Era ancora presto ma i raggi del sole attraversavano già le fessure delle persiane. Mi tirai su, montai in carrozzina e andai in cucina a fare colazione. Erik. Riuscivo a pensare solo a lui, al modo in cui mi aveva spiazzato con la sua offerta di aiuto, alla sua mano che mi accarezzava il viso. Basta, era un capitolo chiuso. Dovevo darmi una mossa. Andai in bagno e cominciai a prepararmi per il colloquio che avevo fissato con il rettore dell'Università. Avevo deciso di ritornare ad impegnarmi in ambito accademico, filosofia era il corso che avevo scelto. Volevo chiudere i ponti con la scienza, basta più studi sulla genetica e le mutazioni, avrei esercitato l'intelletto in altra maniera, abituandolo al sillogismo. Uscì di casa, il sole era caldo sulla mia camicia, raccolsi più aria possibile nei polmoni, la buttai fuori e così svuotai la mente da qualsiasi altro pensiero.
Arrivai in anticipo all'università. I corridoi pullulavano di studenti in attesa di sostenere i loro esami. In mano avevano libri, appunti, li sfogliavano febbrilmente cercando di memorizzare gli ultimi concetti. Qualcuno era in piedi, altri seduti per terra, a gambe incrociate. L'aria era densa di ansia e preoccupazione. Una voce giunse alle mie spalle: "Professor Charles Xavier?". Mi girai per guardare il mio interlocutore negli occhi. Era il rettore che mi invitava ad accomodarmi nel suo studio.
Il colloquio non durò molto, lo convinsi quasi subito. Mi offrì una cattedra e ne fu anche molto entusiasta, io accettai, senza nemmeno pensarci. Quel lavoro avrebbe significato svoltare pagina.
Tornai a casa e mi sentii triste, avevo ottenuto un importante incarico e non avevo nessuno con cui condividere quel risultato. Mi sentii più solo che mai. La casa era vuota e silenziosa, così come il mio cuore.
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Una nuova partita
FanfictionCharles decide di trasferirsi in Europa dopo che ha affidato la sua scuola a Hank. Vuole lasciarsi la sua vecchia vita alle spalle ma Erik lo trascinerà, dopo un'inaspettata partita a scacchi, in una nuova avventura.
