12. La scelta giusta (I)

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when the party is over – Billie Eilish 

Al liceo, Zaira aveva fatto fatica a legare con le compagne di classe

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Al liceo, Zaira aveva fatto fatica a legare con le compagne di classe. C'era una sorta di simpatia reciproca, ma nel corso degli anni non era mai riuscita a stringere con nessuna un rapporto duraturo e profondo quanto quello che, invece, aveva instaurato con Michele – ancora, porto e nave allo stesso tempo, l'unico in grado di dare un senso al mondo nei momenti peggiori. Si era sorpresa, quindi, quando in università aveva trovato la stessa sensazione di pace tra le parole di Ginevra. La ragazza era riuscita, infatti, quasi con casualità, a infilarsi tra le schegge frantumate del suo cuore, colando tra loro nuova colla in grado di dargli maggior saldezza. Anno dopo anno, Zaira aveva iniziato ad affidarsi alle cure di entrambi gli amici, dividendo nel modo più equo possibile ansie e paure tra l'uno e l'altra e diventando anche lei per loro un appiglio necessario per imparare a restare in piedi.

Forse era proprio a causa di ciò che, alla fine, aveva impiegato tre giorni per dire a Ginevra che Davide desiderava parlarle: non voleva il ragazzo le facesse altro male, così come non voleva pensare di essere stata lei la messaggera indiretta di nuove lacrime e singhiozzi spezzati. L'amica, però, l'aveva sorpresa, mostrando una sicurezza che non immaginava avrebbe visto.

"Poteva chiedermelo da solo" era stato il suo commento arido. "Più tardi lo chiamo."

Che avessero deciso di incontrarsi proprio la stessa sera in cui lei avrebbe dovuto presentare Elia alla madre e alla compagna aveva costituito, per lo meno, l'occasione perfetta per passare il pomeriggio insieme a prepararsi e a scambiarsi tutto il supporto necessario.

"Secondo me potresti osare qualcosina di più, sai?" le disse Ginevra, arricciando le labbra davanti alla proposta di Zaira su come vestirsi. "Ti ricordo che sono io quella che deve affrontare uno stronzo."

Zaira ripose i pantaloni a palazzo nell'armadio, tornando a frugare tra le grucce. "Sembrava stesse di merda" le disse, pensando alla discussione avuta la settimana precedente. "Potrebbe lasciarsi asfaltare in ogni modo possibile."

"Dici dovrei barattare la macchina per un rullo compressore?"

La ragazza si lasciò sfuggire una risatina nervosa, cercando di non dar peso al tono tagliente usato dall'altra – aveva ancora il dente avvelenato, ma come darle torto? Lei avrebbe fatto lo stesso, se non di peggio.

"Penso basti solo tirargli un pugno" si decise a rispondere, estraendo dall'armadio un altro paio di pantaloni, questa volta di pelle. "Cosa ne pensi?" aggiunse, dopo essersi girata verso Ginevra.

L'altra, sdraiata a pancia in giù sul letto, scosse di nuovo il capo, borbottando che proprio non andava bene. "Puoi mostrare un po' di gambe, donna" disse con tono scherzoso. "Su, che almeno tu ti devi vedere con qualcuno che ti apprezza."

Zaira si morse il labbro inferiore – "Non è come papà, vero?" – e tornò a frugare tra i vestiti senza alcun commento. Tutti parevano entusiasti della cena, tanto che Elia aveva accolto la proposta addirittura chiamandola per confermare, ma a lei sembrava di muoversi verso la forca; sentiva premerle in testa il pensiero che fosse tutto un errore, che lei forse era in effetti troppo simile a Davide per riuscire a stare con qualcuno e che non valesse la pena avvicinarsi a Elia quando sua madre affermava ci fosse in lui qualcosa del padre. Riusciva a percepire il peso di simili commenti fremere nell'aria e penetrarle nelle ossa, provate dalla sfida a cui erano state sottoposte. Il peggio era che più tentava di non pensarci, più tutto le cascava sul capo, togliendole il respiro e facendole tremare le mani e salire una densa ansia che le impediva di parlare e dormire; la notte precedente si era svegliata attorno alle tre e mezza senza fiato, i muscoli delle gambe contratti, quasi fossero pronti a sopportare un'improvvisa corsa, e poi non era più riuscita a dormire.

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