02. Chiamata notturna

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Nightcall – Kavinsky

Zaira, quando doveva descriversi, utilizzava spesso una frase molto semplice: sociale, ma non socievole

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Zaira, quando doveva descriversi, utilizzava spesso una frase molto semplice: sociale, ma non socievole.

Non che odiasse uscire con nuove persone o addirittura disprezzasse chi le stava intorno, ma col trascorrere degli anni si era resa conto di non essere una persona capace di stringere rapporti duraturi e profondi con chiunque avesse modo di parlare o frequentare. I suoi amici stretti, infatti, si potevano contare sulle dita di una mano, e tra questi Michele era il più duraturo di tutti.

Si erano conosciuti il primo anno di liceo e, poco per volta, avevano gettato le basi di un'amicizia che aveva del disarmante; lui, un ragazzone silenzioso ed equilibrato, quasi intimidente nei suoi atteggiamenti, e lei, dal sorriso facile e una facciata di decisa sicurezza che incantava le persone, erano diventati gli oggetti preferiti delle chiacchere e pettegolezzi della classe, acquietatesi solo dopo gli avvenimenti della terza. Nonostante avessero scelto di percorrere percorsi universitari differenti – Michele, al contrario di lei, si era buttato sulla chimica –, avevano continuato a coltivare con cura il loro rapporto, tanto che a un certo punto Zaira l'aveva presentato a Ginevra e Davide, così da rendere più saldo il suo piccolo e funzionante gruppo di amici.

Ormai era convinta che potessero sopravvivere a qualunque cosa.

"Ehi... ma mi stai ascoltando?"

Zaira si riscosse dalle sue considerazioni e, con un sorriso di scusa, concentrò l'attenzione sullo schermo del cellulare, attraverso cui poteva vedere il volto allungato di Michele, dalle sopracciglia aggrottate e i piccoli occhi castani socchiusi.

"Sì... cioè no. Scusami, oggi ho la testa che fa quel che vuole" borbottò, lasciandosi cadere sul letto a pancia in su. Si perse a osservare l'intonaco bianco del soffitto della camera, incapace di afferrare il cellulare e riprendere la videochiamata con la giusta concentrazione.

Sentì l'altro sospirare. "Cosa succede? Me ne vuoi parlare?"

Zaira si morse il labbro e, dopo un leggero tentennamento, si mise prona e riacciuffò il telefono, piazzandolo davanti al viso. "Niente di particolare, se non vecchi pensieri e qualche paturnia inutile."

Michele alzò un sopracciglio e le sorrise con aria di scherno, invitandola con quei semplici gesti a parlargli.

"Dammi un attimo e ti faccio vedere" si ritrovò a mormorare lei, per poi inoltrargli le foto ricevute nel pomeriggio. "Fatto."

In silenzio, ebbe modo di osservare come l'espressione dell'altro si tingesse di una dolce e confusa meraviglia, capace di allargarle il cuore e farle sperare che, forse, almeno lui avrebbe capito. Rimase in attesa per un paio di minuti, mentre Michele si avvicinava e allontanava dalla videocamera, stringendo gli occhi e sillabando qualcosa a un tono di voce così basso da non essere colto neppure dal microfono delle cuffie.

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