Vedere Manuel spostarsi per casa seduto su una sedia a rotelle, è una cosa che a Simone fa male perché riesce a percepire tutto il dolore dell'altro.
Lo vede imprecare mentre sbatte nel mobile accanto alla porta d'ingresso, quando vorrebbe prendere una bottiglia dal frigo messa troppo in alto o quando, come adesso, vuole sedersi sul divano e deve impiegare tutta la forza sulle braccia per sollevarsi e mettersi comodo.
«vieni» Simone si accomoda accanto a lui e gli mette il sacchetto sulle gambe. Manuel lo apre e la bocca si incurva all'insù, è il primo sorriso da quando è successo tutto.
«brioche alla marmellata e alla crema di nocciola, le mangiamo domani mattina?» Simone lo guarda con aria interrogativa e l'altro si affretta a concludere «te fermi a dormì da me Simò, te prego»
Non c'è bisogno di attendere una risposta verbale, quando sul viso di Simone si formano quelle fossette che tanto adora Manuel, che non perde tempo a sfiorare con i polpastrelli, provocando una serie di brividi per tutto il corpo.
«Manu, però mi dici come stai davvero?»
Il viso di Manuel viene attraversato da un'ombra, diventa quasi cupo, serra la bocca e rimuove lo sguardo portandolo sulla tv spenta davanti a loro.
Manuel non vuole sentire che andrà tutto bene, non vuole fare pena a nessuno, non vuole neanche sentire per quanto ne avrà ancora su quella sedia a rotelle. I medici hanno parlato con sua mamma, lui non ha voluto sapere niente, non vuole vedere nessuno e non vuole leggere alcuna notizia.
«Manu» si schiarisce la voce Simone, dopo che gli è uscito un suono gracchiante «non devi dire niente, ho solo bisogno che mi ascolti»
Manuel non fa cenni, si limita ad estrarre dal sacchetto, ancora in grembo, una focaccina e la addenta.
Simone si sistema meglio sul divano, si tortura le mani e sente la salivazione venire a mancare. Devo dirglielo - pensa.
«è difficile. Non ti racconterò bugie, non a te soprattutto. La verità è sempre stata la soluzione a tutto, anche se tremendamente dolorosa o cattiva. Fino a qualche anno fa preferivo non guardare in faccia la realtà, preferivo vivere nella finzione perchè mi andava bene vedere tutto rose e fiori. Però un giorno ho dovuto affrontare una brutta, bruttissima verità» deglutisce aria, ormai saliva non ne ha più. Respira forte e riprende a parlare.
«Avevo un fratello. Io avevo un fratello» dire questa frase con il verbo al passato fa male, Simone non l'aveva mai pronunciato, non ci riusciva.
«Si chiamava Jacopo, era il mio gemello. Non ricordo niente di lui, ho scoperto della sua esistenza durante la mia adolescenza. Eppure di segnali ce n'erano stati, ma come dicevo preferivo ignorare la verità.
Ad ogni mio compleanno, in casa mia si respirava tristezza, tutti tenevano lo sguardo basso e gli unici sorrisi che mi regalavano erano finti, ed io lo sapevo in fondo che loro non erano davvero felici, ma mi facevo bastare quelle smorfie che loro chiamavano sorrisi.
Un giorno però sono riuscito a mettere insieme i pezzi, anzi ho affrontato mio papà perchè mi stava raccontando l'ennesima bugia ed io ero stanco, volevo solo la verità.»
Manuel ruota il viso puntando gli occhi in quelli di Simone che ormai sono umidi, vorrebbe abbracciarlo ma non adesso, vuole sentirlo parlare.
«Mio papà, probabilmente esausto anche lui di tutte quelle bugie, ha vuotato il sacco.
Mi ha detto che avevo un fratello gemello che si chiamava Jacopo, ma purtroppo non c'era più. Una brutta meningite l'ha portato via a soli tre anni, non c'era stato nulla da fare. In quel momento sono stato zitto, mi sentivo come se mi avessero tirato uno schiaffo in faccia tanto da farmi perdere conoscenza. E poi è iniziato il momento più buio della mia vita. Passavo le giornate chiuso in camera, non volevo vedere nessuno. Leggevo tanti libri, guardavo serie tv e mangiavo lo stretto necessario per non sentirmi male.
Finché un giorno Matteo, Aureliano e Giulio sono piombati in camera mia come tornado: hanno alzato le tapparelle facendo entrare la luce che fino a quel giorno non avevo più visto, aperto la finestra per far cambiare l'aria ormai viziata di quella camera e mi hanno costretto a fare una doccia. Dopodiché mi hanno imposto di tornare a scuola, rischiavo di perdere l'anno per colpa delle assenze e nessuno voleva accadesse tutto questo. "Nun me frega se non ce voi venì Simó, non puoi restà qua chiuso, me spieghi che risolvi?!" mi aveva urlato Matteo ed io da quel giorno ho re imparato a volermi bene. Però da solo non ce l'avrei fatta, ho sempre avuto loro accanto.»
Manuel porta una mano sul viso di Simone, strofina il pollice sulle guance per asciugargli le lacrime che neanche si era accorto fossero uscite.
«Manu, se da solo non ce la fai, hai tante persone che ti vogliono bene e che sono pronte a supportarti in tutto e per tutto»
Manuel tace e Simone ha davvero paura di aver esagerato, non racconta mai a nessuno questo suo periodo nero pece della vita. Abbassa lo sguardo, il riccio gli solleva il viso portando una mano sotto al mento «non credo d'esse così forte Simò»
«Manuel lo sei, ci sono i tuoi amici ad aiutarti ed io» abbassa la voce «se vuoi»
Intrecciano le mani, Manuel sembra riflettere e poi inizia a parlare «ho sempre avuto una sola certezza nella mia vita: l'hockey. Il ghiaccio e la stecca tra le mani sono state e sono il mio rifugio, fin da quando nella mia vita è entrato questo sport. Adesso mi ritrovo spaesato, non ho più quella certezza che è stata una costante fino ad ora. Per quanto ne avrò? È un infortunio grave? Non so nulla perchè non ho voluto sapere nulla»
«quando lo vorrai apriremo i fogli della diagnosi, ricordati che alla fine è sempre meglio una brutta verità»
«E dimmi Simò, cosa ho?»
Simone non si aspettava questa domanda in questo momento, però decide di rispondere «l'unica cosa che so è che hai una frattura alla tibia»
Manuel incassa ma non parla, vuole continuare ad ascoltare cos'ha da dire il corvino.
«se sei solo ingessato e non ti hanno operato è perchè probabilmente è una frattura che si può rimarginare semplicemente tenendo immobilizzato l'arto, quindi anche la ripresa è più veloce»
Prova a dire Simone, cercando di essere il più delicato possibile
«Simo, la mia squadra è la favorita quest'anno, ed io dovrò saltarmi tutto il campionato o comunque una buona parte»
«Manu, pensiamo ad una cosa per volta, faremo il possibile per accelerare la ripresa, cioè io non so fare nulla, ma sicuramente i dottori e i fisioterapisti faranno un lavoro eccellente»
«Tu puoi fare molto Simo, mi puoi stare accanto sempre?!»
Simone non capisce se sia una domanda ma non ha tempo di riflettere che Manuel l'ha tirato per la felpa facendo unire le loro labbra.
Si mancavano.
Il cuore di Simone sembra un martello pneumatico, quello di Manuel pure. Forse è vero che tutto si aggiusta più in fretta con le persone giuste accanto, o forse è solo un'impressione ma poco importa.
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quarto tempo | simuel
Fiksi PenggemarIl grande amore di Manuel è l'hockey, niente e nessuno è riuscito a prendere il primo posto nel suo cuore. Fino ad ora.
