SAGE
Porca puttana. Non so cosa volessi fare, cosa avessi intenzione di ottenere da lei, ma quando Sole ha iniziato a massaggiarsi il corpo, per nulla coperto da quella stoffa trasparente e bagnata, non ho capito più niente. Troppo preso dallo spettacolo erotico che mi stava offrendo, non sono riuscito a resistere e ho spento la luce, perché dovevo assolutamente continuare a guardarla, ma non volevo che vedesse fino a che punto mi ero eccitato. Cristo, ha la metà dei miei anni. Ho fatto tutto in silenzio, senza smettere di fissare ogni curva di quel corpo che mi sembrava così acerbo, mentre ora è la cosa più peccaminosa in cui mi sono imbattuto.
A casa mi aspetta la tata di Lavinia, ma anche se è disponibile, so che se fossero entrambe davanti a me, Sole sarebbe la mia scelta. Ella è più matura e ha parecchia esperienza, eppure qualcosa nella purezza con cui Sole si è eccitata per me è ammaliante. Di certo è un po' esibizionista, altrimenti non potrebbe fare un lavoro del genere, ma la prima volta che ho incrociato il suo sguardo, mi ha attratto quell'aria sbarazzina. Dopo questa doccia invece, riesco solo a pensare a quanto voglio fotterla. A quanto forte vorrei spingermi dentro quelle sue pieghe calde e farla gridare di piacere, o di dolore. Rabbia e lussuria si mescolano da sempre in me. Scopo perché ne ho voglia, per scaricare la frustrazione, a volte anche perché sono arrabbiato, ma difficilmente mi fermo a pensare alla mia partner. Eppure vederla così frustrata per non poter alleviare l'eccitazione per me, è stato come ricevere un regalo di Natale in anticipo. Credo che non volesse eccitarsi e la cosa mi riempie di orgoglio virile. Sapere di farle questo effetto solo guardandola, è potente.
Mi alzo di scatto quando si volta, sofferente e la sua mano scivola verso il basso ventre. Non voglio che si masturbi pensando a me, voglio infilare io le dita là dentro, sentire quanto brama le mie attenzioni e pompare dentro di lei fino a farla gridare. Non chiudo nemmeno i pantaloni, mentre il mio arnese ritorna ad una condizione di eccitazione e le soffio quelle poche parole, vicino all'orecchio.
Si immobilizza di scatto, spaventata, ma non voglio che scappi. Voglio vederla gemere dal piacere e infilarlo nella sua bocca mentre è spalancata per l'orgasmo che so di poterle procurare. Poso la mano sopra la sua, bloccandola tra la pelle e la stoffa e la sensazione dei suoi riccioli contro le dita basta a farmi desiderare di seppellirmi dentro il suo corpo. «Non so cosa comprenda questa doccia, ma non voglio che ti masturbi. Potrei farlo io, se mi desideri così tanto» le dico leccando il lobo del suo orecchio. Esplode in un singulto, ma non nega. Respira velocemente e sento che la paura sta lasciando il posto all'eccitazione. Piccola sporcacciona. Scendo lungo le sue dita, per sostituirle con le mie, ma di scatto mi blocca, rischiando di rompermi la mano. «Cazzo!» sbotto.
«Chiedo scusa, ma non si tocca» ribatte in un impeto di ribellione, ma posso vedere la sofferenza nei suoi occhi. Eppure, anche se lo desidera freneticamente, non mi permetterà di farla godere, nemmeno con le dita. Una piccola maniaca del controllo, proprio come me. Quando torno a guardarla, si è arrotolata un cordino attorno alla mano, che sporge dal muro. «Devo dare l'allarme e chiamare la sicurezza?»
Stringo le labbra per non risponderle come vorrei, perché potrei facilmente averla, qui e ora, in barba alle sue parole, ma voglio vederla ancora e non le ho nemmeno parlato dell'accordo che vorrei stringere, quindi devo fare marcia indietro. «Pensavo di aiutare, non credevo che fossi così spaventata da me» ghigno.
«La doccia è finita, puoi rivestirti e uscire» replica evitando di guardare in basso, dove il mio cazzo svetta ancora fuori dai pantaloni. Le rivolgo un sorriso sprezzante, ma mi volto e mi sistemo, mentre un fruscio mi avverte che anche lei si sta vestendo.
«Mi devi una chiacchierata» le ricordo. Cazzo ero così eccitato che mi sono dimenticato cosa le volessi dire.
«Non ti devo niente. Non ho debiti con te» ribatte con veemenza. Troppa.
Quando la guardo, il suo corpo è avvolto in un accappatoio di spugna giallo limone e i capelli umidi scendono sulle sue spalle. Reprimo il ricordo di ciò che si nasconde là sotto e mi concentro sul suo viso. «Ho una proposta di lavoro da farti e sono certo che la troverai interessante.» L'idea si è fatta strada in un lampo dentro di me e non riesco ad ascoltare i motivi per cui sia una pessima idea. Voglio questa donna nel mio letto. Contro il muro. Nella doccia. Sul pavimento di marmo dell'ingresso. Quante possibilità, prima che mi stanchi di lei.
Si passa la lingua sulle labbra e il gesto mi distrae. «Cosa vorresti che facessi, esattamente, per te?»
«Qualche operazione sotto copertura. Cene, incontri con qualche cliente, compagnia ad alcuni eventi, avvicinare certe persone. Niente di pericoloso.»
«Non andrò a letto con nessuno, non sono una prostituta.»
«Eppure ti saresti fatta sbattere con piacere in quella doccia. Non negarlo, non si dicono le bugie.»
«E tu? Menti spesso?» sibila.
«Qualche volta, quando è necessario.»
«Allora anche io ho delle condizioni.»
Sorrido. «Quali sarebbero?»
«Stiamo parlando di incarichi che non coprono tutta la giornata, giusto? Come il lavoro che ho qui» dice alzando una mano mentre sto per sottolineare che questo lavoro non farà più parte della sua vita. «Ho una vita, frequento l'università e non ho intenzione di mollare.»
«Se accetti, la tua routine non comprenderà più il Fairytale. Niente fantasie erotiche per altri. Soddisferai solo i miei desideri» dico e da come deglutisce so a cosa sta pensando. Non posso fare a meno di sentire un fremito là sotto.
«Non farò sesso con te.»
Oh, sì che lo farai. «Intendevo che se vorrò che tu interpreti una cameriera per una cena d'affari la farai, esattamente come se dovessi chiederti di ballare una lap dance nuda per intrattenere i miei clienti.»
Ci soppesiamo con lo sguardo per un tempo lunghissimo, poi lei espira e io mi sento più sollevato. «Ho bisogno di tempo per pensare alla tua proposta. In ogni caso, non sono una prostituta. Ricordalo. Nessuno deve mettermi le mani addosso, né tu né altri.»
«Ti prometto che nessuno oserà toccarti, a meno che non sia tu a desiderarlo. Ti lascio fino alla fine della settimana. Questo è il mio numero» dico allungandole un cartoncino. Non replica, raccoglie le sue cose in silenzio e si allontana, ma anche se il volto è inespressivo, vedo il tumulto nel suo sguardo.
«Addio, Sage.» Finalmente mormora il mio nome, mentre lascia la stanza senza voltarsi indietro. Reprimo la voglia di spaccare qualcosa, perché ho assoluto bisogno di farla mia, domarla. L'idea che possa resistermi, tenermi testa ancora un po' mi galvanizza. Un angelo, ma d'acciaio. Ecco una cosa che non mi capita da molto tempo. Non ho mai avuto problemi con l'altro sesso, solo qualche donna è stata più difficile da far capitolare, ma alla fine l'ho avuta. Con Sole non finirà diversamente.
Armato di questa nuova consapevolezza raggiungo Polly e la aggiorno sulla proposta lavorativa che ho fatto a Sole. Lei sembra terrorizzata dal fatto che io voglia la sua pupilla solo per me, ma sono categorico. «Non interferire, è tutto ciò che ti chiedo.» Sembra voglia replicare, ma l'arrivo della biondina la zittisce, cosa di cui posso solo che essere felice.
«Ciao Polly io vado, ci sentiamo domani dopo le lezioni» dice dandole un bacio sulla guancia, ignorando il sottoscritto. Quando mi passa accanto l'afferro per un braccio, tirandola quasi contro il mio corpo, che ancora la desidera. Non tollero essere ignorato.
«Ricorda angelo, hai tempo fino a venerdì mattina per darmi una risposta.»
Inspira, ma non ricambia il mio sguardo e si divincola prima che possa prendere quel suo mento delicato e la obblighi a guardarmi. Scappa pure, saprò domarti.
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Sage
RomanceSage Thompson è un imprenditore di successo. Uno di quelli che sa cosa vuole e purtroppo per Sole, ora vuole lei. Più di qunto lui sia disposto ad ammettere. Lei, abituata a vivere ai margini per sua scelta, non vuole cedergli, nonostante il deside...
