Zaira desidera poche cose dalla vita: buoni amici, un paio di bicchieri di birra e passare gli esami per concludere la magistrale il prima possibile. Non crede le serva molto di più per essere felice, soprattutto dopo avere imparato a stare con se s...
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I motivi per cui Zaira amava le feste a casa di Ginevra erano tre: canzoni discutibili di cui tutti sapevano il testo, alcolici in abbondanza e il giusto spazio per poter ballare in mezzo a persone altrettanto goffe e impacciate.
La prima volta aveva avuto un leggero momento di sconforto, timorosa di venir giudicata dalla massa di amici e conoscenti di vecchia data di cui si circondava Ginevra quando voleva divertirsi, ma le era bastato poco per rendersi conto che lì in mezzo riusciva a sparire del tutto; era divertente risultare anonimi facendo cose che, in un qualsiasi altro contesto, l'avrebbero fatta sembrare tutt'altro che dimenticabile. Una sera, mentre ballava ubriaca, era inciampata sul tavolino posto in mezzo al salotto, finendo stesa a terra tra qualche risata a cui si era unita; dopo un paio di minuti, un ragazzo distrutto tanto quanto lei era andato a sbattere sui vetri della porta-finestra che immaginava aperta, facendo dimenticare a tutti ciò che aveva combinato lei. L'unica che in effetti si era preoccupata dalla faccenda era stata Ginevra, tanto che per le feste successive aveva almeno fatto sparire il tavolino.
Anche quella sera, nonostante non avesse alcuna goccia d'alcool in corpo, Zaira riusciva comunque a divertirsi. La playlist dell'orrore era stata compilata da Giulio come regalo alla sorella, piena di canzoni rap e trap dai testi insensati o troppo spinti di cui tutti, però, urlavano a squarciagola il ritornello.
"Ehi-ehi, uo-uoo, ma quanto cazzo sono british!" cantò, ballando vicino a Michele.
Lui le afferrò una mano e le fece fare una piroetta del tutto fuori tempo, per poi stringerla a sé e ondeggiare come un birillo con lei a traino.
"Hai portato la busta?" gli chiese Zaira, approfittando del fatto che il ragazzo si fosse abbassato appena, permettendole di avvicinarsi al suo orecchio. "E sai se Dave ha in mente qualcosa?"
"Sì la busta, no Davide" rispose l'altro, allontanandola. Le fece fare un'altra piroetta, mentre la canzone sfumava e lasciava spazio a quella di un cantante che qualcuno definì l'orgoglio di Ciny con conseguente pletora di risate.
Zaira osservò Michele, che aveva subito preso a muovere le spalle e la testa nel tentativo di andare a tempo, e si portò due dita alle labbra, facendogli segno che andava a fumare una sigaretta. Lui le scoccò un'occhiataccia in tutta risposta, senza però provare a fermarla nel breve tragitto che la portò prima a recuperare il cappotto e poi sul balcone, sul quale si erano accalcati altri fumatori e invitati già stanchi.
La ragazza si appoggiò al parapetto, senza preoccuparsi delle gocce di pioggia che rimbalzavano sul piccolo piano in granito per colpirle le mani, e restò per un attimo ferma a respirare l'aria che si alzava dalla terra rimasta asciutta troppo a lungo, riempiendosi i polmoni della frescura improvvisa. Con un sorriso, si decise a fare una sigaretta per poi portarsela alle labbra e fumare in silenzio, con la sola compagnia del chiacchiericcio degli altri invitati a riempire la notte.