che non avrei mai previsto, qualcosa non da lui.
O almeno credevo.
Mi afferrò per la spalla, mi girò e mi sbatté con la schiena al muro, per poi bloccarmi ad esso e posarmi la mano accanto al viso, per fermare in anticipo un qualche mio tentativo di fuga.
"Satana..." pensai, preso alla sprovvista da quel suo gesto così avventato.
"Ti senti male...?" chiesi, sincero.
"Questo tuo preoccuparti per me potrebbe essere addirittura carino. O probabilmente dirai che volevi solo sapere il livello della mia sofferenza"
Trattenni il respiro a quell'affermazione.
"...Bravo, mi leggi nel pensiero..." stavo facendo sempre più fatica a trattenere i miei sentimenti verso di lui.
"I tuoi occhi sono più trasparenti di ciò che credi"
"...Vuoi vendicarti?"
"Gli angeli non si vendicano: fanno giustizia" ebbi come l'impressione che si fosse avvicinato, così il mio sguardo cadde sul suo petto perfetto.
"Mi stai provocando?" cercai di cambiare discorso.
"E' l'unica cosa che sai dire?"
"Sono un demone"
"Ottima parata di culo" sorrise appena, divertito. "Se avessi voluto provocarti, mi sarei tolto la camicia"
Mi stava...seducendo? Che cosa?! I ruoli si erano invertiti?!
"Il tuo comportamento non è da pennuto bianco" mormorai. "Vuoi tornare in punizione?"
"Non sarebbe così male se tornassi a rompermi i coglioni come l'ultima volta"
Non potei fare a meno di arrossire dopo quel commento, e distolsi lo sguardo.
"Che hai...?" gli chiesi, docile.
"In questo momento ho tante cose..."
"Non mi stai piacendo..."
"Bugiardo" mi prese il mento e mi obbligò a guardarlo.
"Pensi di sapere tutto di me?!" cercai una via per attaccare, ma lui mi tarpò le ali di nuovo.
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Stained Wings
FanfictionQuando lo toccava si bruciava. Era rovente sotto le sue mani pure, angeliche. Ma mai si sarebbe rifiutato di toccarlo, anche solo per un istante. Perché non avrebbe mai pensato di provare una tale pace fra le braccia di un demone. Questa è la storia...
