Zaira desidera poche cose dalla vita: buoni amici, un paio di bicchieri di birra e passare gli esami per concludere la magistrale il prima possibile. Non crede le serva molto di più per essere felice, soprattutto dopo avere imparato a stare con se s...
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Zaira sedeva in silenziosa attesa in cucina. Il ticchettio dell'orologio posto sopra l'ingresso della stanza scandiva il tempo, così come il continuo picchiettare delle dita sul tavolo, accompagnato da qualche profondo respiro tremante.
"Non essere negativa" pensò, lanciando una nuova occhiata al cellulare dallo schermo nero. Non voleva vedere che ore fossero, pena una nuova ondata di ansia. Doveva solo aver pazienza e non farsi trascinare dall'idea che, a dispetto delle loro parole, Ginevra e Michele avessero deciso di non venire.
"Io esco!"
Sobbalzò quando sua madre comparve nel vano della porta, vestita di tutto punto anche se doveva solo andare a fare un rabbocco all'Esselunga. Zaira annuì appena, torturando il labbro inferiore con i denti.
"Avrei però una cosa da dirti." La donna sospirò, muovendo un paio di passi in cucina. "Riguarda Elia."
La ragazza le riservò uno sguardo spento, cercando di ignorare l'impulso di afferrare il cellulare e guardare l'altra chat che le aveva portato via non poche ore di sonno. Tuttavia, non era il momento di pensarci, non quando aveva qualcosa di più importante a cui badare.
"Mi dispiace" disse intanto la madre, infilando le mani nelle tasche del cappotto. "Sono stata abbastanza prevenuta, lo ammetto. E mi dispiace sia finita."
Zaira si chiese per un minuto se fosse il caso di dirle che c'era ancora una piccola speranza e che avrebbe potuto sistemare tutto, ma la sua indecisione fu spazzata via dal trillo deciso del citofono, che la fece scattare in piedi come una molla.
"Sono... sono Michele e Ginevra" balbettò, prima di passarle a fianco e scivolare nel corridoio.
Aprì subito agli altri e raggiunse la madre che, nel frattempo, stava per uscire di casa. "Non devi preoccuparti" le disse con un pallido sorriso, bloccandola sull'uscio. "Io... ci sto lavorando."
La donna le lanciò uno sguardo incuriosito, le labbra già sul punto di formulare una domanda, ma alla fine si trattenne e le diede solo un rapido bacio in fronte, per poi imboccare le scale salutandola con una mano.
Zaira rimase ferma sulla porta, osservandola mentre spariva, e si chiese ancora una volta se avesse dovuto dire qualcosa in più. Nei giorni successivi al monologo di Yukie si era domandata a lungo quanto il suo non fare avesse portato a tutto ciò che era accaduto – il non parlare con sua madre, il non indagare sulle parole di Michele alla festa, il non ascoltare ciò che le sussurrava il cuore, il non accogliere il supporto di Ginevra –, ma non era riuscita a trovare nessuna risposta. Aveva un'unica speranza, ovvero che la strada del fare che aveva deciso di imboccare riuscisse a sistemare almeno qualcuno dei suoi errori, o al massimo fosse in grado di far tornare le persone a stare meglio. Anche senza di lei, se era ciò che preferivano.