14.

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San.
"Pronto?" risposi al telefono senza neanche guardare il nome del contatto che mi aveva chiamato, con ancora la voce impastata dal sonno. Controllai che ore fossero alla sveglia sul comodino. Le 10:30.

"Ti ho svegliato?" era Wooyoung, lo sentivo nascondere una leggera risata.

"Tranquillo. Perché mi hai chiamato?" lo sentii sospirare piano ed esitare.

"Ho bisogno di parlarti. Quando possiamo vederci?" il tono serio mi aveva leggermente messo ansia.

"Okay, che ne dici di pranzare insieme? Andiamo nel locale vicino casa tua, così parliamo...?" chiesi titubante, ma rispose che andava bene.

"Perfetto, ti passo a prendere io più tardi." dissi infine.

"Okay, a dopo." e chiudemmo la chiamata.

Chissà di che cosa vorrà parlarmi...

Visto che era ancora presto andai in cucina per fare colazione. Stranamente mia madre non era ancora venuta a svegliarmi, strano.

"Buongiorno tesoro, sei già in piedi? Pensavo avresti dormito fino a tardi, ieri è stata una giornata pesante. Vuoi fare colazione?" mi chiese dolcemente ed io andai a darle un bacio sulla guancia, come ogni mattina, chiedendo latte e cereali.

Dopo colazione non sapevo cosa fare, era presto per iniziare a prepararmi, quindi guardai un po' di tv, ripensando a quello che era successo la scorsa notte.

In effetti era successo tutto così in fretta che non avevo avuto neanche il tempo per realizzare.

Era stato così veloce, in una sola notte Wooyoung era stato quasi violentato, rapito ed ero riuscito a riportarlo a casa sano e salvo.

La cosa che mi preoccupava era sapere la verità. Era ovvio che Wooyoung stesse nascondendo qualcosa. Una verità di cui era a conoscenza solo lui per ora, che si era rifiutato di dire persino al capo polizia.

La cosa sembrava essere più intricata di quello che era. Sarei dovuto andare a fondo. Wooyoung si fidava di me tanto da rivelare a me soltanto quanto aveva tenuto nascosto agli altri agenti e probabilmente anche a sua madre, ad Hongjoong...

Era quella fiducia che mi faceva sentire in colpa. Perché lui tra un paio d'ore mi avrebbe detto tutto, avrebbe saputo spiegarmi ogni cosa. Mentre io gli avevo raccontato solo menzogne dall'inizio.

Lui era la mia missione. Ciò che dovevo fare era ottenere la sua fiducia. Ci stavo riuscendo. Ma io volevo tutto ciò?

Immaginavo quando Wooyoung avrebbe scoperto tutto. Del mio lavoro, del mio incarico di seguirlo, spiarlo, di ottenere la sua fiducia solo per avere informazioni. Di essere suo amico solo per ottenere informazioni che non sapevo neanche a cosa servissero.

Come si sarebbe sentito lui? Non riuscivo ad immaginare la sua reazione, ma sicuramente non sarebbe stata buona.

Si sarebbe sentito tradito? Sarebbe stato deluso? Mi avrebbe odiato?

Non volevo saperlo. Perché per me la realtà era un'altra. Io mi stavo affezionando a Wooyoung e per me non era un amico qualunque. Non facevo il carino con lui solo perché era il mio compito. Non ridevo e scherzavo con lui solo perché mi era stato detto di farlo. Non lo guardavo con quegli occhi solo perché era la mia missione.

Non volevo che pensasse tutto il contrario di quello che pensavo io. Non volevo che mi guardasse con occhi diversi.

Quegli occhi che ora mi guardavano felici, sulla soglia della porta di casa sua.
C'era qualcosa di strano, però. Non aveva il solito luccichio negli occhi, la solita spensieratezza.

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