17 - Come mandare tutto al diavolo

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SOLE

«Non sopporto di restare reclusa qui, lo sai.»

Tony sbuffa, ma non replica. Il soggiorno in questo posto mi sta innervosendo e sento il bisogno di sfogare l'eccesso di energia. Sono passate settimane dall'aggressione, fisicamente sono sono guarita e sono piuttosto certa che esorcizzare il trauma provando ad approcciare qualcuno dell'altro sesso possa essere la soluzione per superare tutta la brutta storia del club, ma non posso. In parte perché l'oggetto dei miei pensieri sconci probabilmente è sufficientemente appagato dalla sua amante, in parte perché questo pensiero basta ad aumentare la frustrazione. Bramo di uscire da queste mura, anche se probabilmente finirà come l'altra sera.

Tony mi ha accompagnata in un bar elegante, con gente vestita bene, rispettabile, eppure l'ansia che mi ha artigliato alla gola non appena il posto si è fatto più affollato non era per niente sotto controllo. Ho provato a stordirla con qualche cocktail, dato che Tony mi controllava come una guardia del corpo e non avevo bisogno di tenere i sensi all'erta, ma non ci sono riuscita. Ne ho parlato con lui, ma non sapeva come aiutarmi. Ha detto che quando gli accade qualcosa di spiacevole, fin da quando era piccolo cerca di relegarlo in un angolo, concentrandosi sul presente e sul futuro, sulle cose che potevano accadere. Soppiantando una brutta esperienza con la speranza di una cosa bella, o qualcosa del genere. Forse dovrei provare, ma ho troppi pensieri che affollano la mia mente. Se c'è Saverio Prati dietro questo giro di club della tortura a pagamento, la cosa è grossa. E pericolosa. Perfino Sage ci ha quasi rimesso la pelle. Anche questo mi turba. La maggior parte del mio tempo lo passo rifuggendo ogni contatto fisico, eppure brucio per poter vedere anche solo pochi secondi quelle iridi posarsi su di me.

Ho aggiornato Lorna due volte finora, ma spiare nell'ufficio di Sage era più facile quando lui era obbligato a letto dopo la sparatoria. Quando l'ho rivisto in piedi per la prima volta, ho provato l'istinto insopprimibile di gettarmi tra le sue braccia. Toccarlo e sapere che sta meglio mi sembrava l'unica cosa da fare. Poi dal corridoio è emersa Ella. Teneva Vinnie in braccio e ha annunciato a Sage che erano pronte ad uscire in giardino. Lo ha chiamato tesoro e lui non ha detto niente per smentirla. Ha perfino abbassato lo sguardo, rifuggendo il mio. Il senso di rifiuto ancora non mi abbandona, ma non nutro più la stupida speranza di significare qualcosa per lui. Ella pensa a soddisfare il suo fisico e so benissimo che nessuno soppianterà Julia dal suo cuore. Lei è il motivo dietro gli sforzi di Sage per smascherare i traffici illeciti di Prati, della faida che nessuno dei due sembra voler risolvere in modo civile. Entrambi vogliono vendetta, ma Sage desidera anche assicurare a Vinnie una vita serena e se all'inizio non capivo questo accanimento verso Prati, ora che ho conosciuto la piccola, concordo che la sua sicurezza abbia la precedenza su tutto.

Io non ho alcun ruolo in questo quadretto, credo sia questo a farmi più male. Mi ero illusa di giocare alla famigliola felice con lui e la piccola? Purtroppo sì. Non so quando sia successo, ma ad un certo punto mi sono sentita come se fossimo una famiglia e invece non è così, non lo sarà mai. Dovrei andarmene, prima che il suo peggior nemico mi colleghi a lui e restare fuori dai guai. Cercare un lavoro par-time come centralinista, bibliotecaria o simile, in cui abbia poco contatto con il pubblico e finire l'università il prima possibile. Tengo a bada questi pensieri, so bene che se mi confidassi con lui, se sapesse davvero tutto di me, allora mi ucciderebbe per ciò che gli ho taciuto. Non ho ricevuto alcun riscontro dal padre di Lorna e dalla squadra formata allo scopo di incriminare Prati. Non mi hanno contattata, non ho un piano da seguire a parte aggiornarli con le scarne informazioni che riesco a rubare, mi sembra di non aver aiutato affatto e mi sento frustrata.

«Sole, mi ascolti?» La voce di Tony mi strappa ai pensieri tetri in cui mi sto crogiolando.

«Scusa, dicevi?»

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