La vista era appannata, mentre correvo alla cieca nel buio della notte, cercando di non fare rumore, così da non attirare l’attenzione delle persone che mi passeggiavano accanto.
Non che si fossero troppo curati di una cameriera in lacrime.
Papà diceva sempre: “Le lacrime non sono simbolo di debolezza, ma tutto il male che esce dal tuo corpo, che fugge via da te”. Beh… mi dispiace, papà, ma credo proprio che ciò che adesso sto versando non siano altro che codardia e speranza rassegnata. Pensai, trattenendo l’ennesimo singhiozzo che, impetuoso, nasceva dal petto come un grido e arrivava alla bocca come un sussulto.
Non me la sentivo ancora di tornare nella mia cabina. Non volevo essere vista in quello stato: capelli sciolti e scompigliati, visto stravolto e bagnato di gocce salate.
Il freddo che mi filtrava nelle vesti era quasi polare, e per questo mi portai le braccia al petto, cercando di coprirmele con la tenda liscia dei miei capelli.
Mi sedetti con la schiena al parapetto, per poter osservare le stelle.
Se ne vedevano in un numero spropositato, più di quante io ne avessi mai viste in tutta la mia vita. La via lattea si stagliava sinuosa proprio al centro, e i miei occhi si persero ad osservarla, senza cessare di rilasciare lacrime.
Perché Mr Daniel mi aveva baciato? Che cosa ne avrebbe ricavato, una volta rinvenuto dall’alcol?
Chiusi gli occhi, assaporando un po' da masochista, l’aria che congelava le mie gote bagnate.
Se ne sarebbe vantato? O meglio… mi avrebbe derisa davanti a tutti?
Ed io, di sicuro e come da copione, avrei resistito all’impulso neanche troppo forte di rispondergli a tono, e sarei rimasta zitta, a testa bassa.
Odiai il fatto di aver trovato attraente il suo viso, la sua bocca, il suo naso, i suoi occhi… loro, che non facevano altro che incatenarsi ai miei, che li avevano scambiati per gentili. Non avevo capito che, se erano del colore del ghiaccio, ce ne sarebbe stato senz’altro motivo.
La conclusione? Mr Marvin godeva delle disgrazie altrui.
E a volte, come nel mio caso, le provocava lui stesso.
Nello stesso esatto punto in cui avevo sentito l’incessante sfarfallio adesso le farfalle si erano acquietate, o rassegnate, e le loro ali bruciavano di un fuoco blu, blu come la vendetta.
Ma già lo sapevo, che non mi sarei vendicata, ero conscia che verso di lui non avrei mosso un dito, perché, nonostante fossi adirata con lui per avermi rubato un bacio, non riuscivo a non rammentare la sua dolcezza, e quei modi con cui mi faceva sentire speciale, nonostante fossero troppo sdolcinati. Che poi… un’amante come me dei romanzi sognava da sempre di trovare l’amore. Qualche settimana prima avevo appunto finito di leggere un romanzo di Jane Austen, bravissima nel descrivere l’amore preromantico in tutto il suo fascino, ma sfortunata nell’amore vero e proprio. Infatti, la Austen non si era mai sposata.
Mi ero recata, non appena finito il romanzo, in biblioteca, per cercare la biografia di quell’autrice, troppo incuriosita per lasciar correre. Ero rimasta profondamente delusa quando avevo capito che, da fanciulla, si era invaghita di un certo Tom, Thomas, ma che la famiglia del rampollo aveva ritenuto la sua inadeguata economicamente, e lo avevano allontanato da lei.
Una profonda tristezza mi assalì, mentre pensavo alle differenze finanziarie tra me e il signor Daniel.
Nonostante io non avessi mezza sterlina, o meglio, nonostante io non avessi più mezza sterlina, mi aveva offerto un lavoro, che gli avrebbe permesso di avvicinarsi di più a me… ma sapevo che, in verità, il suo animo era mosso solamente dalla pietà, che aveva scavato in lui fino ad emergere fuori.
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Underwater
Literatura Feminina1912. Il Titanic salpa il 10 Aprile. Lei: Helen Corr, passeggera di terza classe. Sogna di poter andare in America per trovare lavoro e aiutare i suoi genitori, semplici contadini irlandesi. Lui: Daniel Marvin, prima classe. E' di ritorno da un vi...
