Capitolo 2

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Pov Louis

 
<< Ehi, ehi Lou! Svegliati! >>
Aprii gli occhi lentamente e vidi Harry davanti a me.
<< Che c’è? >> gli chiesi mettendomi seduto sul divano.
<< Ti sei addormentato. Sono le 2. Ho provato a svegliarti per pranzare ma non mi hai dato ascolto e ho lasciato perdere >> mi disse, arrabbiato << Adesso alzati e vai a prepararti. Ah! Ho lasciato la pasta avanzata, se vuoi te la riscaldo >> mi disse.
<< No non ho fame, grazie >> gli dissi, sorridendogli.
Poi lo vidi andare in cucina. Mi alzai e lo seguii. Era già pronto. Indossava dei jeans blu, una maglietta bianca, i capelli ricci in disordine, ma sempre così perfettamente perfetti, ed emanava un profumo dolce. Davvero perfetto, pensai.
Mi incantai a guardarlo un attimo e poi salii le scale e andai in bagno, aprii l’acqua della doccia e mi feci un bagno veloce.
Uscii, mi asciugai e andai in camera con l’asciugamano intorno alla vita.
Aprii l’armadio e guardai i miei vestiti. Decisi di mettere su dei pantaloni rossi e una maglietta nera.
Mi vestii e poi andai in bagno a sistemarmi i capelli. Misi un po’ di profumo e poi scesi in salotto.
Trovai Harry seduto sul divano che guardava la televisione. Guardai l’orologio attaccato alla parete e vidi che erano le 14:50.
<< Sono pronto >> gli dissi sedendomi vicino a lui.
Lo sentii irrigidirsi. Lo guardai e notai che era rosso in faccia.
<< Che hai? >>
<< Niente >> mi rispose e si alzò.
Io lo seguii con lo sguardo. Cosa ho fatto? Perché fa così?
<< Hazza? >> lo chiamai
Lui si fermò e si girò verso di me.
<< Uhm, che c’è? >> mi chiese mentre si metteva le mani nelle tasche dei jeans e diventava ancora più rosso.
Piegai la testa di lato e feci per chiedergli se avesse qualcosa con me, ma non feci in tempo.
Sentimmo suonare il campanello ed Harry corse subito alla porta. Per sfuggirmi, ovviamente.
Mi alzai dal divano, spensi la televisione, presi le chiavi di casa ed uscii.
Chiusi la porta a chiave e mi diressi verso la macchina che ci avrebbe portati in studio.
Mi dispiace Harry, ma non la risolviamo così questa cosa. Voglio sapere cosa è successo e lo scoprirò, quanto è vero che mi chiamo Louis William Tomlinson. 

Pov Harry

 
<< Ehi, che fai di bello? >>
Mi voltai e vidi Louis sedersi vicino a me sul divano.
<< Guardo la tv >> gli risposi, ritornando al programma che stavano trasmettendo in quel momento alla televisione.
<< Perché non facciamo qualcosa di un po’ più interessante? >> mi chiese.
<< Del tipo? >>
<< Mmm… del tipo questo >>
Non ebbi tempo di rispondere che me lo ritrovai addosso a me.
In un battere d’occhio mi ritrovai sdraiato sul divano con lui sopra di me che si avvicinava pericolosamente alle mie labbra.
<< B-boo… che stai facendo? >>
<< Shhh… >>
Mi mise un dito sulle labbra, sorrise e si avvicinò ancora di più.
Quando sentii le sue labbra appoggiarsi alle mie, ebbi un brivido lungo la schiena.
Istintivamente chiusi gli occhi.
Una strana sensazione mi percorse tutto il corpo, mentre i miei pantaloni si facevano stretti.
Lui dischiuse le labbra e io feci lo stesso dando libero accesso alla sua lingua.
Dopo secondi o minuti che eravamo attaccati, ci staccammo per riprendere fiato.
Lo guardai negli occhi e un sorriso spuntò sulle sue labbra.
<< Che significa questo? >>
<< Significa che… >>
 
 
Venni svegliato dal suono ininterrotto della sveglia del mio telefono.
Guardai l’ora sul display. 11:30.
Decisi di scendere a preparare il pranzo.
Mi alzi e feci per aprire la porta, ma un flashback di quello che avevo sognato ritornò lucido nella mia mente.
Mi portai una mano alle labbra e le toccai. Sembrava così reale e perfetto per essere vero.
Eppure… lui così vicino a me, il suo corpo sul mio, le sue labbra, il suo profumo…
Sentii il mio cuore accelerare.
Calmati, Styles! Dannazione, sembri una ragazzina!
Di scatto aprii la porta e scesi le scale di corsa.
Senza guardare Lou in faccia, non ce l’avrei mai fatta in un momento del genere, non dopo aver pensato e sognato quelle cose.
Andai in cucina e iniziai ad aprire gli antelli a caso.
<< Lou cosa vuoi da mangiare? >> urlai.
Sono troppo in imbarazzo. Calmati.
Non ricevetti risposta. Andai in salotto e guardai Lou sdraiato sul divano con le cuffie nelle orecchie.
Si è addormentato e adesso? Lo sveglio? Se lo sveglio poi si arrabbia perché l’ho svegliato. Lo lascio dormire? Se lo lascio dormire non mangia.
Che faccio? Provai a scuoterlo un po’ ma non ebbi successo.
Decisi di lasciarlo dormire ancora un po’. Ritornai in cucina e misi l’acqua a bollire, poi ci misi la pasta. Nel frattempo scaldai un po’ di sugo di carne.
Presi un piatto e ci misi la pasta con il sugo e la mescolai.
Iniziai a mangiare continuando a fissare Louis.
Quando ebbi finito lavai e asciugai tutto e misi a posto. Presi la pasta avanzata e la misi in un contenitore. Magari quando si sveglia avrà voglia di mangiare.
Guardai l’orologio… le 13:20.
Salii in camera e aprii il cassetto della biancheria, presi i boxer. Aprii l’armadio e presi dei jeans e una maglietta bianca.
Andai in bagno e feci la doccia.
Uscii, mi asciugai, mi vestii e mi asciugai i capelli con il phon.
Scesi in salotto e riguardai l’orologio. Le 2... stà ancora dormendo… ora però, sarà meglio svegliarlo.
Andai vicino a lui, con il cuore che mi batteva a mille e iniziai a chiamarlo.
Quando si svegliò gli dissi che lo avevo chiamato per mangiare ma non mi aveva sentito e così avevo lasciato perdere.
Ad un tratto mi sentii le guance calde. Mi voltai e andai in cucina, dandogli le spalle.
Feci finta di avere sete e presi un bicchiere e la bottiglia dell’acqua.
Sentivo il suo sguardo su di me e questo non mi aiutava di certo a stare calmo.
Bevvi un sorso d’acqua e quando mi voltai lui non c’era più.
Andai in salotto e mi sedetti sul divano accendendo la televisione.
Non ci diedi molto ascolto. Stavo ascoltando i passi di Lou al piano di sopra.
Lo sentii andare in bagno e accendere l’acqua. Ci rimase 30 minuti comodi, poi lo sentii andare in camera e poi ritornare in bagno, accendere il phon e poi scendere le scale.
<< Sono pronto >> mi disse mentre si sedeva vicino a me.
Lo guardai con la coda dell’occhio e vidi come era vestito. Dio, amo quei pantaloni rossi…
Mi ricordai del sogno e mi irrigidii. Mi chiese cosa avessi e gli dissi che non avevo niente, quando in realtà avevo tutto. Mi alzai di scatto dal divano e feci per andare di nuovo in cucina quando sentii il mio nome.
Ero rosso in viso, ne ero certo. Mi girai e, cercando di calmarmi, infilai le mani nei jeans.
Inutile. Quando incontrai i suoi occhi divenni ancora più rosso, ricordando come mi guardava nel sogno.
Lo vidi piegare la testa di lato, facendo si che lo rendesse ancora più… più cosa? Bello, desiderabile? Più tutto, ecco.
Lo vidi aprire la bocca ma non disse nulla.
In quel momento suonarono il campanello. Corsi, letteralmente, verso la porta e vidi Liam di fronte a me.
Lo salutai e andai con lui verso la macchina.
Salii e nel frattempo vidi Lou chiudere la porta di casa e dirigersi verso la macchina con la faccia di uno che non si arrende. Perché lui è così… non si arrende mai finché non ottiene ciò che vuole.
E in quel momento quello che voleva era sapere che cosa mi fosse preso.

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