19 - GAME

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SOLE

Ho rifiutato ogni esortazione ad andare in ospedale, preferendo imbottirmi di antidolorifici. Non volevo che i ragazzi si occupassero di me, quando è chiaro che la priorità sia ritrovare Vinnie. Sono riuscita a dormire solo grazie ai medicinali, ma in quei sogni intrisi di paura e intorpidimento continuavo a rivivere il momento in cui quella stronza puntava un coltello a serramanico alla gola della piccola, che cercava di divincolarsi inutilmente, rischiando di ferirsi per sbaglio. Credo di non aver avuto così tanta paura nemmeno quando Vince mi ha aggredita, in quel club. Ho provato quel terrore irrazionale, che afferra coi suoi artigli la parte più profonda di te e ti trascina giù, nell'abisso. Non ero solo preoccupata di ciò che avrebbe provato Sage, ero spaventata per la bambina, avrei fatto di tutto per salvarla. Non volevo che gli venisse strappata via e riuscivo solo a pensare che forse, potevo trovare un modo per convincere quella psicopatica a lasciarla andare, ma non ce l'ho fatta.

Il suo obiettivo fin dall'inizio era portare via la bambina, incontrare me è stato solo un contrattempo. Chissà se crede di avermi uccisa. Tony mi ha raccontato che quando mi hanno trovata ero priva di sensi, a giudicare dall'orario lo sono rimasta per quasi quattro ore dopo l'aggressione e la cosa mi preoccupa, certo. Ma una commozione cerebrale non è importante quanto una bambina rapita. Non importa cosa mi ripetono. Sage sembra spiritato e non vuole coinvolgere la polizia. I capelli disordinati dopo ore interminabili in cui vi ha passato le mani in mezzo, sono solo l'esternazione della burrasca che gli infuria dentro.

Non riesco a mettere a tacere il senso di colpa per non essere stata più all'erta. Forse avrei dovuto prestare attenzione alle occupanti di quella stanza ben prima di sentire Vinnie piangere disperata, ma ero troppo orgogliosa per farlo. La gelosia per quella donna mi ha accecata ed ho commesso un errore. Così concentrata sull'idea che lei scaldi il letto di Sage di notte e i biberon a Vinnie di giorno, quando desideravo solo essere al suo posto, ho commesso un errore imperdonabile.

Ho finto di dormire poco fa, quando Tony e Raul si sono messi a discutere, appena fuori dalla mia stanza. La porta è sempre rimasta aperta, come se potesse accadermi qualcosa se restassi fuori dal loro campo visivo. Saverio Prati si è vendicato del fatto che Sage gli abbia portato via il figlio, rapendo la sua. Almeno questo è il succo del discorso. Sembrano non avere dubbi sul mandante e il resto erano insulti rivolti alla donna che fino a ieri sera godeva della loro fiducia. A questo punto devo decidere da che parte stare, ma a dire il vero, già lo so. Se Guido non gli ha ancora spifferato di avermi vista con Tony, allora ho una possibilità. Infinitesimale, ma temo che sia l'unica carta che posso giocare per riportare Vinnie a suo padre.

Mi scappa un lamento, quando provo a girarmi nel letto e Tony in un attimo è al mio capezzale. «Sole» chiama sfiorandomi i capelli.

«Ciao» rispondo sofferente. La botta in testa è finalmente sotto controllo, ma sembra che uno pneumatico sia passato sulla mia pancia, dal dolore che sento.

«Hai bisogno di qualcosa? È presto per un altro antidolorifico.»

«No» mormoro obbligandomi a tenere fermo il capo per arginare il mal di testa martellante «avete notizie di Vinnie?» domando per prendere tempo. Scuote la testa sconfortato e qualcosa dentro di me si rompe. A questo punto non ho scelta, soprattutto se voglio dar loro una chance di riprendersi la bambina, viva. Dirò addio a tutti i miei piani, ma se è per Vinnie, per Sage... lo farò. «Forse posso aiutare» sussurro quando si avvicina.

«Dovresti riposare. Preferirei che andassi in ospedale, ma sei così cocciuta» mi rimprovera, ma è afflitto, vedo la sua pena.

«Perdereste tempo che dovreste dedicare a ritrovare la bambina. Non voglio. Dobbiamo riportarla a casa prima che Sage impazzisca.»

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