Lily
Lily si paralizzó, pensava, forse sperava, di aver letto male
Una seconda lettura fugó ogni dubbio.
Sentì i suoi battiti accelerare in maniera preoccupante, lasciò cadere il giornale, si girò di scatto e cominciò a correre verso l'ufficio del preside: doveva sapere.
Essendo caposcuola conosceva la parola d'ordine "Sorbetto al limone".
Quella scala non le era mai sembrata così lenta ad aprirsi.
Salì le scale a due a due e arrivata fuori l'ufficio neanche bussò, aprì la porta con più forza del necessario facendola sbattere contro il muro.
"Signor preside devo assolutamente uscire..." ma seduta alla scrivania di Silente vi era la professoressa McGranitt.
"Signorina Evans mi stupisco di lei, è questo il modo di entrare?"
"Professoressa dove si trova il Professor Silente?"
"Buongiorno anche a lei signorina Evans"
"Professoressa devo andare al San Mungo il più presto possibile, devo parlare col Professor Silente"
"Il Professor Silente ha ricevuto una convocazione urgente ieri sera e, curiosamente, si è diretto proprio al San Mungo stanotte"
Lily rimase interdetta per un attimo
"Professoressa ha letto la gazzetta del Profeta sta mattina?"
"No e francamente non vedo cosa..."
Un gufo entrò dalla finestra e posò una lettera sulla scrivania.
"Credo sia importante che la legga al più presto Professoressa"
Anche se piuttosto sorpresa e leggermente accigliata la McGranitt aprì la lettera e la lesse.
Dopo quelle che dovevano essere un paio di righe sbarrò gli occhi e un'espressione di orrore si dipinse sul suo volto.
Lily senti il cuore accelerare ancora di più, di lì a poco, ne era sicura, le sarebbe scoppiato in petto.
"Cosa dice Professoressa?! Cosa dice?!"
Disse avvicinandosi alla scrivania.
"Dobbiamo convocare tutti i caposcuola, bisogna mandare diversi alunni dalle loro famiglie"
"Ma le vacanze di Natale inizieranno tra più di dieci giorni"
"Non per le vacanze, ci sono diverse cerimonie funebri per tutti gli alunni della scuola"
Lily perse un battito, la sua vista si annebbiò e crollò sulla sedia.
"Signorina Evans si sente bene?!"
"La prego mi dica che James sta bene"
La Professoressa McGranitt abbassò lo sguardo.
James
Ramoso non riusciva muoversi o forse non voleva, non avrebbe saputo dirlo, non sapeva dove si trovava e non aveva intenzione di scoprirlo, finché avesse tenuto gli occhi chiusi una piccola parte di lui avrebbe potuto pensare che tutto quello che era successo non fosse altro che un brutto incubo, ma lui sapeva che non era così, non riusciva ad accettarlo del tutto ma sapeva di aver perso la sua famiglia.
I suoi genitori avevano perso la vita per mano di Rabastan Lestrange e lui non ci aveva potuto fare niente.
Poche volte si era sentito impotente come in quel momento, i passi del Mangiamorte gli rimbombavano ancora in testa, ricordava come non avesse avuto paura della morte, come ad un certo punto l'avesse anche bramata, ma ricordava anche il desiderio bruciante di vendetta che aveva provato, la voglia di ridurre la faccia di quel figlio di troia ad un macinato di carne usando solo le mani.
Aprì gli occhi di scatto e si guardò intorno, in cerca di quel volto, sperava che spaccare la faccia e Lestrange l'avrebbe fatto sentire meglio, che ucciderlo avrebbe colmato quella sensazione di vuoto alla bocca dello stomaco, ma sapeva che niente avrebbe posto rimedio al dolore lancinante che gli attraversava l'anima, neanche la vendetta.
Si trovava in quella che sembrava essere un tenda sottoposta ad un incantesimo estensivo irriconoscibile o una tenda grande quanto un campo da Quidditch, adibita ad infermeria.
Ciò che vedeva attorno a lui era orrendo: feriti e mutilati di ogni tipo, cadaveri nei lettini che venivano pianti dalle loro famiglie e guaritori che si muovevano ad una velocità ai limiti dell'umano da un letto all'altro.
La consapevolezza di non essere stato l'unico a perdere qualcosa nell'attacco lo colpì violentemente.
Voldemort aveva ordito un'attentato, una dichiarazione di guerra contro il ministero della magia, attaccando l'ospedale mandava un messaggio chiaro:
"nessuno è al sicuro".
La rabbia e il desiderio di vendetta crebbero dentro di lui ma quando fece per alzarsi, per fare neanche lui sapeva bene cosa, una voce pacata e saggia lo fermò
"Non è una buona idea agire in preda alla rabbia del lutto James, credimi parlo per esperienza"
Ai piedi del letto c'era Albus Silente con un'espressione indecifrabile dipinta in volto.
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*Arrendersi*
Fanfiction"Non ho bisogno del tuo aiuto" "Dannazione Evans perché fai così!?"
