Asuna ha sempre impostato la sua sveglia alle sette e cinquanta. Se vi chiedete come mai un orario tanto insolito, è perché Kirito si sveglia sempre alle otto in punto. Svegliarsi dieci minuti prima di lui ed osservarlo, addormentato accanto a lei ancora assopito, è uno dei suoi hobby. Quella mattina, Asuna si svegliò e si mise su un fianco per osservare Kirito ancora profondamente addormentato. Si era innamorata di lui da sei mesi. Avevano fatto squadra due settimane prima. Ed erano passati solo sei giorni da quando si erano sposati e si erano trasferiti lì, nel mezzo della foresta del 22esimo piano. Sebbene fosse il suo amato, c’erano ancora molte cose di cui era all’oscuro su Kirito. Ad esempio, man mano che lo osservava, diventava sempre più insicura riguardo alla sua età. Tempo prima, a causa della sua natura solitaria e rude, aveva pensato che fosse un po’ più grande di lei. Tuttavia, la vista di Kirito, addormentato profondamente, emanava un’innocenza così pura, possibile solo ad un ragazzo più piccolo di lei. Chiedere la sua età—probabilmente non sarebbe stato un problema. Però, immischiarsi negli affari della vita privata era considerato un grande tabù, e comunque ormai erano già marito e moglie. Piuttosto che la vera età, per potersi incontrare anche nel mondo reale, era meglio scambiarsi i veri nomi, gli indirizzi, e quant’altro. Tuttavia, Asuna non riusciva ad esprimere quei pensieri ad alta voce. Aveva paura che dopo aver chiarito alcuni aspetti della vita reale, questa «vita di coppia» sarebbe sembrata null’altro che un flebile sogno. Per l’attuale Asuna, la realtà più importante era quella che viveva giorno dopo giorno in quella foresta; anche se fosse diventato impossibile scappare da quel mondo, con i loro veri corpi accolti dalla morte, sarebbe stata soddisfatta lo stesso, e avrebbe accolto la fine senza rimpianti. Ecco perché non voleva ancora interrompere questo sogno— Con quei pensieri, Asuna allungò la mano ed accarezzò la fronte di Kirito. Certo che sembrava davvero un bambino addormentato. Non c’era motivo di dubitare della forza di Kirito. Aveva accumulato una grossa mole di esperienza durante il periodo di beta testing, insieme all’aumento numerico degli status grazie a tutti i combattimenti e la sua innata determinazione e il suo giudizio. Magari era stato sconfitto dal Capitano dei Cavalieri del Sangue, «La Spada Sacra» Heathcliff, ma Kirito rimaneva il giocatore più forte che Asuna conoscesse. Indipendentemente dal timore che poteva incutere il campo di battaglia, non avrebbe mai avuto paura al suo fianco. Tuttavia, osservando Kirito addormentato, la sensazione che poteva essere solo un fragile fratellino minore le ribolliva dentro, lottando per esplodere fuori dal suo petto. Le veniva voglia di proteggerlo. Respirando piano, Asuna si chinò per stringere Kirito. Sussurrò dolcemente. "Kirito-kun... Ti amo. Stai con me per sempre, ok?" In quel momento, Kirito tremò leggermente, aprendo piano le palpebre. I due si scambiarono uno sguardo, a pochissimi centimetri di distanza. "Waa!!" Asuna si allontanò in fretta. Si alzò in ginocchio sul letto, parlò tutta rossa in faccia. "B-Buongiorno, Kirito-kun. ...Hai... sentito...?" "Buongiorno. Poco fa... Eh, è successo qualcosa?" Kirito si alzò stiracchiandosi e sbadigliando, mentre Asuna agitava freneticamente le braccia. "N-No, non è successo niente!" Fecero colazione con uova all’occhio di bue, pane di segale, insalata, caffè, e pulirono tutto in pochi secondi. Asuna batté le mani soddisfatta e disse. "Bene! Dove si va a giocare oggi?" "Oh, cielo." E Kirito le rivolse un sorriso. "Non parlare di cose del genere in maniera tanto sfacciata." "Ma finora, ogni giorno è stato così divertente." Erano i pensieri puri e sinceri di Asuna. Il solo pensare al passato le rievocava brutti ricordi, ma da circa un anno e mezzo, da quando cioè era diventata una prigioniera di SAO a quando si era innamorata di Kirito, Asuna aveva forgiato e rafforzato il suo cuore. Sacrificando ore di sonno preziose per livellare, era stata scelta come luogotenente della gilda più potente, i Cavalieri del Sangue, si era gettata a capofitto nella lotta, incutendo un terrore reverenziale persino fra gli altri membri. Nel suo cuore non desiderava altro che finire il gioco e scappare; quindi, aveva mollato tutto il resto, considerandole attività che l’avrebbero distratta dal suo obiettivo. Con quei pensieri per la testa, Asuna non poteva fare a meno di rimpiangere di non aver conosciuto prima Kirito. I giorni successivi al loro incontro erano stati così vibranti, così pieni di sorpresa da superare persino quelli nella vita reale. Se si trattava di lui, il tempo speso insieme era prezioso, anche se non era reale. Ecco perché per Asuna, essere in grado di passare un giorno in cui sarebbero stati insieme, comportava che ogni singolo secondo era come un gioiello prezioso. Voleva andare in giro, come una coppia, e parlare di ogni possibile argomento. Asuna si mise le mani ai fianchi e mise il broncio. "Allora Kirito-kun non vuole uscire oggi?" In risposta a quello Kirito sorrise e agitò la mano sinistra, richiamando una mappa. La rese visibile anche a lei e la presentò ad Asuna. Sopra erano rappresentati laghi e foreste. "Proprio qui." Aveva indicato un angolino di una foresta, non molto lontano da casa loro. Trovandosi ad uno dei piano più bassi, il 22esimo piano era chiaramente enorme. Il suo diametro era probabilmente di otto chilometri. Al suo centro c’era un lago enorme, e a sud c’era la città principale, «Coral» Village. Sulla sponda nord invece, c’era il labirinto. Il resto del piano era coperto da una splendida foresta di conifere. La casetta di Asuna e Kirito si trovava in un’area al confine sud del livello, e Kirito stava indicando un punto a circa 2 Km a nord-est da casa loro. "Beh, ieri ho sentito una voce al villaggio... In questa zona, dove si addensa la foresta... 'Quello' sembra venire allo scoperto." "Hah?" Al sorriso sottile di Kirito, Asuna rispose stupita. "Quello cosa?" "...Un fantasma." Basita per un momento, Asuna chiese timida. "...Cioè, un mostro del tipo Astrale? Qualcosa come uno spettro o una banshee?" "No, uno vero. Un giocatore... cioè, uno spirito umano. Pare sia femmina." "Aah..." Asuna trasalì. Lei odiava quel genere di cose, e tendeva a reagire molto peggio del resto delle persone comuni. Era talmente spaventata da certe cose da essersi inventata le scuse più assurde per evitare di partecipare all’esplorazione del vecchio castello abbandonato che si estendeva tra il 65esimo e il 66esimo piano, dopo aver saputo che era famoso per il suo stile horror. "M-Ma vedi, questo è il mondo virtuale di un gioco. Qualcosa come — un fantasma, non è proprio possibile." Forzandosi di mantenere un sorriso, cominciò a protestare con tutta sé stessa. "Chissà se è proprio vero, mi domando..." Ma Kirito, che sapeva della paura di Asuna verso i fantasmi, si lanciò entusiasta verso l’offensiva. "Ad esempio... Un giocatore morto con dei rimpianti, ha ancora il Nerve Gear attaccato e funzionante... Vaga per i campi, notte dopo notte..." "Non dir—!" "Wahaha, scusami, era solo uno scherzo. Dubito che esista niente del genere, ma se proprio dobbiamo andare da qualche parte, perché non andare dove ci sono buone probabilità che succeda qualcosa di interessante?" "Aaah..." Arricciando le labbra per il broncio, Asuna spostò lo sguardo fuori dalla finestra. Sebbene l’inverno fosse alle porte, il clima era piuttosto mite. La luce del sole sembrava calda e gentile, e filtrava attraverso le imposte. Un tempo decisamente inadatto per la classica apparizione di un fantasma. A causa della struttura di Aincrad, sebbene fosse impossibile osservare direttamente il sole se non di mattina o al tramonto, grazie ad una sapiente illuminazione, i campi erano sempre ben illuminati. Asuna si voltò verso Kirito e rispose, con la testa leggermente reclinata all’insù. "Va bene, andiamo. Andiamo a dimostrare che non possono esistere i fantasmi." "E questo è quanto. —Se non lo troviamo oggi, ci riproveremo di notte, ok?" "Nossignore!! ...Smettila o non ti preparo più da mangiare." "Gah, va bene. Fa' finta che non abbia detto nulla." Sgridando Kirito, Asuna fece un sorriso di trionfo. "Bene, completiamo i preparativi. Io arrostirò il pesce, quindi Kirito-kun, taglieresti il pane?" Riempiendo in fretta il cestino con dei fish burgers, uscirono di casa alle nove. Mettendo piede in giardino, Asuna si voltò verso Kirito e disse. "Ehi, fammi salire sulle spalle." "Sulle mie spalle!?" Kirito rispose confuso. "Vedere il mondo sempre dalla stessa altezza è noioso. Con gli status di forza fisica di Kirito-kun dovrebbe essere uno scherzo, no?" "Beh, potrebbe essere vero, però... Cavolo, quanti anni hai..." "L’età non conta! Che male c’è? E poi non ci vedrà nessuno." "E va bene..." Ancora incredulo, Kirito si accovacciò dando le spalle ad Asuna, scuotendo il capo. Sollevandosi la gonna, salì a cavalcioni sulle sue spalle. "Eccoci qua. Ma ti giuro che ti picchio se guardi indietro." "Non credi di essere irragionevole...?" Borbottando irritato, Kirito si alzò lentamente, e Asuna cominciò a vedere da più in alto. "Waa! Guarda, da qui si può vedere anche il lago!" "Non posso vederlo, io!!" "Allora dopo facciamo a cambio." "..." Poggiando le mani sulla testa di Kirito, esausto dalla piega che avevano preso gli eventi, Asuna disse. "E’ ora di partire! Di corsa, a nord-est!" Ridendo allegra sulle spalle di Kirito che camminava imperterrito, Asuna era in grado di assaporare a fondo il valore di quei giorni, e del potere stare insieme. Era assolutamente convinta che quelli erano i momenti in cui si era sentita più «viva» in tutti e diciassette i suoi anni di vita. Passeggiando lungo il sentiero— beh, Kirito in realtà era l’unico a camminare— Dopo una decina di minuti, apparve il primo della lunga sequela di laghi che ricoprivano quel piano. Forse allettati dal bel tempo, c’erano già diversi giocatori a godere della vista, a tuffarsi, e a giocare nell’acqua. Il sentiero curvava attorno al lago, saliva leggermente, ad una certa distanza dalla riva. Ma non appena si avvicinarono, tutti gli altri giocatori li notarono e li salutarono con la mano. Sembrava che tutti sorridessero, e alcuni ridevano persino ad alta voce. "...Non mi pare affatto che non ci veda nessuno!!" "Ahahah, allora c’era della gente, dopotutto... Ehi, Kirito-kun, salutali anche tu." "Te lo puoi scordare." Nonostante le sue lamentele, Kirito non mostrò di voler posare Asuna. Lei capì che il ragazzo in realtà era divertito dalla situazione. Il sentiero cominciò presto a salire, verso destra, dirigendosi nel folto della foresta. Inerpicandosi tra enormi conifere che assomigliavano stranamente a dei cedri, enormemente alti, passeggiarono a cuor leggero. Il frusciare delle foglie, il mormorio di un ruscelletto, il cinguettare degli uccelli. Tutti questi suoni facevano da sottofondo musicale a quella foresta tinta d’autunno. Asuna voltò lo sguardo verso le cime degli alberi. "Quell’albero è enorme... Ehi, pensi di poterci salire...?" "Mh... Mm..." In risposta alla domanda di Asuna, Kirito ci pensò su per un po’. "Di sicuro è nelle potenzialità del sistema... Ti va di provare?" "Nah, sarà per un'altra volta. —Ma ora che mi ci fai pensare." Asuna si stiracchiò sulle spalle di e guardò oltre il bordo di Aincrad, attraverso un varco fra gli alberi. "Quelle cose lungo il bordo, quelli che sembrano dei supporti, partono da terra e arrivano fino al piano successivo, no? Mi chiedo... cosa succederebbe se li scalassimo fino in cima?" "Ah, ci ho già provato." "Eeh!?" Chinandosi in avanti, fissò Kirito negli occhi. "E non mi hai invitata." "Risale a quando non ci frequentavamo ancora." "Vorrai dire di quando Kirito-kun non faceva che scappare via da me." "...L-L’ho davvero fatto?" "Proprio così. Ho sempre cercato di invitarti a uscire, ma tu non volevi neppure venire a prendere un tè." "E-Ecco... B-Beh, lasciamo stare." Interrompendo strategicamente quella conversazione per riportarla su binari più sicuri, Kirito continuò. "Se dovessi giudicare solo sui risultati, è stato un fallimento. Salire dalla parte in cui la roccia è più consumata si rivelò una passeggiata, ma dopo essere salito per circa ottanta metri apparve un messaggio di errore, che diceva tipo 'Non puoi proseguire oltre', e mi rovinò la festa." "Ah ha ha, me lo sentivo, non si può barare, eh." "Non c’è nulla da ridere. Per lo shock lasciai la presa e feci un bel capitombolo..." "E-Eh!? Ma da un’altezza simile non hai rischiato di morire?" "Già. Pensavo di essere spacciato. Se avessi usato il Cristallo del Teletrasporto tre secondi più tardi, a quest’ora il mio nome sarebbe sulla lista dei deceduti in azione." "Caspita, che rischio. Assicurati di non provarci mai più, capito?" "Era quello che volevo dire io!" Passeggiando e chiacchierando, la foresta si faceva sempre più fitta. Persino il canto degli uccelli era più elusivo, così come la luce del sole, cominciò a farsi sempre più fioca. Asuna si guardò intorno ancora una volta e poi chiese a Kirito. "Ehi, quel... posto di cui si parla, da che parte si trova?" " Beh, è..." Kirito agitò la mano per controllare la mappa. "Ah, siamo piuttosto vicino. Tra qualche minuto ci siamo." "Mmh... Ehi, riguardo questo caso, non c’erano altri dettagli?" In realtà non voleva saperli, ma non sapere niente la metteva a disagio. "Beh, circa una settimana fa, un giocatore che realizza oggetti in legno è venuto qui per raccogliere del legname. In questa foresta pare sia possibile reperire del legname molto pregiato, e mentre era occupato a raccogliere si è fatto buio... Il giocatore si è affrettato a rientrare, ma nascosta dall’oscurità degli alberi... c’era una cosa bianca." "..." Questo era già troppo per Asuna, ma Kirito continuò spietato. "Il giocatore pensò subito che si trattasse di un mostro, ma non era così. Era un umano, o meglio una ragazzina, a detta sua. Lunghi capelli neri, su abiti bianchi. Camminava lentamente verso un gruppo di alberi. Se non era un mostro, allora era un giocatore, quindi provò ad avvicinarsi." "..." "—Ma non aveva il cursore." "Ee..." Le sfuggì un piccolo gridolino strozzato. "Ma non è possibile. Quindi il giocatore si avvicinò. E la chiamò persino. A quel punto, la ragazzina si fermò... e si voltò gradualmente verso di lui..." "B-B-B-Basta co..." "Poi, l’uomo finalmente se ne accorse. Gli alberi illuminati dalla luce della luna— si vedevano attraverso la ragazza." "——!!" Trattenendo un grido, Asuna strinse forte i capelli di Kirito. "Per me è la fine, meglio scappare, pensò. Alla fine corse fino al villaggio prima di fermarsi... e solo allora si voltò..." "——h!?" "E non c’era nessuno. E da allora vive felice." "...Ki-Ki-Kirito-kun, brutto idiota—!!" Saltando giù dalle sue spalle, sollevò il pugno, preparandosi per dargli un pugno nella schiena— ma poi si bloccò. Nel profondo della foresta, buia sebbene fosse ancora mezzogiorno, ad una certa distanza da loro, qualcosa li stava spiando nascosta dietro un grosso tronco. Assalita da un’atmosfera minacciosa, Asuna rimase paralizzata dalla paura. Anche se non era ai livelli di Kirito, anche la percezione di Asuna era temprata dall’esperienza. Impostando la risoluzione della sua abilità, poteva migliorare la visione dell’oggetto che metteva a fuoco. Apparve qualcosa di bianco che fluttuava nel vento. Non era una pianta. Né una pietra. Era tessuto. O per essere chiari, un unico grande vestito. Da esso sbucavano due lunghe e sottili— gambe. La ragazza rimaneva immobile. Come aveva detto Kirito, si trattava di una ragazzina vestita di bianco che fissava la coppia in silenzio. Sentendosi mancare, Asuna riuscì in qualche modo a proferir parola. Ma fu solo un sussurro "Ki... Kirito-kun, laggiù." Kirito seguì immediatamente lo sguardo di Asuna. E immediatamente si bloccò anche lui. "N-Non può essere vero..." La ragazza non si muoveva. Ferma ad una decina di metri dalla coppia, non toglieva loro gli occhi di dosso. In quel momento Asuna si decise a fare qualcosa, convinta che sarebbe svenuta se la ragazzina si fosse avvicinata oltre. Il corpo della ragazza si mosse per primo però— sgraziatamente. Come una bambola meccanica senza energie, finendo per terra, con dei movimenti non proprio degni di quelli di un essere vivente. Si sentì un fioco colpo. "Ma..." In quel momento, Kirito socchiuse gli occhi. "Non è possibile che sia un fantasma!!" Gridò iniziando a correre. "A-Aspetta, Kirito-kun!" Sebbene Asuna fosse terrorizzata, Kirito era corso via senza neppure voltarsi. "Ma dico io!!" Asuna si mosse riluttante e lo seguì. Sebbene fosse ancora spaventata, non aveva mai sentito di un fantasma che cadeva. Quello non poteva che essere un giocatore. Arrivando con qualche secondo di ritardo, trovò la ragazza già tra le braccia di Kirito. Era ancora svenuta. I suoi occhi, coperti da lunghe ciglia, erano ancora serrati, e aveva le braccia penzolanti. Osservando la sua figura, coperta da un vestito intero, Asuna confermò che non era traslucida. "S-Sta bene?" "Mmh..." Kirito le osservò il viso e rispose. "Beh, ad essere onesti... In questo mondo non c’è bisogno di respirare o del battito cardiaco..." Dentro SAO potevano essere riprodotte molte delle funzioni fisiologiche umane, ma anche ometterle. Si poteva respirare e sentire l’aria nelle vie aeree, ma gli avatar non ne avevano alcun bisogno. Per il battito cardiaco, si avvertiva, e in caso di tensione aumentava anche, ma non era possibile avvertire quello altrui. "Eppure, non sta scomparendo... Quindi dovrebbe essere ancora viva, penso. Ma questo... è certamente strano..." Finendo il suo commento, Kirito chinò la testa di lato. "Cosa succede?" "Non può essere un fantasma, dato che posso toccarla. Eppure il cursore... non si vede da nessuna parte..." "Ah..." Asuna si concentrò di nuovo sulla ragazza. Eppure, il cursore che appariva su tutti gli oggetti animati di Aincrad: giocatori, mostri, persino gli NPC, questa volta non c’era. Era un fenomeno mai visto prima. "Che sia un bug o qualcosa del genere?" "E’ molto probabile. In una situazione del genere uno si rivolgerebbe subito al GM, ma non ce ne sono più in SAO... E comunque non è solo il cursore. Sembra troppo piccola per essere un giocatore." Era la verità. Il corpicino tra le braccia di Kirito era troppo piccolo. Sembrava avere addirittura meno di dieci anni. C’era una restrizione nell’indossare il Nerve Gear. Il limite di età era di tredici anni, per impedire ai bambini di usarlo. Asuna allungò la mano, toccando la fronte della ragazzina. Al tatto era fredda e liscia. "Perché mai... c’è una bambina così piccola dentro SAO...?" Mordendosi le labbra, Kirito si alzò e parlò. "Per ora non possiamo lasciarla da sola. Quando si sveglierà ne sapremo di più. Portiamola con noi." "Sì, hai ragione." Kirito si era alzato con la ragazza tra le braccia. Asuna si diede un’occhiata intorno, ma non c’era molto da vedere, quindi non riuscì a comprendere per quale motivo quella ragazzina si trovasse lì. Fecero tutta la strada di ritorno di corsa, ma la bimba non si svegliò, persino quando furono arrivati a casa. Stesero la piccola sul letto di Asuna, la coprirono con una coperta e si sedettero sul letto di Kirito, fianco a fianco, ad osservarla. Nella stanza c’era un silenzio carico di tensione, finché Kirito parlò. "Bene, se c’è una cosa di cui possiamo essere certi, è che non è un NPC, dato che siamo riusciti a spostarla da dove si trovava." "Già... Hai ragione." Gli NPC sotto il controllo del sistema avevano una posizione ben designata; inoltre, non potevano spostarsi secondo i desideri dei giocatori. Se qualcuno avesse provato a toccarli o afferrarli sarebbe comparso il messaggio di aggressione, avrebbero subito un colpo doloroso e sarebbero stati sbalzati via. Annuendo ad Asuna, Kirito continuò con le sue deduzioni. "E poi, quella non era certo la opening di una quest. Perché non è apparsa alcuna finestra relativa a missioni secondarie. ...In altre parole, questa qui è una bambina che si è persa... o perlomeno, dovrebbe essere la conclusione più ovvia." Spostando lo sguardo verso il letto, continuò. "Non avendo un cristallo a portata di mano, e forse non avendo neppure i mezzi per orientarsi, credo non sia mai uscita in campo aperto, e che sia rimasta solo nella «Starting City». Non so perché sia venuta fin qui, ma nella Starting City potremmo trovare qualcuno che la conosce... Forse lì ci sono addirittura i suoi genitori o i suoi tutori." "Sì. Lo penso anch’io. Non penso che una bambina così piccola possa arrivarci da sola. Dev’essere arrivata con la famiglia o con qualcuno che conosce... Però spero che siano al sicuro." Apparentemente turbata da quella possibilità, Asuna si voltò verso Kirito. "Ehi, si riprenderà, vero?" "Ah. Se non sta scomparendo, vuol dire che è ancora connessa con il Nerve Gear. Dovrebbe essere in uno stato simile al sonno. Ecco perché prima o poi si sveglierà... Credo." Annuendo vigorosamente, le parole di Kirito erano tinte di speranza. Asuna si alzò e si chinò sul letto su cui giaceva la bambina, e le toccò nuovamente la fronte con una mano. Questa volta però la accarezzò gentilmente. Era davvero molto carina. Piuttosto che una bambina umana sembrava più una fata. Il suo colorito era simile a quello dell’alabastro, delicato e bianco come la neve. I suoi lunghi capelli neri brillavano eleganti, e con i suoi lineamenti esotici sarebbe stata indubbiamente molto affascinante, se avesse aperto gli occhi e avesse sorriso. Kirito si avvicinò a sua volta, abbassandosi vicino Asuna. Allungando esitante la sua mano destra, accarezzò anche lui la ragazza. "Non sembra avere dieci anni... Forse otto?" "Siamo lì... E’ la giocatrice più piccola che abbia mai visto." "Vero. Una volta ho conosciuto una domatrice di bestie, ma lei aveva intorno ai tredici anni." Reagendo istintivamente a qualcosa che non aveva mai sentito prima, Asuna fissò Kirito. "Mmh, allora hai una bella amichetta, eh." "Ah, ci scambiamo solo dei messaggi di tanto in tanto... N-No, questo è tutto, non c’è altro!" "Chi lo sa. Kirito-kun è tonto, dopotutto." E si voltò bruscamente. Avvertendo che la discussione stava prendendo una strana direzione, Kirito si alzò e parlò. "Ah, è già così tardi. Mangiamo qualcosa." "Riguardo questa storia, dopo mi spiegherai tutti i dettagli." Fissando di nuovo Kirito, Asuna si alzò a sua volta, ridacchiando, e decise che per il momento avrebbe lasciato perdere quella storia. "Dai, mangiamoci quello che abbiamo preparato stamattina. Io preparo un po’ di tè." Il pomeriggio autunnale passò veloce, e persino al crepuscolo la bambina non si svegliò. Quando le tende furono chiuse e le lampade accese, Kirito ritornò dal suo giro al villaggio. Scuotendo in silenzio la testa comunicò il suo fallimento nel cercare notizie relative alla piccola. Non essendo dell’umore per godersi una cena come si deve, i due decisero di mangiare una zuppa e un po’ di pane, e Kirito cominciò a tentare la sorte cercando su alcuni giornali che aveva comprato. Anche se li chiamavano giornali, erano diversi da quelli del mondo reale, fatti da più fogli tenuti insieme, ma piuttosto un solo foglio delle dimensioni di un magazine. Era fatto allo stesso modo delle finestre del sistema, ed editandolo come se fosse un blog era possibile riportarci quotidianamente delle informazioni. I contenuti, inoltre, erano simili a quelli di una guida per videogame curata dai giocatori stessi, e comprendeva vari argomenti: news, un manuale per principianti, FAQs, una lista degli oggetti, etc. Tra queste, c’era anche una sezione "Chi l’ha Visto", ossia la sezione che al momento interessava la coppia. Pensavano che qualcuno potesse essere alla ricerca della piccola. Tuttavia— "...Niente, eh..." "Niente, eh..." Ci misero dieci minuti a setacciare tutto il giornale, ma alla fine dovettero ammettere la sconfitta. A quel punto non potevano fare altro che aspettare il risveglio della bambina e chiedere a lei. In una sera normale i due sarebbero rimasti svegli fino a tardi per parlare, giocare, a volte a fare persino delle passeggiate serali o innumerevoli altre attività che facevano più di rado, ma nessuno dei due era in vena, quella sera. "Per oggi va bene così." "Mh. Immagino di si." Asuna accolse le parole di Kirito annuendo. Spegnendo le luci, si diressero in camera da letto. Siccome un letto era occupato dalla ragazzina, loro due avrebbero dovuto dormire insieme nell’altro —Beh, succedeva già tutte le notti, però— così si cambiarono in fretta per dormire. Spensero anche la lampada nella stanza e si misero a letto. Kirito possedeva davvero abilità uniche e stravaganti; dormire bene e a lungo era tra queste. Asuna avrebbe voluto parlare ancora, ma ben presto sentì il suono regolare e basso del russare del ragazzo. "Uffa." Borbottando il suo disappunto, si voltò verso il letto nel quale dormiva la bambina. Nell’oscurità, la ragazza vestita di bianco era ancora profondamente addormentata. Sebbene non avesse pensato seriamente al probabile passato della ragazza, i suoi pensieri presero proprio quella direzione. Se finora aveva vissuto con dei tutori, come genitori e fratelli, allora andava bene. Ma se invece si fosse trovata in questo mondo tutta da sola— per una bambina di otto o nove anni appena, questi giorni sarebbero dovuti sembrare insopportabili. C’era la probabilità che avesse perso la ragione. E se— Asuna saltò alla peggior conclusione possibile. Il motivo per il quale si era avventurata in quella foresta e si era persa, era proprio a causa dei suoi problemi mentali. Ovviamente non esisteva alcuno psichiatra ad Aincrad; e non c’era alcun amministratore di sistema a cui rivolgersi. La previsione più ottimista di completamento del gioco prevedeva ancora un altro anno, e in ogni caso, il solo sforzo di Asuna e Kirito era ininfluente. Per il fatto che erano entrambi assenti momentaneamente dal fronte, il numero di giocatori del loro livello era diminuito di due, il che rendeva difficile creare un party ben bilanciato. Indipendentemente da quanto stesse soffrendo la bambina, lei non possedeva le abilità per salvarla — Realizzarlo, fece sentire Asuna malissimo. Si alzò dal letto e andò a stendersi accanto alla bambina. Strofinandole i capelli, Asuna si infilò con lei sotto le coperte. Abbracciò il suo piccolo corpicino con entrambe le braccia. Sebbene non mosse neppure un muscolo, la sua espressione sembrò distendersi un po’, e Asuna le sussurrò. "Buonanotte. Sarebbe bello se domani ti svegliassi..."
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