LEVI P.O.V.
Quei giorni passarono, a dire il vero più velocemente del previsto e quando misi piede di fronte alla porta d'entrata al castello, sentii l'aria di casa.
Appena varcai la soglia, in completa segretezza, (non volevo accoglienze con trombe, o cazzate del genere) mi recai immediatamente nella stanza della mia promessa.
Bussai, ma nessuna risposta mi raggiunse, così optai per la biblioteca e da lontano la vidi seduta al nostro posto, a leggere.Mi avvicinai piano e solo quando le fui a pochi passi, lei alzò gli occhi verso di me.
Non l'amavo. Non l'avrei mai amata ma potevo dire che quegli occhi mi erano un po' mancati."Levi..." mormorò, dolce, chiudendo il libro e alzandosi per raggiungermi.
Gettò le sue braccia al mio collo e mi strinse a sé, cosa che feci subito dopo anch'io, cingendole la vita.
"Mi sei mancata" sussurrai, come se fosse un segreto solo fra di noi.
"...Anche tu"
"Petra, io-"
Mi posò l'indice sulle labbra, interrompendomi, e mi rivolse un dolce sorriso.
"Smettila... Io ti amo" e mi diede un casto bacio.A breve ci sarebbe stato il nostro matrimonio e la nostra unione si sarebbe ancora di più rafforzata, eppure...i miei pensieri andarono a ruota libera e mi portarono a due occhi verdi come il più prezioso smeraldo.
"Levi...?" la sua voce mi riportò alla realtà e la guardai. "Tutto bene?"
"Sì" ce l'avrei fatta a guardarla negli occhi, per l'eternità, mentre l'amore che dovevo provare per lei se l'era preso qualcun altro?"Sì, pensavo al fatto che devo fare una cosa importante" le baciai una mano. "Al mio ritorno preparati, andiamo a fare una passeggiata"
"Sì" sorrise e io mi allontanai da lei, sentendomi ingiustamente in pace e una volta arrivato all'imbocco dell'Inferno, mi lasciai cadere, atterrando di fronte al castello.Arrivato nello studio del biondo, bussai, ed entrai appena ebbi il suo consenso.
Mi guardò stranito e posò la penna, mentre avanzavo verso di lui.
Era strano per entrambi, in quel momento, guardarci negli occhi, soprattutto dopo la mia pena, ma sembrava come se quei giorni di lontananza non ci furono mai stati."Sono venuto per informarti che domani mi sposo"
Si schiarì la voce e si abbandonò sullo schienale della sedia.
"Condoglianze"
"Immaginavo questa risposta. Avrei voluto invitarti volentieri, ma i superiori mi hanno fatto storie"
"Tranquillo. Mi sarei solo fatto un sonnellino"
"Mh" annuii, dandogli ragione anche da parte mia. "Come stai?""Bene" mi fece. "Tu? Sei felice così?"
"No. Lo sai. Però fortunatamente con lei ho un ottimo rapporto, e non credo mi peserà molto" feci una pausa. "Eren come sta?"
"La sua autostima è parecchio calata" sospirò. "Ma si riprenderà"
"Suona molto male Eren senza autostima" scherzai, serio. "Gli ha tenuto parecchio testa, nonostante Zeke fosse un meticcio""Hai il coraggio di chiamare meticcio lui?" alzò un sopracciglio, e io le spalle.
"Sì"
"Come mai ti interessa di Eren?"
"Ho semplicemente chiesto come sta. È un moccioso, vederlo ridotto male non è un bello spettacolo"
"Ti ricordo che l'hai rinchiuso privandolo dell'energia, e non aveva neanche le ali" ridacchiò appena.
"Se l'è cercata. Non provo pietà per chi se le cerca, ma stavolta, anche se non conosco dettagliatamente la storia, c'è poco da dargli qualche colpa""Sembravi molto geloso con Mikasa" mi gettò un'occhiata che conoscevo bene.
Ancora non cedeva?
"Non puoi provare gelosia"
"Non provo gelosia, ma quella mi infastidisce. E non ero ancora ripulito dal peccato" spiegai, anche se già sapeva quelle cose."Sei pentito?" sapevo a cosa si riferisse.
"Data la mia posizione, sì. Ma non lo rimpiango" in quei mesi credo che fu la prima volta in cui dissi davvero la verità su cose del genere.
"Ok" sembrava...sollevato?
Scossi la testa. "Devo andare, ho i preparativi" mi girai.
"Sì, ciao"Aprii la porta e incontrai di nuovo quelle due pietre preziose.
"...Ciao, moccioso..." perseveravo con la mia voce dolce.
"...Ciao, Levi" mi chiamò per nome. Suonava strano.
"Ti vedo bene" lo guardai.
"Grazie" anche nel suo tono c'era un accenno di dolcezza. "L'ala?"
"Sta bene"Erwin si schiarì la voce ed entrambi lo guardammo.
"No, prego" fece un cenno con la mano come ad invitarci a continuare.
Maledetto stronzo.
"Io vado" Eren si spostò e ci salutammo, di nuovo, con lo sguardo, dopodiché lo distolsi per darlo alla strada di fronte a me.
Il giorno dopo mi sarei sposato.
Non potevo fare un'altra cazzata.
Eppure...stavolta, non c'era alcun peccato di mezzo.Quel moccioso mi piaceva nel più amorevole e naturale dei modi.
Quell'amore verso di lui, era puro.Il matrimonio, comunque, arrivò.
Arrivò come una doccia fredda, senza pietà, spietato, crudele...
Nonostante ai miei occhi non c'era nulla di positivo, pensai che, dopotutto, quello era il mio dovere e che lei meritava di essere felice.
E potei dire che nei suoi c'era tutt'altro mentre mi chinavo per baciarla fra le bianche e candide lenzuola di quello che sarebbe stato, per l'eternità, il nostro letto.Non l'amavo. Non l'avrei mai amata.
Passarono un paio di giorni, e le notti al suo fianco si rivelarono meno pesanti del previsto.
Attendevamo entrambi l'esito della nostra notte di nozze: se sarebbe stata un demone o un angelo la creatura che avrebbe portato in grembo.Speravo con tutto me stesso che il destino mi beffasse di nuovo, che ancora una volta mi desse una soddisfazione.
Il giorno in cui lei entrò nel mio studio e si sedette sulle mie gambe, ad essere sincero, non aspettavo buone notizie.
Sorrise, abbassando gli occhi sul suo ventre e stringendosi fra le mie braccia."Levi... E' un angelo. Puro" mi guardò e sorrise.
"E'...fantastico" non sapevo che altro dire, non riuscivo a credere alle mie orecchie.
Eravamo entrambi al settimo cielo e lei mi baciò con gioia."Sono così felice..." sussurrò, alzandosi. "Ti aspetto in biblioteca, quando finisci vieni da me"
"Sì, certo" annuii, e Petra si allontanò continuando a sorridere, per poi lasciare la stanza."Che botta di culo." pensai, posandomi allo schienale della mia sedia, guardando la finestra.
Mi ero già rassegnato alla mia eternità con lei, perciò non potevo non essere felice di quella notizia, perché nonostante tutto le cose stavano andando a meraviglia.
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Stained Wings
FanfictionQuando lo toccava si bruciava. Era rovente sotto le sue mani pure, angeliche. Ma mai si sarebbe rifiutato di toccarlo, anche solo per un istante. Perché non avrebbe mai pensato di provare una tale pace fra le braccia di un demone. Questa è la storia...