Chapter Twelve.

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"Mio padre è di nuovo in viaggio per lavoro. Dormi con me stanotte? - Jungkook"

Sorrisi quando lessi il messaggio di quello che potevo ormai definire ufficialmente il mio fidanzato. Stare con lui era ogni giorno una scoperta. Le mie relazioni precedenti, se così si potevano definire, erano scoppiate ancora prima di cominciare e cominciavo a dubitare di aver mai provato qualcosa di vero con gli altri ragazzi. Con Jungkook invece era tutto diverso, tutto nuovo. Potevo affermare con certezza di non essere mai stato innamorato prima di lui. Mi ritrovai ad amare il modo in cui le sue dita si incastravano alla perfezione con le mie, completandole come quando trovi l'ultimo pezzo di un puzzle. Amavo il piccolo spazio che ci ritagliavamo ogni mattina prima di entrare a scuola, sul nostro solito muretto nascosto a fumarci la prima sigaretta della giornata tra un bacio rubato e l'altro. Ogni giorno tra la seconda e la terza ora trovavo un bigliettino infilato nel mio armadietto con scritte dolci parole che mi facevano sorridere e tremare le gambe. Ero felice come mai lo ero stato prima di allora.

La voce di mia madre interruppe le mie riflessioni. «Chi è che ti fa sorridere così, Jiminie?» mi punzecchiò, scompigliandomi i capelli.

Mi allontanai infastidito, aggiustandomi il ciuffo castano che mi copriva gli occhi.

«Nessuno, mamma. Questa sera dormo da un amico.» annunciai alla fine, già immaginando il corpo di Jungkook stretto tra le mie braccia. Non mi sarei mai abituato a questa sensazione, a chiamarlo finalmente mio.

«Hm-» annuì, sorridendomi in un modo che non preannunciava nulla di buono. «Un amico come Taehyung oppure un amico speciale?»

Sgranai gli occhi e spalancai la bocca, stupito dalle sue parole. Nessuno a casa mia sapeva della mia sessualità. Non era un segreto, insomma non ero mai andato in giro a sbandierarla e non avevo mai negato di provare interesse verso il mio stesso sesso, ma nemmeno avevo mai portato l'argomento all'attenzione dei miei genitori. Ogni volta che provavo a parlare loro di Jungkook, qualcosa mi bloccava. Istinto di sopravvivenza, preservazione, non lo so. Mi sentivo come se una volta scoperto che non avrei potuto dargli nipoti, sarebbe in qualche modo cambiata la percezione che avevano di me e non volevo. I miei genitori erano comprensivi, amorevoli e presenti, non volevo essere una delusione ai loro occhi così avevo semplicemente finito per continuare a omettere questo piccolo dettaglio di me. A quanto pare i miei sforzi erano stati inutili.

«Mamma!» sbottai, mordendomi il labbro inferiore.

Ridacchiò e mi cinse il collo con il braccio, baciandomi la fronte. «Cosa? Pensavi non me ne sarei accorta? Hai ormai quasi diciotto anni, Jimin e non hai mai portato nessuna ragazza a casa e nemmeno hai mai provato a parlarci di loro. Quindi chi è? Non dirmi che è Taehyung.»

Aprii e chiusi la bocca diverse volte, cercando di formulare una frase di senso compiuto, ma nulla sembrava essere giusto nella mia mente. Ero senza parole e con un milione di domande da cui non sapevo nemmeno dove cominciare.

«I-io-» balbettai. «No, non è Taehyung.»

Non sapevo cosa pensare. Ero terrorizzato all'idea di perdere i miei genitori, ma mia madre aveva portato a galla l'argomento come se mi stesse parlando del meteo.

«Mamma, mi sento molto in imbarazzo.» ammisi alla fine, guardandomi i piedi.

Il suo palmo caldo mi sfiorò una guancia in una carezza gentile, una di quelle che ti fanno sentire protetto. Che ti fanno sentire giusto. «Tesoro, sono anni che aspetto che sia tu a dirmelo e comprendo a pieno le tue paure, ma tuo padre e io abbiamo cercato di farti crescere in un ambiente sano e amorevole. Che cosa ti spaventa?»

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