21 - Match

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SOLE

Mi odio per quello che sto per fare a Sage, ma non vedo alternative. Il ricordo della notte appena trascorsa mi accompagnerà sempre, come fosse il premio per le mie azioni, anche se forse tra un po' lo vedrò come una punizione. Ogni gemito, morso, graffio e bacio è impresso per sempre dentro di me, dopo ore di una comunione che non è stata solo fisica. I nostri gesti, febbrili e disperati hanno rivelato ben altro e la consapevolezza di essermi innamorata del suo animo, del suo cervello e dei suoi modi, prima ancora di toccarci, dovrà bastarmi. Lui si è finalmente addormentato e sono rimasta ad osservarlo per più tempo del lecito. Volevo imprimere nella mia mente ogni dettaglio. Sta solo cercando di avere giustizia per la sorella, per un fratello che non pensava avrebbe trovato in Samu e per una bambina meravigliosa che non si merita altro che una vita fatta di giornate assolate e amore incondizionato. Non è il mostro che dipingeva papà e sono fortunata ad averlo conosciuto, anche gli aspetti che ho odiato per tanto tempo, fanno parte di lui. Adesso capisco il suo rancore, è un po' anche il mio.

Amavo Samu, ma non riuscivo più a sopportare papà e la vita che mi costringeva a vivere, piena di regole e punizioni ogni volta che facevo qualcosa fuori dagli schemi, così con molta più pazienza di quella che credevo di avere, ho trascorso settimane a progettare la mia fuga. Non ho occultato tutte le mie tracce, altrimenti non mi avrebbe lasciato vivere tanto lontano da lui e dalla sua influenza, perciò ho usato il mio nome quando mi sono iscritta all'università, solo che invece di Maria Sole son rimasta solo Sole e ho usato il cognome di mamma. Dopo due giorni dall'inizio delle lezioni mi ero ritrovata Guido davanti alla biblioteca dell'ateneo e lui mi aveva scortato da papà. Ho rifiutato di tornare a casa, di farmi mantenere da lui e in generale di avere a che fare coi suoi traffici. Fortunatamente ero la figlia femmina e la questione dei suoi affari non era di grande importanza, scelta che non ha permesso a mio fratello. Ho cambiato periodicamente appartamento, tinta di capelli e lavoro per riuscire a seminare i suoi uomini, gelosa della mia privacy e alla fine lui ha mollato, limitandosi a controllarmi ogni tanto attraverso Guido o uno dei suoi tirapiedi. Sono sempre rimasta all'erta però, finendo con scoprire altro dei suoi traffici illeciti.

Mi lavo e poi infilo indumenti pratici e comodi, prima di aprire il chiavistello e la porta, con circospezione. Tutto inutile, Tony mi aspetta a braccia conserte, appoggiato alla porta di fronte alla mia. «Ehi» sussurra. La sua faccia è una maschera inespressiva, eppure mi sento in colpa. Sono certa che sappia cosa provo per Sage, e anche se mi dispiace ferirlo, non posso scusarmi per aver fatto ciò che sentivo giusto.

«Sono pronta» mormoro guardandolo negli occhi. Dopotutto, è il momento di essere coraggiosi, almeno per Lavinia.

«No, non lo sei. Andiamo» accenna alle scale e si incammina, senza nemmeno aspettare che lo segua. «Prati ci incontrerà presto, ha inviato un messaggio al telefono di Sage un paio d'ore fa» spiega.

Non replico, in quel momento io e Sage eravamo rinchiusi nella nostra bolla e ho idea che lui lo sappia benissimo. Non provo vergogna se ci penso. Meritavamo un po' di felicità prima di mandare tutto a puttane. Raul ci attende nello studio, pronto a ripassare il piano. «Te la sei presa comoda» afferma dopo aver fatto schioccare la lingua contro il palato.

Inspiro. «Ora sono qui. Possiamo lavorare?» Trascorro i minuti seguenti vagliando le possibilità, mentre decidiamo che in ogni caso, la precedenza sia la sicurezza della bambina. Il resto si vedrà. Tony non mi toglie gli occhi di dosso, come se dovessi tradirli da un istante all'altro, ma so che me lo merito. Ho nascosto a tutti loro la verità e anche se adesso è la carta che decidiamo di giocare, non sono così ingenua da credere che dopo stanotte non cambierà tutto. Specialmente con Sage. Mi equipaggiano con protezioni extra, piene di tasche per armi che non porterò mai. «Non siete voi i cecchini?» sbotto all'ennesima pistola che vogliono assicurarmi addosso.

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