Liam.
Mi dispiaceva non essere con Louis ma sapevo divertirmi anche da solo.
Gli mandai un messaggio per dirgli che lo avrei aspettato al nostro solito pub dove passavamo tutta la notte ad ubriacarci e iniziare discorsi senza senso con l' intercalare del vomitare tra le parole.
Indossai una canotta bianca aderente e scollata e con dei jeans a vita bassa con delle sneakers di un colore nero.
Poco dopo mi spruzzai anche un pó di acqua di colonia -amavo quelle dall'odore forte e maschile-, mi sistemai i capelli con un pó di gel e mi misi un berretto grigio di lana.
Dopo aver preso le chiavi di casa e il cellulare mi fiondai nel pub sfrecciando alla guida della mia Ferrari rossa: quella sera volevo divertirmi, non vedevo l'ora di rivedere Louis.
Entrai con non chalance e mi diressi direttamente al bancone. Adoravo l'odore dei pub, dell'alcool: emetteva sensazioni di mascolinità e di potenza, non so nemmeno spiegare il motivo. Cominciai a bere prima un "blue angel" -cocktail composto da vodka, grappa e una goccia di spumante- nell'attesa dell'arrivo di Louis.
Passarono minuti e minuti che successivamente diventarono ore. Avevo ormai speso almeno una novantina di dollari in coktail iper alcolici quando arrivò la chiamata di Louis. Poteva essere mezzanotte. Mi disse che non avrebbe fatto in tempo a tornare a Los Angeles perché aveva salvato un ragazzo che si stava per suicidare in stazione.
Almeno così capii. Ero troppo ubriaco per ascoltare tutta la conversazione durante quella chiamata, anche perché nel pub c'era una musica assordante che faceva diminuire ancora di piú la mia attenzione e comprensione.
Non importava di essere rimasto solo, sapevo divertirmi lo stesso. E per il mio gergo, divertirsi significava bere, bere e ubriacarmi. Cosí feci, anche se un pó giá lo ero.
Devo ammettere peró che quella notte esagerai: non capivo piú niente, continuavo a barcollare e appena chiudevo gli occhi o sbattevo le palpebre avevo dei giramenti di testa assurdi! Provai a sedermi da qualche parte ma la situazione peggiorava, anche perché dovevo fare almeno due o tre tentativi prima di rialzarmi. Decisi cosí che forse era meglio ritornare a casa per una bella dormita e,sicuramente, anche per delle belle vomitate post sbornia.
Barcollai sino alla porta d'uscita mentre ballavo e urlavo parole senza senso. Quando uscii mi arrivó una vampata di vento freddo che mi fece sentire bene, vivo. Presi le chiavi della macchina e,dopo qualche tentativo fallito per far entrare la chiave nella fessura, partii in quarta. Era buio e i lampioni era quasi tutti giá spenti per l'orario inoltrato.
Alzai il volume dello stereo la cui radio stava trasmettendo una delle mie canzoni rap che preferivo. Cominciai a tamburellare le mani sul manubrio cantando e cercando di andare a ritmo con le parole della canzone. Vedevo quasi tutto a doppio, offuscato.
Mentre accelerai per superare l'arancione di un semaforo, all'improvviso comparí una figura con il cappuccio nero davanti alla mia auto e la presi in pieno.
Cazzo.Zayn.
Mi svegliai con il ticchettio di una macchina ospedaliera a quanto pare collegata a me. Ho sempre odiato gli ospedali, emettevano una tale tristezza con quella puzza di medicina e quelle luci neon che ti scombussolavano la vista.
Cos'era successo?Accanto a me notai un ragazzo dal volto familiare in lacrime, che mi teneva la mano. Però, anche se aveva qualcosa di familiare, non riuscii proprio a collegarlo a nessun mio amico.
Cosa ci facevo in ospedale?Incominciai ad agitarmi e appena cercai di muovermi sentii un dolore lancinante alle costole trapelarmi per tutto il corpo. Non potevo muovermi dal lettino, ero come incatenato dall'interno.
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«Something wrong.»
Fanfiction« Perché l'hai fatto? » « Fatto cosa, Harry? » « Perché mi hai salvato? » A Los Angeles qualcosa stava per succedere. Harry, un ragazzo sull'orlo del precipizio era intento a suicidarsi: era rimasto completamente solo tranne che per il suo migliore...