Cammino sulla sabbia a piedi nudi mentre la leggera brezza marina mi scompiglia i capelli lasciati sciolti sulle spalle.
Seguo le orme che qualcuno ha lasciato prima di me senza sapere la ragione. È una cosa nata dalla curiosità di vedere dove mi porteranno e anche dalla noia perché sono sola in questo strano pomeriggio primaverile.
Al mio fianco appare Luke con i soliti jeans scuri strappati sulle ginocchia e la maglietta dei Nirvana.
È silenzioso per tutto il tragitto che ci porta fino alla fine della spiaggia e sembra che non sia veramente accanto a me.
Allungo la mano per toccarlo, ma scompare e sono nuovamente sola in una stanza buia, illuminata dal tenue bagliore di una lucina per la notte.
Mi alzo dal letto, accendendo la lampada sul comodino, e guardo allo specchio il riflesso della bambina che ero a cinque anni. I capelli sono più corti, gli occhi resi luminosi da vispa curiosità e indosso un pigiama familiare.
Sento zia Beth che mi chiama per la colazione, quindi infilo le pantofole e corro al piano di sotto perché sento odore di pancakes.
I pancakes di zia Beth sono i migliori del mondo. Lo dice anche papà quando la zia non c'è; dice che non vuole montarle la testa, ma non capisco cosa significa. Zia Beth mi dice sempre al telefono che per preparare il mio dolce preferito deve montare gli albumi a neve. Papà non può usare una frusta per mescolare il suo cervello. È impossibile.
Mentre saltello in cucina e prendo posto sulla mia sedia, mi trovo davanti un piatto pieno di dolci. Spalanco gli occhi perché non riuscirò mai a mangiarli tutti nemmeno quando sarò grande. Qualcuno mi deve aiutare.
Apro lo sciroppo d'acero e lo verso abbondantemente sulla mia colazione. Prendo forchetta e coltello e inizio a mangiare.
"Mi aiuti zia Beth? Non finirò mai da sola!", dico con la bocca piena.
La zia mi guarda con dolcezza, come fa mamma quando le dico che le voglio tanto bene e non la lascerò mai.
"Vorrei tanto, bambina mia, ma devo andare"
"Dove vai?"
"In un altro posto. Ti voglio bene Micol"
Mi lascia un bacio sulla testa e esce dalla cucina tirando su con il naso.
La seguo con lo sguardo fino a quando non scompare oltre il portone di casa.
Sono sola e non mi piace perché c'è troppo silenzio. Lascio la colazione quasi intatta sul tavolo e mi alzo per andare a cercarla.
"Zia dove sei?"
Mi sembra di girare in tondo mentre urlo a squarciagola il suo nome.
Le lacrime mi scorrono sulle guance e sento un dolore forte dove c'è il cuore.
Fa più male di quando sono caduta e mi sono sbucciata le ginocchia.
Rivoglio indietro zia Beth. Voglio mangiare con lei i pancakes e voglio passare la mattina a guardare i cartoni alla televisione mentre lei cucina il pranzo.
Passa tanto tempo e il buio mi avvolge come una coperta di lana.
Sono sola. Zia Beth mi ha lasciata da sola.
Mi sveglio di soprassalto al rumore di una portiera che sbatte. Il cuore mi sta galoppando in petto per il sogno terribile che ho fatto.
Il mio sportello viene aperto e Luke entra con la testa nel cubicolo. Ha un'espressione triste e mi guarda come se stessi per andare in frantumi da un momento all'altro.
Nelle profondità dei suoi occhi azzurri riesco a scorgere dispiacere, ma non ne capisco il motivo.
"Perché mi guardi così?"
Aggrotta le sopracciglia e si gira verso Aaron sussurrando qualcosa che non riesco a sentire.
Mi guardo intorno. Sono nel vialetto di casa e non ho la più pallida idea di come ci sia arrivata.
Ricordo che ho passato il pomeriggio al luna park con Aaron e mentre stavamo ritornando al parcheggio ho ricevuto una chiamata da Luke.
La mia mente inizia lavorare freneticamente per cercare di ricordare la conversazione.
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Flaws || Luke Hemmings
FanfictionIn cui un ragazzo costringe una ragazza a diventare la sua fidanzata perché è perseguitato da una stalker.
