capitolo 3: IL PASSATO

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^scorpius^
Mi stavo dirigendo verso il giardino e l'ansia iniziò a salire sempre di più. Non sapevo cosa volesse dire esattamente mio padre con quella frase e questo mi fece leggermente preoccupare. Appena lo vidi però, all'improvviso, la mia ansia sparì, forse grazie al suo sorriso così tranquillo e sincero.

"Papà tutto ok? Cosa volevi dirmi?" chiesi incuriosito.
"Scorpius, vorrei parlarti del mio passato, quello che ho cercato di dimenticare invano per anni... devi sapere che la mia vita da adolescente è stata tremenda. Quando ero giovane, mio padre, nonché tuo nonno, mi mise in testa che la cosa più importante del mondo dei maghi fosse il sangue e che i purosangue fossero migliori dei mezzosangue e dei nati babbani. Credevo sempre fortemente in tutto ciò che tuo nonno mi diceva e per questo fin dal primo giorno di scuola, prima di chiedere il nome, chiedevo le origini...- mio padre si stava quasi commuovendo, ma andò avanti- in particolare me la preso con una ragazza mezzosangue, non facevo che tormentarla e prenderla in giro"
"E lei?" lo interruppi io.
"Lei era una strega molto tosta di infatti una volta mi sono beccato anche un pugno in faccia da lei, ma nonostante questo non smisi mai di deriderla per il suo status sociale. Lei faceva parte di un trio di Grifondoro ed erano tutti insopportabili, e presumo lo siamo sempre, io prendevo in giro tutti loro soprattutto perché avevano ideali diversi dai miei e perché facevano parte della mia casata avversaria, Grifondoro per l'appunto. Avevo pochi amici, non che ora sia cambiato molto, questi erano tutti purosangue Serpeverde di ricche famiglie di Mangiamorte. La parte della guerra la sai tutta praticamente, non ho avuto coraggio di cambiare lato pur di far contento mio padre e di questo tutt'oggi me ne pento, lo sai".
"Papà cosa vuoi dirmi con tutto ciò? Anche la mamma non è purosangue non capisco... cosa dovrei fare io scusa?" chiesi quasi sconvolto, ma tanto avevo capito male.
"Calma leone, non ho mai dato fastidio alla mamma, te lo posso giurare, io la amo e questo non cambierà puoi starne certo. Ti sto dicendo queste cose perché voglio che tu NON faccia come me ok? Te fai tranquillamente amicizia con chi vuoi, non preoccuparti del sangue o della casata, anche se ovviamente un po' di rivalità con i grifoni ci deve essere sennò non c'è divertimento- mi fece l'occhiolino con un ghigno Made in Malfoy- pensa solo allo studio, alle feste e quando sarà l'ora anche all'amore" che rimasi scioccato è dire poco. Non ero pronto a sentire ciò.
"Qualcuno potrebbe avere dei pregiudizi su di te per via del tuo cognome, sia gli alunni che i professori, te però cerca di far capire a tutti che sei buono e che devi essere rispettato senza essere temuto dagli altri. Scorp, punta sempre ad essere te stesso e vedrai che troverai degli amici sinceri e leali con cui compiere fantastiche avventure".
Abbracciai mio padre con un po' di lacrime che mi rigavano il volto, per la seconda volta in quella giornata, e poi andammo ad allenarci a quiddich, visto che mio padre ne era un amante.
Non ritornammo più su quell'argomento per un bel po' di tempo, anche se ogni tanto mi lasciava delle perle di saggezza.

^rose^
Il giorno dopo, il 16, iniziai a fare domande di qualsiasi tipo ai miei anche se praticamente sapevo già tutto.

"Mamma come facevi ad andare bene in tutte le materie?"
"Studiavo tesoro, cosa che dovrai fare anche te mi raccomando"
"Si ma la cosa più bella di Hogwarts sono le feste di Grifondoro. Non dare troppa retta a tua madre, ok che devi studiare, ma pensa anche a divertirti" intervenne papà.
"Tuo padre ha ragione Rose, non puoi capire che feste fenomenali organizzavamo a Grifondoro, chissà come saranno ora?" esclamò zio Harry.
"Tranquillo papà sono sempre eccezionali, poi ci sono io James Sirius Potter, quindi sono spettacolari soprattutto per questo" disse quello spocchioso di mio cugino.

"Papà come hai conosciuto la mamma?" forse dovevo evitare di porre questa domanda, perché nonostante mi assalisse da tanto, forse troppo tempo, doveva pur esserci un motivo per il quale i miei hanno sempre evitato questa parte della loro vita.
"Io c'ero quando si sono conosciuti e devo dire che non è esattamente stato amore a prima vista" se la rise zio Harry.
"Zitto tu che non c'entri nulla. Amore di papà possiamo rimandare questo discorso a quando sarai più grande?"
"Non capisco perché vi ostinate a non raccontarle come vi siete conosciuti, come avete scoperto di amarvi, le gelosie, il vostro primo bacio, la vostra prima v..." lo zio sarebbe andato avanti ad oltranza se non fosse stato per la mamma:
"HARRY POTTER ADESSO PIANTALA, mi hai veramente stufata! Abbiamo deciso così e così sarà, fine della discussione"
"Quando la Granger comanda si obbedisce, niente da fare" disse ironico.
"Amico mi sa che ti conviene iniziare a correre" questo era papà che intanto si stava sbellicando dalle risate.
Aveva ragione, perché la mamma iniziò subito a cercare la sua bacchetta per poi inseguire lo zio che se l'era data a gambe levate.

"Papà prima che torni la mamma, ma di chi altro parlava ieri Hagrid quando ci ha portato le lettere?" anche se inizialmente ignoravo questa cosa, dopo non ha fatto altro che assalirmi il desiderio di sapere tutto.
Papà sbiancò completamente ma nonostante questo rispose:
"Vedi tesoro, quando eravamo ad Hogwarts, soprannominati il Golden Trio, c'era un gruppo di Serpeverde che ci dava spesso fastidio e un ragazzo in particolare non faceva altro che prendere in giro tua madre perché non era purosangue come lui. Beh la terza persona di cui parlava Hagrid è il figlio di questo ragazzo, ormai uomo ed ha la tua età perciò se suo padre gli ha detto qualcosa di mamma potrebbe dare fastidio anche a te, ma mi raccomando, da degna figlia dei tuoi genitore non farti mettere i piedi in testa" mi fece l'occhiolino e poi andò a vedere se sua moglie avesse ucciso o meno il suo migliore amico.

Rimasi leggermente sbalordita da ciò che avevo appena sentito, ma la cosa che più mi incuriosiva era sapere il nome di questo ragazzo, così da poter stare alla larga dal bambino, ma nonostante le mie suppliche, nessuno in quella casa sembrava interessato a dirmi la sua identità.

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