Chiusi gli occhi. Non avevo più aria da respirare. Sentivo suoni ovattati non riuscivo neanche a riconoscere le voci. Provai a muovere le mani e gambe ritornando in superficie ma mi era difficile, ero presa completamente dal panico.
Sentii qualcuno afferrare forte la mia mano tirandomi verso la superficie, qualcuno mi aveva salvato.
Appena fuoriuscii dall' acqua mi fecero sedere sul bordo e cominciai a tossire buttando fuori tutta l'acqua che avevo ingoiato senza volere. Avevo tutti gli occhi rivolti verso di me e questa cosa mi metteva fortemente in soggezione.
Inizia a tremare mentre sentivo voci non riconoscibili parlarmi, chiedermi come stavo e se riuscivo a mettermi in piedi. In quel momento però non riuscivo a mettere a fuoco niente. Ero spaventata in preda al panico. Cominciai a fare grossi respiri permettendo a più aria possibile di invadermi i polmoni.
«reb come stai? Oddio ti prego mi fai spaventare» la bionda era piegata verso di me che cercava disperatamente un mio sguardo, una parola o un semplice gesto di conforto. Cercai di accontentarla alzando leggermente l' angolo della bocca. Sentii tirare dei grossi sospiri di sollievo.
Quella situazione non la reggevo più, volevo solamente alzarmi e sparire dagli occhi indiscreti dei presenti. Erano soffocanti.
Portai le mani sul bordo cercando di darmi una spinta per alzarmi ma era più difficile di quanto pensassi, le braccia cedettero riportandomi con il sedere a terra. «attenta, ti aiutiamo noi» Massi e Andrea si misero al mio fianco afferrando il mio sotto braccio cercando di farmi rialzare senza altre cadute.
Le gambe si tesero, ero in piedi. Dovevo solo cercare di nuovo l'equilibrio. Prima di lasciarmi definitivamente fecero cautamente delle prove per vedere se riuscivo a stare in piedi anche da sola. Sospirai, il panico era passato e questa storia sarebbe stata solo un brutto ricordo da raccontare un giorno ai miei nipoti.
Non tutti però la presero bene quanto me:«brutta stronza ma cosa ti dice il cervello?» la mia amica era passata dall'essere preoccupata per me a difendermi, un altra volta. Questa volta però non fu l'unica a difendermi «sei consapevole che poteva affogare?» la voce squillante e felice della Mavi non era la stessa, era arrabbiata lo si poteva notare dall'acciglio sul suo viso. La rossa faceva semplicemente spallucce, non le importava nulla.
Quello che mi sorprese veramente però era il signorino che non si era ancora fatto avanti per difendere la sua amata, mi guardai intorno cercandolo con lo sguardo. Quando lo vidi accanto a Francesco il cuore perse un battito. Era completamente bagnato e con le mani cercava di strizzare i vestiti molli, i ciuffi ribelli li ricadevano sul viso incorniciandolo.
Cercai di trattenere il mio sorriso ma fu impossibile, il signorino Dylan O'brien mi aveva appena tirato fuori da quella piscina.
Iniziai a rabbrividire così strusciai velocemente e con forza le mani sulle spalle per fare attrito. «volevo solo provocare qualche risata scusate» più il tempo passava più mi convincevo che quella pazza sarebbe dovuto essere rinchiusa in un manicomio. Ci mancò veramente poco che la mia migliore amica tirasse un destro alla ragazza che aveva di fronte ma Dylan prese la situazione in pugno.
«okay smettetela voi due, ormai il danno è fatto e non si può tornare indietro. Ora ve ne state qui buone con gli altri continuando a festeggiare» indicò prima Dja che portò le braccia conserte sotto il seno sbuffando, in secondo luogo si rivolse alla sua amata Amanda che di risposta sbatté più volte le palpebre per crearsi una faccia da cucciola indifesa.
«tu invece seguimi che ci diamo un asciugata» lo sguardo freddo e la voce roca di Dylan si posarono sulla mia figura. Strabuzzai gli occhi incredula, voleva veramente aiutarmi e fare il gentile?
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FanficFinita la maturità Rebecca è pronta a godersi l'ultima estate da teenager, pronta a mettersi alla prova e a superare i dolori provati nell'ultimo anno. È una ragazza piena di speranza, genuina e piena di vita ma anche molto testarda . Crede in un am...