Sessantadue

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[Katherine's Pov]

Una Settimana Dopo

Sette giorni possono essere un'eternità....o un soffio. Qui dentro sono stati entrambe le cose: abbastanza lunghi da farmi capire che nessuno sarebbe venuto a salvarmi, abbastanza brevi da non lasciarmi il tempo di accettarlo davvero.

《State ferma, Altezza》

La voce è gentile, ma le mani che mi stringono il busto lo sono molto meno. Il corsetto si chiude con un ultimo strattone deciso e l'aria mi esce dai polmoni in un filo sottile.

Obbedisco. Non perché voglia, ma perché non cambia nulla ribellarsi contro dita che non hanno colpa.

La stanza è piena di luce. Troppa. Le tende sono state tirate completamente indietro, il Sole del mattino inonda ogni cosa: specchi dorati, broccati, nastri, perle sparse sul tavolo da toeletta. Sembra la preparazione a una festa.

Lo è. Solo che la festeggiata si sente come l'agnello prima del sacrificio.

Sono in piedi al centro della stanza, scalza sul tappeto spesso, mentre tre serve mi girano attorno con movimenti rapidi e precisi. Una sistema le pieghe dell'abito, un'altra lavora sui miei capelli, la terza è inginocchiata a controllare l'orlo, che cada perfettamente.

L'abito è bianco. Non il bianco puro delle favole, ma un bianco avorio, ricco, pesante, ricamato con fili d'argento che formano tralci di rose e spine.

Spine...
Qualcuno deve averlo trovato poetico.

Io lo trovo appropriato.

《Siete pallida, principessa》mormora la più giovane, mentre mi passa un velo di cipria sugli zigomi.《Volete che chiamiamo qualcuno?》

Sì. Una carrozza che mi porti via da tutto questo.

《Sto bene》rispondo.

La bugia esce liscia. Ho avuto una settimana per imparare a dirla senza far tremare la voce.

Nello specchio davanti a me vedo una perfetta sconosciuta. I capelli, che di solito portavo sciolti o raccolti in fretta, sono intrecciati in un'acconciatura elaborata, fermati da sottili spille d'argento con piccole gocce di granato. Le labbra sono colorate appena, gli occhi messi in risalto da un'ombra chiara che li fa sembrare più grandi, più docili.

Sembro esattamente quello che vogliono: una principessa pronta a essere consegnata.

Le mie dita si chiudono di nascosto attorno al bordo del tavolo. Sotto il palmo sento il legno inciso, un segno che avevo fatto io da bambina con una forcina, per noia. Una linea storta, imperfetta.

L'unica cosa vera in questa stanza.

《Il velo》dice una delle donne.

Lo sollevano insieme, leggero come nebbia, e me lo posano sul capo. Scivola lungo la schiena, coprendo i ricami, smorzando i contorni. Attraverso il tessuto il mondo diventa più distante, più ovattato.

Forse è questo il trucco. Rendere tutto abbastanza sfocato da non sentire il colpo quando arriverà.

《Siete....bellissima》sussurra la più giovane, con un sorriso timido.

La guardo nello specchio.《È l'unico compito che ho, oggi》

Lei abbassa subito gli occhi, come se avessi detto qualcosa di sconveniente.

Dentro, però, non c'è più solo paura.

C'è una tensione sottile, tesa come un filo pronto a spezzarsi. Una settimana chiusa qui mi ha insegnato ogni scricchiolio del corridoio, ogni cambio turno delle guardie, ogni momento in cui la Cittadella trattiene il respiro prima delle cerimonie importanti.

Love Bites (ITA)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora