36. Guardarsi dentro

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Sono in sala relax, è appena finita la registrazione dell'ultima puntata del pomeridiano e sono passate quattro settimane da quando ho chiesto a Sangio una pausa, quattro settimane che continuo ad andare da Silvana e, anche se ho risolto buona parte dei miei dubbi, non mi sento ancora pronta a ricominciare con lui. In queste settimane il nostro rapporto si è raffreddato, ovviamente, e non ci scambiamo più di qualche saluto di circostanza e le uniche parole che siamo riusciti a dirci riguardano il lavoro.

In questi ultimi tempi sta lavorando insieme a Melania, una produttrice musicale, per una gara in cui i cantanti della scuola dovevano scrivere una canzone su una base preparata da lei, gara che si è conclusa oggi incorando Laura, l'allieva di Daniele, vincitrice. È innegabile da chiunque l'affinità che c'è tra lui e Melania, in queste settimane sono stati appiccicati dentro e fuori la scuola, li ho seguiti attentamente sui social pur mostrandomi fintamente disinteressata davanti a loro. Anche adesso, mentre li osservo da lontano sento la gelosia montarmi dentro, lei è una ragazza bellissima, capelli castani e occhi scuri, non perde occasione di poggiarsi a lui mentre ride alle battute del ragazzo che continua a farmi perdere la testa.

Indosso le cuffie anche se non ho in riproduzione alcuna musica, lo faccio per ascoltare la loro conversazione senza sembrare una stalker mentre cerco di sistemare il mio borsone che è già ordinato da un pezzo.

«Stasera andiamo in quel ristorante Thai che ti piace Giò?» chiede Giovanni, il vocal coach che sta chiacchierando con loro ma lui non fa in tempo a rispondere che lei interviene al posto suo stringendosi più forte al suo braccio

«Mi dispiace ma per questa sera Sangio è mio. Mi ha promesso una cena dopo tutto l'aiuto che mi ha dato ed ho organizzato qualcosa di speciale per lui» appena sento quelle parole la borraccia, che avevo appena tirato fuori dal borsone, mi cade dalle mani facendo un gran frastuono quando batte contro il pavimento duro e attirando l'attenzione dei presenti. Alzo lo sguardo imbarazzata ed incrocio i suoi occhi azzurri, li fisso per un secondo e riesco solo a dire

«Scusate, sono sempre la solita» scoppiando poi a ridere sempre più in imbarazzo. Sebastian che era dall'altro lato della stanza viene in mio soccorso, si posiziona dietro di me, poggia la sua testa sulla mia spalla e mi sfila un auricolare che si infila all'orecchio, resto pietrificata dalla paura che possa dire qualcosa sulla musica assente invece, come al solito, si dimostra il mio migliore alleato. Muove la testa a un ritmo inesistente, poi mi dà un bacio sul collo e si allontana di qualche passo sfilandosi la cuffietta

«Dobbiamo assolutamente farci un passo a due su questa canzone. Ti faccio volare come una farfalla» e mi strizza l'occhio complice

«Sarebbe bello, bella idea. Domani proviamo a montarlo» continuo il suo gioco, mi sta salvando dall'imbarazzo di un attimo fa

«Ci sto. Finito di sistemare? Dobbiamo andare se vogliamo arrivare in tempo, la prenotazione è per le nove e dobbiamo ancora passare a casa tua prima di andare» mi dice guardandomi fisso negli occhi come se volesse trasmettermi con la telepatia quello che sta passando nella sua testa, non lo capisco immediatamente ma mi fido di lui e reggo il suo gioco

«Prendo una cosa in camerino ed andiamo, giuro» Sangio ci sta ancora fissando quindi Seba mi mette una mano sulle spalle, prende il mio borsone e mentre iniziamo ad avviarci e saluta «Ciao a tutti ragazzi, noi andiamo. Buona serata» saluto anche io ed usciamo dalla stanza chiudendo la porta dietro di noi e lasciando Sangio con un'espressione strana in volto.

Usciti dalla sala mi chiede se devo davvero passare in camerino, scuoto la testa e ci avviamo direttamente ai parcheggi, lui carica il mio borsone in macchina, poi mi guarda

Il filo rosso del destinoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora