"Mi ha chiesto di uscire"
Erano passati ormai mesi da quando quelle parole erano arrivate alle sue orecchie per la prima volta, mesi da quando il suo cuore aveva iniziato a rallentare fino a limitarsi a sopravvivere.
"Di chi stiamo parlando? Lo sai vero che hai una scia di spasimanti talmente lunga che riesco a vederla persino da Rivoli?"
Il sarcasmo era sempre stata una maschera affidabile, permetteva di attutire i colpi e rilanciare al volo non facendo capire quanto in realtà l'ansia la stesse uccidendo. Era sul letto, la schiena appoggiata al materasso e lo sguardo rivolto al soffitto, dopo quella frase si era alzata e aveva iniziato a percorrere ogni centimetro della stanza come per scappare da una risposta che probabilmente non avrebbe voluto sentire, qualunque fosse stata, perché qualunque nome non sarebbe stato in ogni caso il suo.
"Daniele, te ne avevo parlato la scorsa settimana ricordi?"
Sì ricordo, ricordo benissimo che avevo notato una strana eccitazione nella tua voce che mi si era infilata sottopelle per darmi fastidio fino ad impedirmi di dormire.
" Ah sì, e tu che hai risposto?"
"Che mi avrebbe fatto piacere, è una persona interessante Marti, l'altro giorno quando eravamo in studio per chiudere la nuova canzone, abbiamo iniziato a parlare di musica e ci siamo accorti solo dopo ore che si era fatta notte...non è affatto banale e sai che questa è una cosa che mi ha sempre affascinato..."
Colpita e affondata. Era arrivata la resa dei conti, quel momento che sapeva sarebbe arrivato, ma che sperava sarebbe successo sempre un giorno più in là, in modo da darle il tempo di prepararsi psicologicamente, di non sentire le gambe tremare e la voce rompersi in gola. Sarebbe stato più facile fare i conti col solito belloccio di turno pronto a dileguarsi dopo un paio di foto e qualche drink di troppo, ma con qualcuno che riusciva a corteggiare la sua arte io come potevo combattere?
Come potevo privarla di un mondo da conoscere, da scoprire, quello stesso mondo a cui era da sempre destinata oltretutto? G era una creatura speciale, affamata di musica, di colori, di suoni, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, unico, speciale in grado di esprimere quella giungla intricata di pensieri ed emozioni che viveva nella sua testa. Come avrei mai potuto mettere un freno alle sue possibilità legandola a me? Sarebbe stata felice, perché la felicità sta nelle cose semplici come due occhi che si parlano o due labbra che si riconoscono e sorridono assieme, ma non si sarebbe mai sentita appagata fino in fondo.
"Marti ci sei?"
In quel momento i pensieri erano così rumorosi da sovrastare anche la voce che arrivava dall'altra parte della cornetta. Mi ci volle un momento per rimettere insieme i pezzi di una me che stentava a trovarsi un senso in quel momento.
" Si scusa...hai fatto bene, in fondo sei libera e se ti fa stare così bene come dici direi che merita una possibilità no?"
In fondo non era una bugia, lei voleva veramente che l'altra fosse felice, solo che queste poche parole le erano costate uno sforzo disumano, come se dovesse imparare di nuovo a mettere in fila le parole. Si era comportata come avrebbe fatto un'amica no? Era stata brava. Doveva solo respirare adesso, respirare e mordersi la lingua. Forse anche smetterla di stringere i pugni prima di conficcarsi le unghie nella pelle. Forse anche asciugarsi quella lacrima che aveva raggiunto l'angolo delle labbra.
Fosse stata onesta avrebbe dovuto dirle di lasciare perdere tutto, che non aveva senso uscire con altre persone perché quando trovi la metà perfetta non ha senso cercare altri pezzi da smussare per cercare di far combaciare i margini.
Quando trovi chi ti capisce da un movimento degli occhi, da un'esitazione nella voce, da un gesto talmente banale da poter sembrare involontario allora che senso ha dover spiegare ancora una volta il proprio essere a qualcuno?
Avrebbe voluto urlarglielo in faccia, ma aveva una fottuta paura. Paura che anche lei provasse le stesse cose e che abbandonasse il futuro luminoso a cui era destinata per stare dietro ad una ragazzina arrabbiata col mondo. Poteva vivere col dubbio di cosa sarebbe potuto essere, continuare ad immaginare scene di vita quotidiana in cui amore, lavoro e musica si fondevano assieme al suono delle loro risate e al rumore della felicità. Poteva anche farsi da parte e rischiare di vedere quegli occhi riservare a qualcun altro le stesse sfumature che in quei mesi erano state il suo colore preferito, ma non avrebbe mai potuto accettare di essere lei a mettere un freno alle grandi cose a cui G era assolutamente destinata.
Fatemi sapere se vi piace...è la mia prima ff e spero sia di vostro gradimento :)
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