27. È il momento giusto

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9:30

Il treno si ferma al binario 3, guardo fuori dal finestrino quello scorcio così familiare, tornare a Milano ultimamente è così strano ora che Roma sembra sempre più casa mia. Scendo dal treno e mi guardo intorno alla ricerca del mio amico e lo vedo in lontananza che corre verso di me

«Eccomi, ci sono» dice piegandosi sulle ginocchia con il fiatone

«Non sarà il caso di riprendere a fare un po' di attività fisica Fa? Mi sembri fuori allenamento» lo prendo in giro

«Zitto tu, non fare il galletto solo perché ora fai palestra. Agli inizi eri messo peggio di me, mi rimetterò in sesto ma ultimamente non ho avuto molto tempo per farlo».

Nel tardo pomeriggio siamo rientrati nel mio appartamento, la famosa casa a Milano all'ultimo piano, che ho acquistato qualche anno fa quando mi sono trasferito qui in pianta stabile, facendola diventare realtà anche se qui dentro lei non ci ha mai messo piede e questo mi rende ancora un po' triste. Fabio è con me e siamo entrambi molto stanchi quindi ci lanciamo entrambi sul divano a guardare la tv finché lui si allunga a prendere il telecomando e la spegne all'improvviso

«Ohi Fa, che ti prende? Il bello del film arrivava adesso» dico

«Giò devo dirti una cosa» è serio, troppo serio; quindi, mi siedo meglio sul divano e lo guardo. Anche lui si è seduto dritto ora

«Ehi, non farmi preoccupare... Dimmi»

«Devi capire che quello che è successo è stato fatto solo per il tuo bene, nessuno hai mai pensato ad altro. Cerca di capirci, mettiti nei nostri panni e non prendere tutto come qualcosa fatto alle tue spalle e basta»

«Fa sto iniziando a preoccuparmi seriamente ora, puoi spiegarmi a cosa ti riferisci»

«Giura che non ti arrabbierai subito e cercherai di capirci prima, di capire il perché» il suo volto è una maschera di cera seria, senza espressione

«Te lo prometto, ora però spiegami quello che succede» Fabio prende un grosso respiro e poi incomincia a parlare

«Sai, quando anni fa ti avevano tolto il tuo team e poi dopo qualche tempo all'improvviso ci hanno riassegnato a te, non è stato perché la Sugar ha fatto una semplice ridistribuzione dell'organico»

«Ah no? Beh, in ogni caso comunque è un bene che siate tornati. Ma perché me lo stai dicendo ora?» chiedo confuso

«Ecco, spero che continuerai a pensarla così anche dopo. Te lo racconto ora perché in questa scelta di riassegnarci a te c'entra Giulia»

«Giulia? Cosa c'entra Giulia con il nostro lavoro» ora un senso di preoccupazione inizia ad invadermi il corpo

«Qualche tempo dopo che vi siete lasciati lei ti ha visto in un locale a Roma, tu non ti sei accorto di lei ma lei ha visto in che condizioni eri e si è preoccupata parecchio così mi ha scritto, ha iniziato ad informarsi in giro, ed ha capito che c'era qualcosa che non andava. Quando ha capito che avevi problemi con il nuovo team è andata a parlare con Giacomo, a me lo ha detto solo dopo aver fatto tutto. So che le ci sono voluti parecchi incontri con i vertici della casa discografica per arrivare a convincerli che, se non volevano bruciare uno dei loro artisti di punta, l'unica cosa da fare era farti tornare ad avere la tua squadra. All'inizio si è presa un sacco di no, non ne volevano sapere di cambiare di nuovo tutto, ha preso più aerei in quelle settimane che in qualsiasi altro periodo, ogni volta che aveva un giorno libero partiva per venire a Milano e andava di persona alla sede centrale perché era convinta che se fosse venuta di persona avrebbero dovuto almeno ascoltarla, restava quelle poche ore necessarie all'incontro e poi prendeva un altro aereo e tornava a lavorare. È andata avanti così almeno per quattro settimane, senza ottenere nulla poi un giorno mentre aspettava che Giacomo la ricevesse è uscita dal suo studio Caterina e le ha chiesto cosa ci facesse lì, hanno preso un caffè e Giulia le ha spiegato tutte le sue motivazioni, non so bene cosa si siano dette, Giulia è stata un po' vaga su questo, so solo che una settimana dopo eravamo tutti di nuovo riassegnati come tuo team e quando tu hai chiesto che Alberto ti seguisse nei tour e lavorasse con noi nessuno ha posto alcuna obiezione» mi porto entrambe le mani alla faccia e mi strofino gli occhi sconvolto dalle informazioni che ho appena ricevuto

Il filo rosso del destinoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora